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Transformers (G1): curiosità e dettagli sulla celebre serie d’animazione

Transformers (G1) (negli Stati Uniti conosciuta come The Transformers o Generation 1) è una serie televisiva animata americana trasmessa originariamente dal 17 settembre 1984 all’11 novembre 1987 e co-prodotta dallo studio statunitense Marvel Productions e dalla casa di produzione Sunbow e animata dalle giapponesi Toei Animation e Tokyo Movie Shinsha. Fu la prima di ben quattro stagioni (cinque per essere precisi, ma più avanti capirete perché le principali sono solo 4) e un film (Transformers – The Movie) del celebre franchise Transformers ed era basata interamente sull’omonima linea di giocattoli di Hasbro (così come accaduto qualche anno prima con G.I. Joe). L’inizio della lunga lotta tra robottoni si avvicina ai suoi 40 anni ed è arrivata l’ora di sviscerarne qualche segreto e curiosità.

Transformers (G1)

Le origini della serie d’animazione

Prima di addentrarci nei meandri della produzione seriale, vediamo insieme da dove ha avuto inizio la celebre serie d’animazione. Transformers: Generation 1 (nota anche come Generation One o G1), infatti, è stata un’apprezzatissima linea di giocattoli messa in vendita dal 1984 al 1990 e prodotta da Hasbro in collaborazione con Takara. La loro particolarità era quella di essere una linea di robot giocattolo che poteva trasformarsi in una forma alternativa (veicoli come automobili e aerei, armi in miniatura o cassette, animali e persino dinosauri) semplicemente spostando alcune parti del corpo.

Questa fu in assoluto la prima linea di giocattoli prodotta per il franchise Transformers, anche se originariamente doveva chiamarsi semplicemente The Transformers. Il termine Generation 1 venne coniato dai fan dei giocattoli quando nel 1992 fu messa in vendita la linea di action figure ufficialmente nominata Transformers: Generation 2. Hasbro alla fine decise di adottare il termine Generation 1 per riferirsi a qualsiasi produzione in quell’epoca, sia che fossero giocattoli sia prodotti multimediali.

Transformers (G1)

La linea di giocattoli e la serie d’animazione presero ispirazione dalla linea di giocattoli giapponese Microman (un discendente orientale della serie di action figure G.I. Joe) prodotta dalla sopracitata Takara. Nel 1980 venne pubblicato lo spin-off di Microman, dal titolo di Diaclone, che presentava alcune action figure umanoidi in grado di pilotare dall’interno dei veicoli che avevano la possibilità di trasformarsi in robot umanoidi. Successivamente, nel 1983, venne introdotta una sotto-linea di Microman, denominata MicroChange, con oggetti di uso quotidiano che si trasformavano in robot, come microcassette, pistole e macchinine.

I giocattoli Diaclone e MicroChange furono scoperti nel corso della Tokyo Toy Fair del 1983 dallo sviluppatore di giocattoli della Hasbro Henry Orenstein, il quale decise di presentare il concept al capo della ricerca e sviluppo della sua azienda, George Dunsay. Entusiasta del prodotto, venne presa la decisione di collaborare con l’azienda nipponica così da creare una linea di giocattoli unica per l’oriente data dal connubio di Diaclone e MicroChange. Nel resto del mondo, invece, crebbe la moda dei giocattoli Transformers.

Dennis O’Neil e i vari ostacoli produttivi

Per quanto riguarda la produzione della serie d’animazione, nel 1984 accadde qualcosa di inaspettato. I regolatori statunitensi che dettavano alcune leggi riguardo al marketing e alla pubblicità di alcuni prodotti, rimossero molte delle restrizioni relative al posizionamento di contenuti promozionali all’interno della programmazione televisiva per bambini. Infatti, questi vincoli, qualche anno prima, crearono non poche problematiche per la pubblicizzazione della serie d’animazione G.I. Joe, mentre adesso la strada era decisamente più spianata.

Nonostante ciò, Hasbro decise ugualmente di collaborare con la Marvel Comics per gestire uno schema di marketing su tre fronti: una linea di giochi, un fumetto legato alla Marvel e una miniserie animata coprodotta dalla Marvel Productions e dalla Sunbow Productions. Dato il successo di quella strategia avuto per il sopracitato G.I. Joe, il processo si ripeté nel 1984, quando il vicepresidente del distaccamento marketing di Hasbro, Bob Prupis, chiese aiuto alla Marvel per sviluppare la sua nuova serie di robot, che il produttore Jay Bacal soprannominò, appunto, Transformers.

