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Wonder Woman – Eroina e icona dal fumetto al cinema

Il 2020 sarà l’anno di Wonder Woman 1984, secondo film standalone dedicato all’amazzone DC Comics interpretata da Gal Gadot, in uscita il prossimo 4 giugno. Si tratta quindi di un personaggio ormai rientrato nello star system hollywoodiano, conosciuto da molti, moltissimi. Ma bastano davvero un capitolo introduttivo (Wonder Woman) e due film di gruppo (Batman v Superman: Dawn of Justice e Justice League) a conoscere davvero l’eroina?

Il soffio della vita

Wonder Woman nasce sul numero 8 di All Star Comics nel 1941, durante la Seconda Guerra Mondiale. Dal gennaio dell’anno successivo il personaggio appare in Sensation Comics, fino a conquistare nell’estate dello stesso 1942 una serie dedicatale. L’idea viene partorita da William Marston, psicologo e scrittore americano, ispirato dalla moglie Elizabeth (anche lei psicologa) e da Olive Byrne, sua ex studentessa e ricercatrice in psicologia divenuta poi “partner” della coppia per la vita.

Era proprio il concetto di coppia che i tre, insieme alla famiglia che hanno creato insieme, intendevano decostruire, nonostante i dettagli del loro tri-matrimonio siano rimasti per molto tempo nascosti, rivelati solo parzialmente o tuttora lasciati nel mistero. D’altronde, William Marston concentrava gran parte dei suoi studi e scritti sul ruolo della donna nella società, sulla legittimazione dei tabù emotivi e sessuali e sul potere. Si può dire che Wonder Woman sia, neanche troppo sottilmente, punto di congiunzione del primo e dell’ultimo argomento con, qualcuno sostiene, riferimenti impliciti a quello di mezzo.

Neppure le donne vogliono essere donne” diceva lo psicologo, a causa della mancanza di archetipi femminili carismatici e autorevoli. Così, quando la moglie gli suggerì di creare un eroe la cui arma principale fosse l’amore, e non la violenza, William colse la palla al balzo e accettò, a patto che non fosse un eroe ma un’eroina. L’artista Harry G. Peter delineò quindi l’aspetto di Diana, Principessa di Themyscira (isola nascosta alla civiltà e popolata di sole donne guerriere) traendo spunto da caratteristiche fisiche sia di Elizabeth Marston che di Olive Byrne. I suoi bracciali indistruttibili sono stati ispirati da quelli che Olive soleva indossare, al posto degli anelli, come simbolo della propria unione spirituale con i due psicologi.

Anche altre caratteristiche dell’eroina sono probabilmente ispirate alla vita di privata di William Marston. Quest’ultimo, per esempio, aveva creato un primo prototipo di macchina della verità (basato sul controllo della pressione sanguigna): difficile non ricollegarlo al lazo di Wonder Woman, che costringe alla verità chiunque lo tocchi.

Passiamo alla nascita dell’eroina all’interno dei fumetti. Originariamente, Diana è una “semplice” scultura di creta, modellata dalla Regina Ippolita di Themyscira. Quest’ultima desiderava tanto avere una figlia, così decise di crearsene una. Ma la piccola bambina di creta non prese vita finché Afrodite non le concesse di prendere vita, esaudendo il desiderio della Regina. Così nacque Wonder Woman, araldo dell’amore e testimone vivente della potenza della “Grande Afrodite”, sua esclamazione ricorrente.

Un peccato che ci sia voluto poco a trasferire da Afrodite a Zeus la responsabilità del soffio divino che ha dato vita a Diana, inizialmente figlia di due madri. Tra l’altro, con l’avanzare degli anni e dei reboot, anche il soffio divino del padre degli dei greci si è fatto molto meno soffio e molto più metafora di un intervento piuttosto concreto (in linea, bisogna dirlo, con le abitudini leggendarie del signore dell’Olimpo).

Ciononostante, si è aggiunto un preziosissimo elemento di conflitto con le più recenti versioni della nascita di Wonder Woman, per cui si consigliano la run di Azzarello nei New 52, l’ultimo Rebirth di Greg Rucka e il Terra Uno di Grant Morrison, interpretazione parallela ma ugualmente interessante. Trasformando l’origine di Diana da materna a paterna, infatti, si è attribuito alla Regina Ippolita un antefatto da nascondere, una vergogna agli occhi di tutte le amazzoni di Themyscira, che hanno ripudiato gli uomini e la riproduzione.

Origine che hai, poteri che trovi

L’origine divina di Diana, quale che sia per dettagli e matrici, le dona un ampissimo spettro di poteri, di molto superiori a quelli del resto delle Amazzoni, mediamente più forti, veloci e resistenti di ogni essere umano comune e forgiate nel corpo e nella mente da addestramenti millenari al combattimento e al pensiero strategico.

Diana è super veloce, super forte, super resistente, non invecchia oltre la maturità ed è in grado di volare, una potenza in grado di rivaleggiare con quella del “collega” (e talvolta amante) Superman. Anche i suoi poteri, come quelli del kryptoniano, hanno dimostrato col tempo dei punti deboli. Secondo l’interpretazione del suo creatore, ad esempio, la “Legge di Afrodite” detta che le amazzoni perdano i propri poteri laddove si lascino vincolare a un uomo. Eventualità sia concreta che metaforica, verificatasi negli anni ’70 della Silver Age, quando Diana ha scelto di rimanere nel mondo degli uomini e aiutare Steve Trevor invece di ritornare tra le fila delle amazzoni.

Da un grande potere…

Scoperta l’esistenza di un mondo al di fuori di Themyscira, anche detta Isola Paradiso, Diana decide di non essere d’accordo con l’isolamento del suo popolo. Come per il Wakanda della Marvel, le amazzoni possono aiutare il genere umano tutto a progredire verso una civiltà più ideale, utopica come la loro. Tristemente, il diverbio si inasprisce e Diana fa di testa propria, riportando e accompagnando il naufrago Steve Trevor al “suo” mondo di uomini per renderlo un posto migliore. Ma questo espone l’isola di Themyscira a rischi ed effetti indesiderati, anche gravi, motivo di ulteriore rimpianto e conflitto per Diana.

Del resto, il mondo degli Uomini (e degli uomini) non è solo degli Uomini. Oltre a alieni e metaumani, anche gli dèi greci influiscono sulle sue sorti, dèi non sempre benevoli come quelli favorevoli a Diana, dèi come Ares, visto anche nell’ultimo standalone del 2017, diretto da Patty Jenkins. Lo scontro derivatone ha qualificato, per molti, la pellicola come femminista. E questo in seguito alle polemiche scatenatesi nell’ottobre 2016, per i 75 anni del personaggio, dopo la nomina di Wonder Woman ad ambasciatrice onoraria delle Nazioni Unite per la parità di genere. Polemiche che, con tanto di petizioni, denunciavano il sessismo nell’abbigliamento e nel concept culturale dell’eroina, costringendo le Nazioni Unite a “rimangiarsi” la nomina appena due mesi dopo.

Il film con Gal Gadot, che, vale la pena specificarlo, al momento delle polemiche era stato già girato, è stato una risposta forte del cinema e della critica a tali dissidi (d’altronde, se Red di Angry Birds può essere ambasciatore onorario per l’Ambiente…). Il costume succinto di Wonder Woman, caratteristica anche della serie TV degli anni ’70 con Lynda Carter, ha evidentemente rivestito un ruolo simbolico minore alle sue azioni, le azioni di un’eroina che salva l’Uomo da se stesso non solo rispondendo al fuoco con il fuoco, ma facendolo con un fuoco migliore.

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