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Star Wars: La Vendetta dei Sith: dalla Repubblica all’Impero Galattico

Quando uscì La Minaccia Fantasma, l’immenso universo di Star Wars si era nuovamente aperto ai suoi fan, riportando sul grande schermo le emozioni della galassia lontana, lontana. Nonostante un’accoglienza non proprio entusiasta da parte dei più irriducibili aficionados della serie, l’intenzione di Lucas di raccontare gli eventi precedenti a Una Nuova Speranza non si fermò continuando, arrivando a conclusione con La Vendetta dei Sith, capitolo finale della trilogia prequel. Una conclusione talmente attesa che venne presentata in anteprima il 15 maggio 2005 al Festival di Cannes, dove fu uno degli eventi più attesi. La curiosità che circondava questo film era comprensibile. Gli eventi raccontati nei due precedenti film (La Minaccia Fantasma e L’Attacco dei Cloni) avevano fatto emergere il disegno originale di Lucas sulla sua visione della saga, comprese alcune idee non proprio riuscite come i midichlorian, che avevano parzialmente privato la saga del suo aspetto fiabesco. La Vendetta dei Sith aveva quindi il difficile ruolo di trait d’union tra quanto oramai familiare per i fan della saga e le rivelazioni dei due capitoli precedenti. Ma la genesi di questo episodio della saga risaliva ai primi anni del progetto Star Wars.

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La Vendetta dei Sith: la caduta di un Jedi

Quando Lucas a inizio anni ’70 aveva iniziato a lavorare alla sua saga, aveva stilato una trama di massima della storia, senza addentrarsi troppo nei particolari, concentrandosi solamente sui punti salienti della vicenda. Con l’evoluzione della saga, tuttavia, anche la percezione di Lucas in merito al come si fosse arrivati alla caduta della Repubblica e all’instaurazione dell’Impero si evolse, portandolo a rivedere alcuni passaggi essenziali della trama di Star Wars. Un percorso creativo che con La Vendetta dei Sith arrivava al suo culmine, visto che in questo film era necessario raccontare la fine della Repubblica e dare idealmente il via agli eventi raccontati in Una Nuova Speranza.

Nonostante all’epoca non fosse presente un Canon come quello attuale, in cui tutti gli eventi sono coscienziosamente vagliati e riordinati, Lucas teneva in considerazione ogni aspetto raccontato non solo nei film, ma anche nelle opere derivate dell’Universo Espanso. Fedele a questa concezione, Lucas considera anche un particolare passaggio raccontato nella novelization de Il Ritorno dello Jedi, in cui Obi-Wan ricordava il suo ultimo duello con Anakin Skywalker, conclusosi con la caduta del suo vecchio padawna in un pozzo infuocato.

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Per Lucas, questo capitolo conclusivo della trilogia doveva focalizzarsi su Anakin Skywalker e la sua transizione a Darth Vader. In La Minaccia Fantasma e L’Attacco dei Cloni erano stati inseriti momenti propedeutici alla caduta di Skywalker, ma al contempo si erano lasciato spazio alla caratterizzazione di altri elementi (ad esempio, i Clonatori Kaminoani) la cui assenza nei film della Trilogia Classica (Una Nuova Speranza, L’Impero Colpisce Ancora e Il Ritorno dello Jedi) sembrava una debolezza. Lucas, tuttavia, era sempre più convinto che il fulcro di Episodio III dovesse essere Anakin Skywalker, la cui discesa nel Lato Oscuro doveva rispecchiare la caduta della Repubblica.

Una concezione che portò a una sceneggiatura che venne più volte adeguata, in base alle sensazioni di Lucas. Il cuore della trama de La Vendetta dei Sith era stato definito ancora prima della stesura del plot de L’Attacco dei Cloni, ma quanto accaduto nel secondo capitolo della Trilogia Prequel portò, inevitabilmente, a successive revisioni e correzioni. Questa centralità di Anakin, comunque, viziò profondamente la sceneggiatura finale, che lascia senza risposte alcune delle linee narrative avviate nei precedenti capitoli, una fragilità narrativa che venne in seguito bilanciata con la comparsa di prodotti derivati, come The Clone Wars, riprova di come l’universo di Star Wars sia un continuo divenire che vede nel Canon il suo punto di forza.

