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Toy Story 2, 21 anni di scorribande tra giocattoli

Non è certo il titolo di esordio della saga, e nemmeno l’ultimo, ma rimane pur sempre una pellicola di grande fascino e interesse ancora oggi. Nonostante sia stata prodotta e lanciata nel secolo scorso (almeno per il pubblico americano). Nonostante si tratti “solo” di giocattoli. Era il 24 novembre 1999 quando gli spettatori delle sale dei cinema USA hanno conosciuto il secondo film della saga dei giocattoli più commoventi della storia Disney e della cinematografia: Toy Story 2, il film diretto da John Lasseter e prodotto dalla Pixar Animation Studios. Arrivato a quattro anni da Toy Story, il secondo film della serie è anche il primo sequel di animazione computerizzata in assoluto, annunciato ufficialmente in un comunicato stampa del 12 marzo 1997. Riscopriamo insieme un’ora e mezza di visione che rappresenta uno dei principali capolavori realizzati da casa Pixar (quando ancora non apparteneva alla casa madre di Topolino). Un film che possiamo rivedere ancora oggi, come tutti gli altri tre e i corti realizzati ad hoc, sulla piattaforma streaming Disney Plus.

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Toy Story 2, quando batte un cuore di plastica

In questa seconda pellicola, ritroviamo i principali personaggi già incontrati in apertura della saga, a partire dalla “coppia che scoppia” formata da Woody, lo sceriffo più forte del West, e Buzz Lightyear, il classico astronauta che incarna in tutto e per tutto la boldness americana. In questo secondo capitolo, come è normale che sia nel corso di tutta la saga, proseguono le scorribande e le divertentissime disavventure di questa banda squinternata di eroi in plastica, ora alle prese con il rapimento di Woody da parte di un collezionista ai limiti della mitomania.

Inutile dire che i suoi amici, a partire dal prode Buzz, non si tirano indietro per tentare il tutto per tutto e salvare il cow boy, ma si sa: la fama e la celebrità tentano la golosità di chiunque. E Woody non ne rimane di certo illeso. Tentato dall’idea dell’immortalità in un museo, quest’ultimo decide di rimanerci nonostante abbia subito un “traumatico” incidente: Andy, il bambino proprietario di tutti questi giochi, aveva accidentalmente strappato le cuciture di un braccio di Woody, motivo per cui lo aveva temporaneamente messo in un angolo, con grande dispiacere di Woody. Lo sceriffo trova più tardi Wheezy, un pinguino giocattolo che finisce nelle cianfrusaglie da consegnare al mercatino dell’usato da parte della mamma di Andy, ma Woody lo salva dalla vendita, un gesto che però gli costa tutto, o quasi.

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E’ proprio in quel frangente infatti che viene rubato dall’avido collezionista di giocattoli, Al McWhiggin, nonché proprietario di un negozio di giochi, e nel suo appartamento Woody ha una rivelazione sulla sua identità. Scopre di essere il protagonista di una serie televisiva degli anni Cinquanta, dal titolo Woody’s Roundup e, insieme a Jessie, Bullseye e Stinky Pete the Prospector, gli altri personaggi della sua serie, sono destinati a essere venduti a un museo di Tokyo, in quanto pezzi rari ed esemplari preziosi. Woody però è fedele al suo padrone e ha intenzione di tornare da Andy, suscitando però l’ira della giovane Jessie, desiderosa, come gli altri, di diventare famosi ed essere esposti.

Prospector spiega che il museo è interessato alla collezione solo se è completa, e senza Woody saranno restituiti al deposito. Il sergente cerca allora di recuperare nella notte il braccio che anche Al gli ha strappato e cerca di scappare, ma il suo tentativo viene sabotato quando la televisione si accende e sveglia l’uomo. La “clausura” forzata di Woody gli consente però di scoprire anche la vita passata di Jessie, una volta appartenente a una ragazza di nome Emily, che alla fine si era liberata di lei, vendendola. Il cercatore d’oro avverte Woody che lo stesso destino lo attende quando Andy crescerà, mentre nel museo durerà per sempre; una riflessione che sembra convincere lo sceriffo, con buona pace di tutti.

