La progressiva dismissione delle reti in rame rappresenta uno dei cantieri infrastrutturali più complessi e strategici per l'Europa digitale del prossimo decennio. La seconda edizione del Copper Switch-Off Tracker, presentata dal Ftth Council Europe in collaborazione con Cullen International durante il Policy Dialogue di Bruxelles, restituisce un'analisi approfondita sullo stato della transizione verso le reti in fibra ottica nel Vecchio Continente. Il documento non si limita a fotografare l'avanzamento tecnico delle migrazioni, ma ne esplora le ricadute normative, economiche e competitive su scala europea. Il quadro che emerge è quello di un continente a più velocità, dove alcune nazioni hanno già voltato pagina e altre faticano a impostare una traiettoria chiara.
Sul fronte dei mercati più avanzati, Norvegia e Spagna si confermano i due casi di riferimento assoluto: entrambi i paesi hanno portato a termine la dismissione completa delle reti legacy in rame, liberando gli operatori storici dai costi di manutenzione doppia e semplificando radicalmente la gestione operativa delle infrastrutture fisse. Questo passaggio consente agli incumbent di concentrare risorse su architetture interamente in fibra, con benefici diretti su latenza, larghezza di banda e resilienza del servizio. Un modello che gli altri Stati membri osservano con interesse, ma che appare ancora difficile da replicare a breve termine.
La Grecia rappresenta invece un esempio di transizione graduale: l'operatore storico ha smesso di attivare nuove linee in rame in alcune aree geografiche specifiche, segnalando una strategia di dismissione progressiva che però non ha ancora raggiunto copertura nazionale. Una scelta prudente che riflette le complessità tecniche e sociali di un'infrastruttura capillare costruita nel corso di decenni. Sul versante opposto, Germania e Repubblica Ceca dipendono ancora in misura rilevante dal rame, con conseguenze dirette sulla diffusione dei servizi full fibre e sulla competitività digitale rispetto ai mercati più avanzati.
I dati aggregati mostrano comunque una tendenza consolidata: la quota media di accessi in fibra sul totale delle linee attive degli incumbent è salita dal 53% al 62%, un incremento significativo che conferma la direzione di marcia del settore. Tuttavia, questa media nasconde disparità profonde tra i singoli mercati nazionali, rendendo il quadro europeo complessivo ancora frammentato e difficile da interpretare in modo unitario.
Uno degli aspetti più critici evidenziati dal report riguarda la trasparenza dei piani di dismissione: soltanto nove Stati membri rendono pubbliche le proprie roadmap complete, condizione indispensabile perché operatori alternativi e amministrazioni locali possano pianificare investimenti con un orizzonte temporale affidabile. In paesi come il Portogallo, i piani esistono ma restano riservati, generando un deficit informativo che può incidere negativamente sulla concorrenza e sulla certezza regolatoria per tutti gli attori del mercato. Il caso dell'Irlanda è emblematico: il dialogo tra regolatore e operatore storico è avanzato, ma non ha ancora prodotto un documento ufficiale, alimentando incertezza nelle strategie di investimento.
Sul piano normativo, il report chiarisce un punto fondamentale: nessuna autorità nazionale ha finora fissato scadenze obbligatorie per lo spegnimento delle reti in rame. L'intero processo si regge su iniziative volontarie degli operatori storici, come dimostrano i target autonomi definiti dagli incumbent di Danimarca, Francia, Lussemburgo e Svezia. Questi orizzonti temporali auto-imposti orientano le strategie di settore, ma mancano della forza vincolante necessaria per garantire uniformità e coordinamento a livello continentale.
Il potenziale punto di svolta normativo è identificato nel Digital Networks Act, la proposta legislativa europea che introduce un impianto regolatorio pensato per facilitare la dismissione delle infrastrutture legacy e incentivare la transizione verso reti a prova di futuro. Il presidente del Ftth Council Europe, Francesco Nonno, ha indicato la priorità strategica del documento: "Avere un piano chiaro e ordinato verso il copper switch-off guiderà ulteriori investimenti e accelererà la piena adozione delle reti in fibra in tutta Europa", pur riconoscendo che le condizioni per un avanzamento coordinato non sono ancora presenti in tutti i mercati.
Il direttore generale Vincent Garnier ha sottolineato l'importanza dell'equilibrio introdotto dalla proposta legislativa: "Il Ftth Council Europe accoglie positivamente il piano per lo switch-off delle reti in rame come proposto nel Digital Network Act, un processo che trova il giusto equilibrio tra la necessità di incentivare l'adozione di reti future-proof, quella di considerare le specificità nazionali ed evitare conseguenze indesiderate per i consumatori." Una posizione che riflette la complessità politica di una transizione che tocca milioni di utenze residenziali e aziendali in tutta Europa.
Le implicazioni economiche della migrazione vanno ben oltre la semplice sostituzione tecnologica. Il panel che ha seguito la presentazione del report — con Lucrezia Busa della Commissione Europea, Michel Van Bellinghen di Bipt-Ibpt e Alessandro Mauro di Cullen International — ha sottolineato come la modernizzazione delle reti fisse incida direttamente sulla competitività dei sistemi produttivi nazionali. Le infrastrutture in fibra riducono i costi operativi di manutenzione, aumentano la resilienza del servizio e abilitano applicazioni emergenti che richiedono capacità stabile e latenza minima: dall'intelligenza artificiale distribuita alla digitalizzazione industriale, passando per i servizi cloud avanzati destinati alle PMI.
La dipendenza prolungata dal rame rischia di trasformarsi in un freno competitivo concreto per i paesi che tardano nella transizione, soprattutto in un contesto dove economie come quella sudcoreana o giapponese hanno già completato migrazioni massive verso infrastrutture di nuova generazione. Il Copper Switch-Off Tracker è concepito come strumento di monitoraggio continuativo: il Ftth Council Europe prevede aggiornamenti periodici per misurare l'impatto delle nuove normative, analizzare l'evoluzione delle politiche nazionali e fornire ai decisori pubblici e privati dati affidabili su cui calibrare interventi e investimenti. La disponibilità di informazioni aggiornate diventa così una leva strategica per evitare che la transizione verso la fibra lasci indietro aree geografiche o segmenti di mercato meno appetibili per gli investitori privati.