Per La Vendetta dei Sith, Lucas si trovò a scegliere tra diverse idee. Inizialmente aveva pensato di mostrare un giovanissimo Han Solo che lottava con i Wookie su Kashyyk, ma questa idea venne cancellata, rendendo possibile realizzare in tempi più recenti uno degli spin off della saga, Solo. Allo stesso modo, venne cancellata anche una delle prime suggestioni, ossia il ritorno di Liam Neeson nei panni di Qui-Gonn Jinn, che sarebbe dovuto apparire come fantasma della Forza. Questa scena fu considerata sino all’ultimo, tanto che è presente all’interno del romanzo ispirato al film, nonostante l’attore irlandese dovette attendere The Clone Wars per intrepretare nuovamente, anche se solo doppiandolo, il suo popolare personaggio.

Anche Anakin fu però soggetto a numerose rivisitazioni. In una delle prime stesure, infatti, si era ipotizzato che fosse stato Palpatine stesso a influenzare i midichlorian per la concezione del ragazzo, raccontata in La Minaccia Fantasma, in modo da ricreare una scena simile alla stupefacente rivelazione inserita in L’Impero Colpisce Ancora, ma Lucas rifiutò di dare vita a un momento così forzato. Troppe digressioni sul passato di Anakin rischiavano, infatti, di distogliere l’attenzione sul vero aspetto centrale del film: la caduta nel lato oscuro di Skywalker.

La seduzione del Lato Oscuro

Rivedendo oggi La Vendetta dei Sith, appare evidente come il punto di rottura di Anakin sia la paura di perdere l’amata Padmé, un timore che lo porta a cedere alle lusinghe del Lato Oscuro paventata da Palpatine, tra cui la conoscenza perduta di Darth Plagueis. Pur essendo presente sin dalle prime versioni del plot, questo aspetto era stato inizialmente subordinato alla convinzione di Anakin che i Jedi stessero realmente cercando di sovvertire la Repubblica. Non dimentichiamo, infatti, che in L’Attacco dei Cloni il giovane Jedi non aveva fatto mistero del suo pensiero politico, identificando in una dittatura una possibile via per guarire una Repubblica debole e corrotta, ispirandosi alla concezione del dux della tradizione romana. In un secondo momento, Lucas preferì accantonare questo spunto politico per concentrarsi maggiormente sull’aspetto emotivo di Anakin, identificando nelle sue paure l’elemento cardine del suo abbracciare il Lato Oscuro. La nascita di Darth Vader, quindi, non fu dettata da una brama di potere, ma dall’amore disperato di un uomo che non poteva tollerare la perdita dell’amata.

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Per lo stesso motivo, tra le scene tagliate dalla versione finale di La Vendetta dei Sith finì anche un incontro tra Padmé Amidala, Bail Organa e la senatrice Mon Mothma, in cui veniva discussa la possibilità di fermare Palpatine prima che promulgasse le misure straordinarie che portarono alla creazione dell’Impero Galattico. In questo meeting si poteva dunque assistere alla nascita dell’Allenza Ribelle, ma per Lucas questo momento centrale nel futuro della saga rischiava di offuscare il ruolo di Skywalker, portandolo quindi a tagliare la scena.

Questa centralità di Anakin ebbe anche una conseguenza diretta per il suo interprete, Hayden Christensen, che venne costretto ad aumentare la propria massa, con un mix di dieta iperproteica e duro allenamento. La Vendetta dei Sith, infatti, è il primo episodio di Star Wars in cui Anakin e Darth Vader sono interpretati dallo stesso attore, motivo per cui Christensen si è dovuto sottoporre a questo allenamento intensivo.

Generali separatisti e duelli acrobatici

Durante la lavorazione de La Vendetta dei Sith, si era inizialmente pensato di utilizzare un attore famoso per dare voce al Generale Grievous: Gary Oldman. L’attore inglese, però, non era intenzionato a prendere parte a un film che venisse realizzato al di fuori della Screen Actor Guild. Nonostante questo inghippo, Oldman registrò un provino vocale, come favore al produttore Dave McCallum, suo vecchio amico, ma che non venne comunque considerato all’altezza delle aspettative. Nel frattempo, mentre si cercava un sostituto, un altro aspetto tipico del generale separatista stava prendendo forma, tramite un piccolo inconveniente occorso a Lucas: una brutta tosse. Fu questa problematica di salute a ispirare il regista, che si registrò per poi inserire i propri colpi di tosse nei dialoghi del generale separatista.