L’amore non ha limiti

Nel frattempo arrivano i nostri: Buzz, Hamm, Mr. Potato Head, Slinky Dog e Rex partono in missione per salvare Woody. Entrano nel palazzo dove abita Al attraverso il pozzo dell’ascensore, ma Buzz libera per sbaglio una action figure dell’Imperatore del male Zurg, che segue Buzz con l’intento di distruggerlo. I giocattoli intanto trovano Woody, che si rifiuta di tornare a casa, così Buzz gli ricorda che il vero scopo di un giocattolo è quello di essere amato da un bambino e di trascorrere del tempo insieme, una gioia e una esperienza che non potrebbe mai più sperimentare in un museo. Woody si rende conto che Buzz ha ragione e chiede alla banda Roundup di tornare a casa con lui e gli altri giocattoli. Tuttavia, Prospector rifiuta e rivela di essere stato effettivamente responsabile per aver sventato il precedente tentativo di fuga di Woody, in quanto vuole andare al museo, non essendo mai stato venduto a bambini, e dunque amato davvero.

Nel tentativo di fuga, i giocattoli di Andy vengono catturati nella tromba dell’ascensore da Zurg, che combatte il sosia di Buzz, Utility Belt Buzz e si rivela essere suo padre. Nel frattempo però, Woody e gli altri finiscono nella valigia di Al per essere inviati in Giappone e i giocattoli di Andy, accompagnati da tre Alieni giocattolo, rubano un camioncino per la consegne di Pizza Planet e seguono Al all’aeroporto, dove si intrufolano nel sistema di smistamento bagagli e trovano la valigia. Stinky Pete strappa il braccio a Woody e minaccia di smontarlo se cerca di scappare, ma i giocattoli di Andy lo mettono nello zaino di una bambina e liberano il cavallo Bullseye e Jessie, permettendo loro di fuggire prima che l’aereo decolli.

Andy torna dal campo estivo e accetta di buon grado i nuovi arrivati: Jessie, Bullseye e gli Alieni. Non solo: ripara il braccio di Woody e il vecchio pinguino malandato Wheezy. Solo alla fine di questo film, Woody dice a Buzz che non ha più paura che Andy preferisca Buzz a lui, perché avranno sempre compagnia l’un l’altro e ha scoperto “un amico in lui”.

Tra doppiatori famosi a curiosità di produzione

Proprio quest’ultima citazione fa riferimento al brano Un amico in me, tema principale della saga in Italia anche per essere stato interpretato dal compianto Fabrizio Frizzi, uno dei principali doppiatori del cinema di animazione italiano, tra i cui nomi compare anche Gigi Proietti come voce del Genio di Aladdin. La versione originale invece vede nel cast  alcuni importanti nomi, tra cui Tom Hanks, Tim Allen, Don Rickles e Wallace Shawn. Rimanendo in tema di produzione, Disney aveva inizialmente immaginato Toy Story 2 come un sequel diretto in video, iniziando i lavori in un edificio separato dalla Pixar, poiché la maggior parte dello staff principale Pixar era impegnato a lavorare su A Bug’s Life – Megaminimondo (1998). Quando le bobine della storia si sono rivelate promettenti, la Disney ha aggiornato il film fino all’uscita nelle sale, ma la Pixar non era soddisfatta della qualità del film.

Lasseter e lo story team hanno così ricostruito l’intera trama in un solo fine settimana. Sebbene la maggior parte dei lungometraggi della Pixar richiedano anni per essere sviluppati, la data di uscita stabilita non ha potuto essere spostata e il programma di produzione di Toy Story 2 è stato compresso in nove mesi. Del resto, si era parlato di un sequel di Toy Story circa un mese dopo l’uscita del primo film, nel dicembre 1995. Accadde così: pochi giorni dopo l’uscita del film originale, John Lasseter era in viaggio con la sua famiglia e trovò un ragazzino che teneva in braccio una bambola dello sceriffo Woody in un aeroporto, toccando l’uomo nel profondo.

