Il settore dei semiconduttori continua a essere un campo di battaglia strategico con implicazioni dirette per l'hardware gaming, e l'ultima mossa di Qualcomm accende i riflettori su una dinamica che i giocatori PC dovrebbero tenere d'occhio. Kevin O'Buckley, ex senior VP e General Manager di Intel Foundry Services, ha lasciato il colosso di Santa Clara dopo quasi due anni per approdare in Qualcomm, dove assumerà il ruolo di Executive VP of Global Operations and Supply Chain. Una transizione che potrebbe avere conseguenze concrete sulla disponibilità e sulla competitività dei chip destinati ai sistemi gaming dei prossimi anni.
Nel suo nuovo incarico presso Qualcomm, O'Buckley avrà la supervisione completa delle operazioni globali legate ai semiconduttori: dalla manifattura ingegneristica alle partnership con i fonditori, fino alla catena di approvvigionamento e agli acquisti. Un perimetro di responsabilità che, nel contesto attuale di scarsità strutturale di chip e di contratti pluriennali imposti da TSMC per garantirsi capacità produttiva, si configura come uno dei ruoli più delicati dell'intera industria tech.
Ma il vero punto di interesse per la community gaming riguarda il progetto su cui O'Buckley potrebbe giocare un ruolo chiave: la spinta di Qualcomm per portare i chip ARM nei laptop Windows. La collaborazione tra Qualcomm e Microsoft per l'ecosistema Windows on ARM è già avanzata, con lo Snapdragon X Elite come principale candidato per le ambizioni laptop dell'azienda. Avere un manager con esperienza diretta nelle fonderie potrebbe accelerare la produzione e migliorare i margini di disponibilità di questi processori, con ricadute pratiche su ultrabook e dispositivi da gaming portatile.
Va detto, però, che Intel non si trova senza guida nel comparto Foundry. Naga Chandrasekaran è stato nominato responsabile di Foundry Services nel quadro di una ristrutturazione avvenuta a fine 2025, con l'obiettivo di integrare più strettamente l'intera divisione. O'Buckley, nelle ultime fasi della sua permanenza in Intel, rispondeva già a Chandrasekaran: la perdita è quindi simbolicamente significativa, ma non lascia un vuoto operativo immediato alla guida della fonderia.
Il quadro delle uscite da Intel negli ultimi diciotto mesi è comunque degno di nota. Tra i nomi di rilievo che hanno lasciato l'azienda spicca anche Michelle Johnston Holthaus, a lungo volto pubblico di Intel e CEO della divisione Intel Product. La sua uscita ha innescato un ulteriore rimescolamento ai vertici, con Jim Johnson che ha preso in mano il business client, Kevork Kechichian alla guida del datacenter, e Chandrasekaran con il suo ruolo potenziato. Se si tratti di una fuga verso opportunità più promettenti o di un effetto collaterale della nuova leadership di Tan, resta ancora da chiarire, probabilmente è una combinazione di entrambi i fattori.
Per i gamer e gli appassionati di hardware PC, la notizia si inserisce in un momento comunque positivo per Intel sul fronte tecnologico: il chip Panther Lake, prodotto parzialmente da Intel Foundry sul processo 18A (con TSMC ancora coinvolta per una parte della produzione), ha ricevuto riscontri tecnici decisamente incoraggianti. Se Intel riuscirà a consolidare il business della fonderia in contract manufacturing, i benefici potrebbero tradursi in maggiore concorrenza tra produttori di chip e, potenzialmente, in prezzi più accessibili per i componenti gaming di fascia alta.