Dato l’alto tasso di scontri, fu necessario orchestrare delle battaglie che consentissero a tutti gli attori di dare il meglio per trasmettere tutta la potenza dei propri personaggi. Per Christensene e McGregor fu relativamente facile, considerato che si limitarono a riprendere gli allenamenti già svolti per i precedenti capitoli, tanto che interpretarono i loro duelli senza ricorrere a controfigure. La spettacolarità del loro scontro su Mustafar, ad esempio, è dovuta a un attento lavoro di montaggio, in cui sono stati rimossi alcuni fotogrammi del girato per trasmettere un senso di maggior dinamicità.

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Diverso fu il realizzare le scene di combattimento che coinvolgevano attori più maturi, come Samuel L. Jackson e Ian McDiarmind. Per loro si utilizzarono invece delle controfigure, ai cui volti vennero poi sovrapposti quelli dei due attori. Per farlo, venne richiesto comunque a Jackson e McDiarmind di imparare le mosse, considerato che per le riprese di alcuni momenti dello scontro era necessario inquadrare direttamente i due interpreti. Andò sicuramente a Chistopher Lee, il volto del Conte Dooku, che a causa dei suoi impegni per vestire nuovamente i panni di Saruman nella trilogia de Il Signore degli Anelli, fu costretto a girare tutte le scene in cui era presente nel giro di due giorni.

Dalla Repubblica all’Impero

Con La Vendetta dei Sith, Lucas completava il suo percorso di costruzione del passato della galassia, ricollegandosi con quanto presentato a fine anni ’70 in Una Nuova Speranza. La curiosità dei fan era concentrata principalmente sulla trasformazione di Anakin Skywalker: Darth Vader è da sempre una delle figure più complesse e affascinanti della saga, le cui misteriose origini erano parte integrante del suo fascino. Questo film aveva dunque il difficile compito di mostrare il momento in cui Anakin completava la sua trasformazione in Darth Vader, in un parallelismo in cui la Repubblica lasciava spazio all’Impero. La Repubblica, idealizzata nella Trilogia Classica, era stata mostrata nella sua debolezza, facendo emergere quelle crepe che avrebbero agevolato la comparsa dell’Impero, così come la mitologia creata dalla Ribellione sulle figure di Jedi veniva ridimensionato, mostrando la condiscendenza con cui i Jedi si muovevano in una galassia di cui si sentivano gli infallibili custodi.

La Vendetta dei Sith è l’ultimo tassello di un mosaico che priva Star Wars del suo aspetto idealista, mostrando invece la fallibilità di una società corrotta, che contrastava con quanto eravamo stati abituati a pensare della Vecchia Repubblica. La parabola di Anakin Skywalker, cavaliere Jedi divenuto un adepto del Lato Oscuro, diventa una metafora della fragilità umana, mostrando come sia facile in un attimo di disperazione imboccare una strada perigliosa e oscura. Al contempo, però, la comparsa di Darth Vader è un momento cruciale dell’evoluzione di uno dei villain più amati della storia del cinema, capace di allontanarsi dal percorso retto cui aveva consacrato la propria esistenza per paura di perdere l’amore, ma che sarà redento proprio dallo stesso sentimento che ne aveva causato la caduta.

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Era il momento che i fan della saga aspettavano da tempo, un’attesa che venne ripagata non solo il primo, traballante passo di Vader ma anche con la nascita di Luke e Leia, e l’esilio di Obi-Wan su Tatooine. Ma fu anche il film in cui i fan della saga vissero la fine dei Jedi, con le strazianti scene che seguirono l’Ordine 66, accompagnate dalle musiche impeccabili di John Williams, che enfatizzavano la fine di un’era, consegnando la galassia a un nuovo ordine di cui gli spettatori già conoscevano le conseguenze.

Negli ultimi istanti de La Vendetta dei Sith, che possiamo vedere su Disney+ assieme a tutta la saga di Star Wars, tutti gli elementi che avevano reso Una Nuova Speranza fanno la loro comparsa, compreso il cantiere di costruzione della prima Morte Nera, presentando aspetti della saga che sarebbero stati esplorati maggiormente negli anni a seguire da opere derivate come The Clone Wars, Rebels o Rogue One.