Cinema e Serie TV

The Cloverfield Paradox, nello spazio tutti si annoiano

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una rinascita del genere sci-fi nel cinema e nelle serie televisive, in larga parte grazie al successo registrato al botteghino di Interstellar – la controversa pellicola dell'altrettanto discusso regista Cristopher Nolan. La storia di quel film era narrata e spiegata nel modo più accurato possibile dal punto di vista scientifico, specialmente per un film del circuito mainstream. Gli eroi su cui gravava il compito di salvare l'umanità dalla crisi delle risorse naturali erano scienziati e come tali formulavano spiegazioni scientifiche verosimili. Era l'inizio del realismo scientifico cinematografico, dove il protagonista scienziato esce dall'ombra e risolve i problemi grazie a deduzioni, logica e ingegno.

Non ci è voluto molto prima che altri seguissero il suo esempio: Ridley Scott con The Martian – Sopravvissuto e Arrival di Denis Villeneuve hanno mantenuta alta l'asticella della qualità filmica, ma ovviamente occorre annoverare anche casi meno eclatanti e riusciti, ad esempio l'horror spaziale Life. Il noto produttore J.J. Abrams e la sua Bad Robot non sono stati immuni dal fascino per questo sotto-genere della fantascienza, e tantomeno dalla occasione di confezionare un blockbuster, e hanno deciso di usare questo approccio per dare un seguito alla atipica e irregolare serie di Cloverfield. Nasce così The Cloverfield Paradox, il primo film ad alto budget della serie ma soprattutto il primo a non essere distribuito nelle sale cinematografiche. Incredibile ma vero: ora il brand è nelle mani di Netflix, che con una mossa a sorpresa se ne è accaparrata i diritti di distribuzione mondiali.

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L'annuncio è avvenuto in pompa magna durante lo scorso Super Bowl americano – la finale del campionato di football americano – le cui pause pubblicitarie da anni offrono un'occasione d'oro che l'industria dell'intrattenimento (film, televisione, videogiochi) sfrutta per rivelare nuovi trailer. Insieme a filmati inediti di Avengers Infinity War e della nuova stagione di Westworld, Netflix si è giocata l'asso nella manica, svelando al mondo l'esistenza del terzo Cloverfield. Ancora più sorprendente, specialmente per lo spettatore medio americano, è stato apprendere che il film era già disponibile sulla piattaforma al termine della partita, appagando fin da subito l'hype degli appassionati.

Come già accaduto per il secondo episodio della saga, il nome originale era differente (The God Particle). Nella sceneggiatura non vi erano menzioni o riferimenti diretti agli altri capitoli, tant'è che neanche gli attori sapevano di star lavorando ad un episodio della saga. Il film si differenzia molto dai predecessori per un incedere meno serrato e una storia più approfondita, sebbene non molto ispirata. In un futuro abbastanza prossimo la Terra deve affrontare una devastante crisi energetica che sta portando l'umanità a un lento declino. Con un'ultima mossa congiunta fra nazioni, viene messa in orbita la stazione spaziale Cloverfield e il suo equipaggio, addetto a mettere in funzione lo Shepard, il più grande acceleratore di particelle mai costruito, capace in teoria di produrre energia pulita, rinnovabile e quasi infinita. Ma al collaudo qualcosa va storto, e la stazione si ritrova sperduta nello spazio siderale, in balia di strani eventi che sfidano ogni logica e senso.

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Nonostante le premesse interessanti e l'alone di quel "realismo" scientifico di cui abbiamo parlato prima, The Cloverfield Paradox è a tutti gli effetti un horror di serie B, e anche abbastanza bruttino. La fonte d'ispirazione più diretta è l'immortale Alien di Ridley Scott – da cui riprende ritmo e costruzione del pathos – ma se l'obbiettivo era incutere paura potremmo dire che è stato mancato. I membri del Cloverfield non devono fronteggiare un nemico visibile che li bracca nel buio come lo Xenomorfo, quanto una serie di sfortunati eventi e situazioni assurde in cui rimangono vittime. Il film si riduce quindi a un Final Destination ambientato nello spazio, dove non possiamo neanche cercare di indovinare in quali macabri modi i membri andranno incontro alla loro fine. Ci basterà sapere che una volta rimasti isolati dal gruppo, la loro ora giungerà molto rapidamente.

E il film è questo e poco altro. Visivamente è molto più d'impatto rispetto ai suoi predecessori, potendo contare su un budget molto più alto, ma questo non serve a renderlo una visione realmente intrigante. A parte qualche imponente scena ambientata negli esterni della nave, Paradox risulta noioso da seguire e lascia un po' di amaro in bocca. Le uniche altre parti interessanti sono – paradossalmente – quelle ambientate sulla Terra, dove assistiamo agli effetti catastrofici dello Shepard tramite la storia del marito della protagonista femminile. In queste brevi e fugaci sequenze ci ricordiamo di star vedendo un film di Cloverfield, specialmente in quella potentissima inquadratura finale, l'unica sorpresa che avremo dopo 100 minuti.

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Per la mitologia della serie, come anticipato dal trailer del Super Bowl, il film rappresenta un prequel agli altri, nonostante temporalmente sia ambientato dopo di essi. Con una mossa di sceneggiatura furbetta da parte della Bad Robot, ogni evento dei passati film potrebbe essere originato dal guasto dello Shepard a cui assistiamo, sebbene ambientati in epoche temporali differenti. Un deus ex machina di proporzioni galattiche (letteralmente!) che permetterebbe alla serie di svilupparsi in nuovi contesti slegati fra loro, come farebbero intuire le anticipazioni sul quarto episodio Overlord, probabilmente ambientato durante la seconda guerra mondiale e con i nazisti.

Per il resto, Paradox resta l'episodio più noioso e scialbo di tutti, il cui unico valore è aver messo una "pezza" temporanea alla domanda che tutti gli appassionati si facevano da 10 anni. L'ennesima prova che avere ad ogni costo tutte le risposte di una storia spesso significa perdere il fascino del mistero.


Tom's Consiglia

Se volete vedere un buon film scientificamente verosimile, trovate Interstellar in formato Blu Ray.

 

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