Transformers (G1)

L’editore capo della Marvel dell’epoca, Jim Shooter, produsse un concetto di trama approssimativo per la serie, creando tuttavia l’idea di due fazioni di robot alieni in guerra: gli eroici Autobot e i malvagi Decepticon. Per concretizzare il suo concetto, Shooter chiese al celebre editore Dennis O’Neil di creare i nomi e le prime bozze dei personaggi, ma il lavoro dell’artista non soddisfece le aspettative di Hasbro e per questo motivo chiesero pesanti revisioni. O’Neil, tuttavia, si rifiutò di apportare tali revisioni e il progetto venne scartato da diversi scrittori ed editori contattati da Shooter fino a quando l’editore Bob Budiansky non decise di prendere di petto l’incarico di modificare i progetti.

Le revisioni vennero eseguite frettolosamente durante un fine settimana, ma i nuovi progetti mostrati da Budiansky vennero accolti con successo da Hasbro e iniziò così lo sviluppo di una miniserie di fumetti bimestrale divisa in quattro numeri e una miniserie televisiva in tre parti. Nessuno si sarebbe mai immaginato che sia il fumetto che la serie avrebbero continuato la loro produzione per tanti altri anni utilizzando proprio il lavoro originale di Budiansky come trampolino di lancio per raccontare la storia dei Transformers.

Transformers (G1)

Per quanto riguarda comunque la serie d’animazione, il designer giapponese Shōhei Kohara fu il responsabile della creazione dei primi modelli di Transformers. La sua idea fu quella di umanizzare notevolmente il design dei giocattoli per creare personaggi robot più accessibili per il fumetto e il cartone animato. I suoi progetti vennero, in seguito, ulteriormente semplificati da Floro Dery, diventato nel frattempo il capo designer della serie, il quale creò molti altri concept e progetti per la Hasbro. La serie venne prodotta dalle sopracitate Marvel Productions e Sunbow Productions in associazione con lo studio giapponese Toei Animation.

Quest’ultima co-produsse lo show e fu il principale studio di animazione per le prime due stagioni. Nella terza stagione il coinvolgimento di Toei venne ridotto e l’esclusività venne condivisa con lo studio sudcoreano AKOM. Quest’ultimo, invece, produsse interamente la quarta stagione. Per creare, comunque, un ponte più solido tra la seconda e terza stagione, nel 1986 venne realizzato un lungometraggio, The Transformers: The Movie, diretto da Nelson Shin e prodotto proprio dalla Toei Animation.

Le varie stagioni e il film in dettaglio

Ora andiamo a vedere, nel dettaglio, alcune curiosità riguardanti le singole stagioni della serie televisiva e il film.

Miniserie pilota

La miniserie pilota divisa in tre parti andò in onda per la prima volta proprio nel settembre 1984. La storia segue gli eroici Autobot di Optimus Prime e i malvagi Decepticon di Megatron mentre lasciano il loro pianeta natale metallico Cybertron per cercare nuove fonti di energia per rivitalizzare i loro sforzi bellici per, rispettivamente, difendere e conquistare la Terra. All’arrivo sul pianeta, qualcosa va storto è finiscono per rimanere sepolti e privi di energia per 4 milioni di anni.

Risvegliatosi nell’anno 1984, i Decepticon iniziano a saccheggiare le fonti di energia della Terra, mentre gli Autobot, aiutati dagli umani Sparkplug e Spike Witwicky, tentano di proteggere il nuovo mondo in cui si trovano. La miniserie si conclude con i Decepticon ritenuti morti dopo che il loro incrociatore spaziale viene inviato nelle profondità oceaniche, mentre gli Autobot si preparano a tornare su Cybertron.

Stagione 1

La prima stagione di 13 episodi, commissionata e prodotta prima della messa in onda della miniserie pilota, venne realizzata in collaborazione con la Marvel Productions. La stagione inizia con la rivelazione che i Decepticon sono sopravvissuti agli eventi mostrati nella miniserie e li segue mentre si accingono a costruire un “ponte spaziale” per teletrasportare le risorse terrestri su Cybertron. La produzione mostrava anche un arco narrativo interamente incentrata su questa particolare tecnologia e culminava con un episodio diviso in tre parti, intitolato The Ultimate Doom, in cui i Decepticon si teletrasportano su Cybertron per organizzare un nuovo attacco alla Terra.

Transformers (G1)

Qui interviene l’esperto di computer paraplegico Chip Chase che si unisce a Spike e Sparkplug come nuovo alleato umano per gli Autobot. La stagione fu importante perché introdusse nuovi personaggi della linea di prodotti del 1985 tra cui Skyfire, i Dinobot, gli Insecticons e la prima squadra di “combinatori”, i Constructicon, che erano in grado di fondersi in un robot gigante denominato Devastator. La sua introduzione venne giustificata nello show con l’epico duello tra Optimus Prime e Megatron mostrato nel finale della stagione.

