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A che "prezzo" pagheremo i nuovi videogiochi?

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Avatar di Dario D'Elia

a cura di Dario D'Elia

@Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 23/11/2005 alle 14:52 - Aggiornato il 15/03/2015 alle 01:05
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La nuova console Microsoft Xbox 360 è finalmente sbarcata sul pianeta Terra. Ovviamente nei prossimi mesi l’attenzione sarà catalizzata dalle recensioni dei suoi videogiochi e da tutte le indiscrezioni correlate all’attesa PS3. Insomma, viva trepidazione per la dimensione hardware videoludico. Ma ci ha pensato la quotata società di ricerca Screen Digest ad aprire il rubinetto di un doccia che raffredderà gli spiriti. Secondo l’ultima indagine i consumatori dovranno preoccuparsi degli stravolgimenti che colpiranno il comparto software – sempre legato ai videogiochi.

Lo sviluppo di un buon titolo per console, attualmente, costa fra i 3 e i 6 milioni di dollari. Un investimento che nella maggior parte dei casi, comunque, porta ottimi introiti. Il problema è che i videogiochi per le console di nuova generazione faranno crescere le cifre vistosamente. Screen Digest ha rilevato un prossimo costo medio sui 10 milioni di dollari, con picchi anche vicini ai 20 milioni di dollari.

Ai consumatori, di primo acchito, questi dati potrebbero non dire nulla. In verità, invece, questo si tradurrà per le software house in un maggiore rischio che potrebbe costringere lo sviluppo su binari più sicuri. Ovvero meno titoli, con qualità altissima e legati a generi ben collaudati, non di nicchia.

Facendo un parallelo con il settore PC si potrebbe ricordare la scomparsa dei simulatori di volo. Un tempo sulla cresta dell’onda, e poi abbandonati per i grossi investimenti richiesti. Le più importanti software house sfornano non meno di 300 titoli all’anno; in futuro potrebbero limitarsi a non più di 80.

Screen Digest prevede anche un conseguente aumento dei prezzi di listino, calcolato in circa il 5%. In Italia, ad esempio, si potrebbe arrivare a sfiorare i 70 euro… per un unico titolo.

Un altro aspetto della questione riguarda le licenze. I videogiochi legati ai diritti delle major cinematografiche o le associazioni sportive di solito permettono introiti più sicuri. In media i ricavi sono del 25% superiori rispetto ai prodotti normali. Nella classifica dei 40 giochi più venduti solo 8 sono titoli originali – ovvero senza licenze di terze parti. Che effetto avrà tutto questo sullo sviluppo? Ebbene, le software house guarderanno sempre di più, e con maggior attenzione, al cinema e agli sport. La proprietà intellettuale ha costi decisamente più alti da gestire.

“Le software house abbasseranno i rischi cambiando il bilanciamento fra le licenze esterne e quelle interne. Un titolo come NFL può approfittare di una pubblicità che uno come Half Life non potrà mai avere”, ha dichiarato Ben Keen, capo analista presso Screen Digest.

Anche se queste potrebbero essere considerate notizie poco positive per i consumatori è certo un ulteriore aumento del fatturato nel comparto videogiochi. Nei prossimi quattro anni si assisterà ad un incremento del 10%. Entro il 2007 verranno superati i 2 miliardi di dollari.

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