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AMD, attacco frontale a Intel: sui server fa pagare una tassa

AMD ha pubblicato un documento in cui attacca frontalmente Intel, accusandola di limitare volontariamente le CPU per far spendere più soldi ai clienti.

AMD ha pubblicato un documento in cui parla senza mezze misure della cosiddetta “Intel Tax” e di come i processori server della casa di Santa Clara siano progettati sin da subito con dei colli di bottiglia ben definiti, costringendo i propri clienti a spendere di più per avere più prestazioni.

Il documento in questione è scaricabile da tutti da questa pagina, creata da AMD per l’occasione. Si tratta di un PDF abbastanza breve, di sole due pagine, che inizia con un attacco a Intel per il tasso di crescita annuale composto del 19% nel prezzo.

Secondo AMD, questo incremento non è giustificabile, soprattutto per il fatto che non c’è nessuna concorrenza significativa nel mercato server tale da giustificare, appunto, un aumento di costi e una mancanza di innovazione. La mancanza di concorrenza è però di fatto colpa della stessa AMD, incapace di proporre soluzioni davvero competitive fino all’arrivo di EPYC.

“La chiamiamo Intel Tax. È il prezzo extra che dovete pagare per i processori Intel se volete le funzionalità e le prestazioni che vi servono” si legge nel documento.

“La line-up Intel è piena di bottleneck (colli di bottiglia, ndr) autoimposti e inseriti volontariamente in fase di progettazione che affliggono le prestazioni in scenari reali. Per avere le prestazioni che servono, si è costretti ad acquistare processori più costosi“.

“È quasi comprare un auto: volete solamente trasmettere in streaming la musica dal vostro telefono all’auto, ma per farlo vi serve un sistema di navigazione da 3000 euro. Vi suona familiare?”

Di fatto, AMD non ha tutti i torti. Intel sta portando avanti questa politica da anni, non solo nel segmento datacenter ma anche in quello server e HPC. Limitare le linee PCIe e il bandwidth della memoria su certe SKU e offrire 42 chip diversi rende davvero difficile per il cliente capire quale sia davvero la CPU di cui ha bisogno.

L’approccio di AMD è indubbiamente più semplice, economico, facile da capire e soprattutto trasparente: l’azienda non nasconde le funzionalità di EPYC dietro delle presunte fasce di prezzo con l’obiettivo di farvi semplicemente pagare di più.

C’è da dire però che, giusto o sbagliato che sia, AMD non ha esposto il suo punto di vista nel migliore dei modi. Forse questa aggressività è necessaria per continuare a cavalcare l’onda e guadagnare importanti quote di mercato anche nel campo server e datacenter, ma non è certo giustificabile.

Secondo alcuni fonti interne al mercato riportate da Digitimes sembra infatti che, entro fine 2020, la quota di mercato di Intel nel segmento server scenderà sotto il 90%.

La domanda per le soluzioni AMD EPYC è in continua crescita, complici il forte rapporto prezzo / prestazioni e l’arrivo dei primi processori a 7 nm EPYC Rome nei prossimi mesi.

Questo ha portato la quota di mercato dell’azienda al 3,2% nell’ultimo trimestre del 2018, il 2,4% in più rispetto allo stesso periodo del 2017, dove AMD era ferma allo 0,8%.

In termini economici, nel 2018 AMD ha ottenuto ricavi pari a 6,48 miliardi di dollari, il 23% in più rispetto all’anno precedente, facendo registrare un guadagno netto di 337 milioni di dollari. Un bel salto in avanti rispetto al 2017, dove l’azienda aveva chiuso con un rosso di 33 milioni.