Cinema e Serie TV

Se non ti piacciono gli spoiler hai sbagliato tutto

Se c'è una cosa che piace a tutti noi, è poter dire "te l'avevo detto". E a me piace un sacco. Non vi dico la gioia quindi quando sono incappato in questo articolo, un paio di giorni fa: il succo è "gli spoiler non rovinano un bel niente, anzi sono utili per godersi di più lo spettacolo".

Un invito a nozze per me, che ho annoiato i colleghi dicendo loro che "se uno spettacolo si rovina con uno spoiler, o è un pessimo spettacolo o sei un pessimo spettatore". A parte il fatto che tra di noi pessimo è sostituito da una forma più colorita. Prova ne siano I Soliti Sospetti o A Game of Thrones.

Non mi aspettavo però che arrivasse la Scienza (la maiuscola ce la metto io perché sono vanitoso) a sostenere la mia tesi. Arriva infatti dall'Università della California una ricerca che dimostra come lo spoiler, conoscere dettagli della trama prima di vedere un film o leggere un libro, non cambi la percezione dell'opera. Anzi fa bene.

Lo psicologo Nicholas Christenfeld ci ha lavorato per cinque anni (qui il primo studio del 2011). Ha messo a confronto due diversi gruppi di persone, a cui è stato chiesto di leggere racconti di diverso genere. A un gruppo sono stati "spoilerati" dei dettagli, ad altri no. Secondo le interviste fatte in seguito, i due i gruppi si sono divertiti in ugual misura. In un secondo studio ha anche interrotto la lettura prima della fine, per capire se fosse il finale a fare la differenza: anche in questo caso lo spoiler si è rivelato irrilevante.

Commentando la sua ricerca, Christenfeld suggerisce che gli spoiler siano in effetti una cosa positiva, perché grazie ad essi non dobbiamo porre troppa attenzione alla trama e possiamo concentrarci sul valore estetico (che sia letteratura, TV o cinema) dell'opera. "Se stai guidando in autostrada e conosci la strada molto bene, può dare un'occhiata intorno, goderti il panorama", ha detto lo scienziato. La prima volta che si percorre quella stessa strada, invece, ci si concentra più che altro sulle curve e la segnaletica.

In altre parole, lo spoiler ti permette di vedere e apprezzare l'Arte. Il che mi rimanda alla mia provocatoria affermazione. Un'opera è pessima se punta solo su qualche sorpresa nella trama ma è priva di valore artistico, o uno spettatore è pessimo se sa apprezzare solo qualche sorpresa nella trama senza vedere le altre qualità estetiche.

Certo, nella storia di River e del Dottore (Doctor Who: tutto quello che vuoi sapere e non hai mai osato chiedere) è un altro paio di maniche, ma lì si tratta delle regole del Tempo, dell'immutabilità degli eventi, insomma è un'altra faccenda.

L'esempio ideale citato da Christenfeld è lo stesso con cui ho assillato i miei colleghi, vale a dire I Soliti Sospetti. Ho rivisto il film di Bryan Singer tante volte, forse anche una decina, e tutte le volte mi sono divertito tantissimo. Evidentemente sapere come va a finire non fa alcuna differenza, anche per un film che scommette moltissimo sulla sorpresa finale.  

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C'è un particolare però, che Christenfeld vorrebbe in effetti prendere in considerazione. È l'effetto della prima visione, qualcosa che ci resta nella memoria e che influenza il modo in cui riguardiamo o rileggiamo un'opera. La prima volta che ho visto I Soliti Sospetti sono stato (relativamente) sorpreso dal finale, e questo in me ha creato un ricordo positivo che mi ha spinto a rivederlo.

Christenfeld, basandosi sul proprio esperimento, arriva a dire che se dobbiamo leggere un libro una volta sola, allora è meglio lo spoiler, perché ne potremo godere meglio il valore artistico. Se invece pensiamo di rileggere o rivedere molte volte, allora potrebbe essere meglio evitare gli spoiler. È, secondo Christenfeld, "un esperimento che vale la pena di fare".

A questo punto ognuno di noi deve porsi una domanda, o almeno quelli che temono gli spoiler e odiano chi li pubblica: siete pessimi spettatori oppure guardate pessime opere d'arte?