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Lasseter si rese conto che il suo personaggio non apparteneva più solo a lui, ma anche ad altre persone, così ne approfittò del fatto che Disney avesse recentemente iniziato a realizzare sequel direct-to-video dei suoi film di successo. John Roth ha voluto gestire in questo modo anche il sequel di Toy Story, considerando che le precedenti uscite, come il sequel di Aladdin del 1994, Il ritorno di Jafar, aveva fruttato circa 100 milioni di dollari di profitti.

All’inizio, tutto ciò che riguardava il sequel era incerto: se le star Tom Hanks e Tim Allen sarebbero state disponibili, quale sarebbe stata la premessa della storia, e se il film sarebbe stato animato al computer alla Pixar o tradizionalmente disegnato a mano in stile Walt Disney Feature Animation. Lasseter considerava il progetto come un’opportunità per formare nuovi talenti della regia, dato che le scelte migliori erano già immerse in altri progetti, tra cui Andrew Stanton come co-regista in A Bug’s Life e Pete Docter come regista di quello che sarebbe poi diventato Monsters&Co. Lasseter si rivolse invece ad Ash Brannon, giovane animatore di Toy Story di cui ammirava il lavoro.

Anche una particella di polvere ha un’anima

Mentre la storia si avvicinava alla fase di produzione all’inizio del 1997, non era chiaro se la Pixar avrebbe prodotto il film, dato che l’intero team di 300 persone era impegnato a lavorare su A Bug’s Life per un’uscita del 1998. Interactive Products Group, con uno staff di 95 persone, aveva i suoi animatori, il dipartimento artistico e gli ingegneri. Sotto forte pressione, l’anno precedente avevano pubblicato due titoli su CD-ROM di successo: Disney’s Animated Storybook: Toy Story e The Toy Story Activity Center. 

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Prima del passaggio dal direct-to-video al lungometraggio, la troupe di Toy Story 2 era rimasta da sola, collocata in un nuovo edificio ben separato dal resto dell’azienda. Lasseter ha guardato attentamente ogni inquadratura che era già stata animata e ha richiesto modifiche in tutto il film. Il film ha riutilizzato elementi digitali di Toy Story ma, fedele alla cultura perfezionista dell’azienda, ne ha riutilizzati meno di quanto ci si potesse aspettare, dunque i modelli dei personaggi hanno ricevuto importanti aggiornamenti interni e gli shader sono stati sottoposti a revisioni per apportare sottili miglioramenti.

Durante la produzione di Toy Story, la troupe è stata attenta a creare nuove location, lavorando all’interno della tecnologia disponibile all’epoca. Al momento della produzione, la tecnologia era già avanzata per consentire inquadrature più complicate rispetto al primo film. Nella realizzazione del sequel, il team non voleva allontanarsi troppo dall’aspetto del primo film, ma l’azienda aveva sviluppato molti nuovi software dopo il completamento del primo lungometraggio: ad esempio, per raggiungere il risultato della polvere visibile dopo che Woody è stato posizionato sopra uno scaffale, la troupe ha dovuto affrontare la sfida di renderla animata, un compito incredibilmente difficile. Dopo molti esperimenti, una minuscola particella di polvere è stata animata e il computer ha distribuito l’immagine su tutto lo scaffale. Oltre due milioni di particelle di polvere sono state dunque posizionate sullo scaffale nella pellicola completata.