Stagione 2

La seconda stagione uscì nel 1985 per un totale di 49 episodi. Questo numero può sembrare una banalità, ma sommato ai 13 della prima stagione e ai 3 della miniserie pilota, raggiungeva il “numero magico” di 65 richiesto dai network televisivi per spostare la pubblicazione anche nei giorni feriali. Rispetto alla prima stagione, le storie della seconda stagione erano più episodiche, con molte di esse in grado di andare in onda nell’ordine scelto dalle differenti reti che ne acquistavano i diritti di pubblicazione.

Gli episodi mettevano spesso in luce singoli personaggi o gruppi di personaggi come mezzo per promuovere i loro giocattoli e più avanti nella stagione, ma lo scopo primario era quello di spiegare le origini di Cybertron e di Optimus Prime. A tal proposito vennero introdotti anche i primi personaggi femminili e un nuovo umano, nonché la fidanzata di Spike, ovvero Carly.

Transformers (G1)

A metà stagione, venne introdotto il resto della linea di prodotti del 1985, principalmente attraverso l’episodio in due parti Dinobot Island. Questi nuovi personaggi, così come tutti quelli della prima stagione, erano in gran parte derivati ​​dalle linee Diaclone e MicroChange di Takara, tra cui nuove auto e mini-veicoli Autobot e jet Decepticon, le sentinelle giganti Autobot Omega Supreme e Decepticon “Triple-Changers” Astrotrain e Blitzwing.

Per espandere la linea, tuttavia, Hasbro concesse in licenza diversi giocattoli di altre società, tra cui il concorrente giapponese principale di Takara, Bandai. Le complicazioni legali sorte dall’incorporazione di alcuni di questi giocattoli tra cui Skyfire, portarono il personaggio a essere rapidamente eliminato all’inizio della stagione 2 e a togliere ogni altro personaggio di Bandai prima della messa in onda degli episodi.

Verso la fine della stagione, vennero anche introdotti i primi personaggi della linea di giocattoli del 1986: gli Aerialbot, gli Stunticon, i Protectobot e i Combaticon, quattro squadre combinate basate su una linea di Diaclone mai realizzata che fu interrotta in Giappone a favore dell’importazione della stessa linea di giocattoli Transformers. Per promuovere ulteriormente questi nuovi giocattoli nei mercati giapponesi, nella primavera del 1986 venne pubblicato in modalità direct-to-video un singolo episodio in esclusiva per il Giappone, dal titolo di Transformers: Scramble City.

Il film

Il divario narrativo tra la seconda e la terza stagione venne colmato da Transformers: The Movie, uscito nelle sale nell’estate del 1986. Ambientato 20 anni dopo la seconda stagione, nel 2005, il film ha visto la morte di molti personaggi, tra cui lo stesso Optimus Prime.

Lo scopo fu quello di eliminare tutti i prodotti fuori produzione dalle linee di giocattoli del 1984 e del 1985 e introdurre un nuovo cast di personaggi esclusivamente progettati per il film, che poi divennero dei giocattoli per la linea del 1986. A tal proposito tutti rimasero scioccati quando venne mostrato il giovane Autobot Hot Rod mentre usava il potere del talismano Autobot, noto come Matrice del Comando (Matrix of Leadership), per diventare il nuovo leader Autobot Rodimus Prime e sconfiggere l’inedito e pericoloso Unicron.

Stagione 3

La terza stagione riprende esattamente da dove il film si è interrotto, con gli Autobot che adesso hanno di nuovo il controllo di Cybertron, lavorando per ripristinare il loro pianeta natale e fungendo da pacificatori per i mondi di tutta la galassia. I Decepticon, intanto, sono in esilio sul mondo in rovina di Chaar, guidato ora da Galvatron, la versione ricostruita e aggiornata di Megatron ricreata da Unicron.

Episodi interconnessi, trame in esecuzione e piccoli archi narrativi diventarono più comuni nella serie, incluso il ritorno di Starscream (dopo la sua morte nel film) sotto forma di fantasma. La serie divenne anche più ricca di azione con frequenti battaglie tra gli Autobot e le città governate dai Decepticon come Metroplex e Trypticon. Come se non bastasse, venne inserita una nuova minaccia pericolosa sia per gli Autobot che per i Decepticon, ovvero gli alieni denominati Quintessenziali, introdotti nel film e presentati come i veri creatori dei Transformers.

Transformers (G1)

Questa stagione vide il trasferimento delle funzioni di editing della storia dalla Marvel Productions alla Sunbow, supervisionata da Flint Dille, Marv Wolfman e Steve Gerber. L’animazione per circa metà della stagione venne fornita dallo studio di animazione AKOM del produttore Nelson Shin che creò un look più moderno e ricco di dettagli per avvantaggiare anche la vendita dei giocattoli. Alla fine della terza stagione viene sancita una tregua fra Autobot e Decepticon, come segno di riconoscimento del valore del defunto Optimus Prime da parte di Galvatron.

Tuttavia, una curiosità interessante riguarda proprio la sua morte che si rivelò una mossa decisamente audace e controversa che non piacque al pubblico. Questo portò addirittura a varie petizioni e lamentele che costrinsero Hasbro a resuscitare il leader degli Autobot in un finale di stagione in due parti chiamato Il ritorno di Optimus Prime, andato in onda nel marzo 1987.

Stagione 4

La quarta stagione, composta anche da un finale in tre parti chiamata The Rebirth, venne trasmessa nel novembre 1987 (in Italia è ancora inedita). Questa avventura venne interamente scritta dallo scrittore della serie regolare David Wise e mostrava gli Autobot e i Decepticon nel mondo alieno di Nebulos.

La stagione parla dell’idea di una fusione tra esseri organici, nebulani (alieni) o umani alterati ciberneticamente, e Transformers. Gli esseri biologici erano in grado di unirsi temporaneamente ai Transformers e agire come un solo essere, fornendo ai robot ulteriore energia o armi più potenti. La miniserie si è conclusa con il riuscito restauro di Cybertron, ma i Decepticon hanno rubato la scena finale dimostrando che la loro minaccia non è ancora annullata.

Transformers (G1)

La stagione 4 vide una pubblicazione molto confusa a livello internazionale. Infatti ci furono due produzioni: la prima, trasmessa negli Stati Uniti, fu proprio la miniserie in tre parti chiamata Transformers: The Rebirth. La seconda, trasmessa in Giappone e in Italia, fu la serie denominata Transformers: The Headmasters. Le due serie sono separate e inconciliabili fra di loro, ma i personaggi sono gli stessi, pur con molte radicali differenze di design e concetti. Gli Headmasters, infatti, sono robot dalle dimensioni di un essere umano (anche loro abitanti di Cybertron, fuggiti milioni di anni prima durante la guerra civile) che guidano dall’interno i propri veicoli (questi ultimi non sono senzienti e vengono chiamati Transtector).

Transformers (G1)

Il concetto di Headmasters è stato completamente reinventato per la serie, scartando l’idea statunitense dei Nebulani, e stabilendo che gli Headmasters non sono Transformers che si legano con esseri organici ma sono Transformers che controllano corpi di grandi dimensioni senza vita detti appunto Transtectors. In ogni caso la quarta stagione è stata doppiata per la prima volta in italiano solo nel 2011 e potete trovarla gratuitamente su Dailymotion.

Stagione 5

Non è molto conosciuta, ma esiste anche una quinta stagione della serie d’animazione Transformers (G1). Andò in onda nel 1988 e consisteva di repliche di 15 episodi della serie originale, insieme a Trasformers: The Movie montato in cinque episodi. Si trattò di una sorta di “best of” delle precedenti produzioni, ma questa quinta stagione permise di mostrare nuove sequenze legate a pubblicità di giocattoli e a filmati inediti. Inoltre venne introdotto un nuovo ragazzo umano di nome Tommy Kennedy (interpretato dall’attore Jason Jensen) oltre ad alcuni spezzoni di stop-motion dedicati a Optimus Prime.

La storia editoriale dei fumetti in breve

Per quanto riguarda le altre produzioni legate direttamente alla serie televisiva, la principale era senz’altro la serie a fumetti. Tre editori hanno avuto o ancora hanno la licenza per produrre fumetti basati sui Transformers. La Marvel Comics deteneva la licenza durante la prima edizione della linea di giocattoli. La Dreamwave Productions, invece, ha fatto rivivere i fumetti Transformers nel 2002, ma è fallita nel 2005, costringendo a una cessazione della produzione. Subito dopo i diritti sono stati acquisiti da IDW Publishing che li detiene ancora oggi (potete recuperare i fumetti su Amazon).

Transformers (G1)

La particolarità della pubblicazione dei fumetti di Transformers è che ogni editore ha preferito seguire una propria continuity invece di continuare le storie sospese dall’editore precedente. Poiché i fumetti presentano regolarmente personaggi che muoiono, questo è ancora oggi l’unico modo aggirare i problemi relativi al loro posto nella continuità. Pertanto, ci sono cinque continuità fumettistiche basate sui personaggi della prima generazione:

  • Continuity americana Marvel Comics (1984-1991)
  • Continuity della Marvel Comics nel Regno Unito (1984-1992)
  • Continuity Dreamwave (2002 – 2005)
  • Continuity IDW 2005 (2005 – 2018)
  • Continuity IDW 2019 (2019 – presente)