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Gli incidenti di percorso

Non è tutto oro quello che luccica: Disney non è rimasta soddisfatta del ritmo dei lavori del film e nel giugno 1997 ha chiesto che Guggenheim fosse sostituito come produttore. Di conseguenza, Karen Jackson e Helene Plotkin, produttrici associate, sono passate ai ruoli di coproduttrici. Lasseter assume così il ruolo di regista dopo la fine dei lavori di A Bug’s Life (uno dei motivi che spiega il cameo nelle scene dei credits di Toy Story 2 di alcuni personaggi del film) e ha aggiunto Lee Unkrich come co-regista.

Nel novembre 1997, i dirigenti Disney Roth e Peter Schneider rimasero impressionati dalla qualità del lavoro e si interessarono all’uscita di Toy Story 2 nelle sale. Oltre all’inaspettato calibro artistico, c’erano altri motivi che rendevano più convincente l’idea di un’uscita in sala. L’economia di un’uscita diretta in video della Pixar non funzionava così bene come si sperava, grazie ai maggiori stipendi della troupe. Dopo le trattative, Jobs e Roth concordarono che la ripartizione dei costi e dei profitti per Toy Story 2 avrebbe seguito il modello di un accordo per cinque film di nuova creazione, ma Toy Story 2 non sarebbe stato considerato come uno di questi.

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Un’altra sventura si abbatté sul film: il lavoro svolto sul film fino ad oggi è andato quasi perso nel 1998 quando uno degli animatori, mentre cancellava regolarmente alcuni file, ha accidentalmente avviato anche la cancellazione della cartella principale degli asset di Toy Story 2 sui server interni della Pixar. Il direttore tecnico associato Oren Jacob è stato uno dei primi ad accorgersi della scomparsa dei modelli dei personaggi dai loro lavori in corso e nonostante la chiusura dei file server, avevano perso il 90% degli ultimi due anni di lavoro, e i backup sono risultati falliti da tempo.

Il film è stato salvato quando il direttore tecnico Galyn Susman, che aveva lavorato da casa per occuparsi del figlio neonato, ha rivelato di avere i backup sul suo computer di casa, così da recuperare quasi tutti i documenti perduti, tranne alcuni giorni di lavoro, permettendo al film di procedere. Con nostra gioia. Tuttavia, molti dei creativi della Pixar non erano contenti di come si stava svolgendo il sequel. Al ritorno dalla promozione europea di A Bug’s Life, Lasseter ha guardato i rulli di sviluppo e ha convenuto che non funzionava, ha reclutato il team creativo del primo film per rielaborare la storia, come detto, in soli nove mesi.

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Il lavoro eccessivo si trasformò in sindrome del tunnel carpale per alcuni animatori e in lesioni da sforzo ripetitivo per altri. Catmull avrebbe poi rivelato che “un terzo intero dello staff” finì per avere una qualche forma di RSI (Repetitive Strain Injury, un disturbo degli arti superiori caratterizzata da sovraccarico lavorativo che affligge i muscoli, i tendini e i nervi delle braccia e nella parte superiore della schiena) al momento della fine del film. La Pixar non incoraggiava le lunghe ore di lavoro e, di fatto, poneva dei limiti a quante ore i dipendenti potevano lavorare approvando o disapprovando gli straordinari. Le compulsioni autoimposte ai dipendenti per eccellere, spesso prevalevano su qualsiasi altro vincolo ed erano particolarmente comuni ai dipendenti più giovani.

Il rilascio finale

La Pixar ha mostrato il film completato al CalArts il 12 novembre 1999, in riconoscimento del legame della scuola con Lasseter e con più di 40 altri ex allievi che hanno lavorato al film. Gli studenti sono rimasti affascinati e il film ha avuto la sua prima ufficiale il giorno dopo al Teatro El Capitan di Los Angeles, lo stesso luogo in cui è uscito il primo Toy Story ed è stato distribuito in tutti gli Stati Uniti il 24 novembre 1999. e solo un mese dopo, come regalo di Natale, al 25 dicembre 1999, è stata aggiunta, a metà del film, una bobina di blooper, con i personaggi Flik e Heimlich di A Bug’s Life. Una gioia per tutti gli spettatori ancora oggi.

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