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Cinque anni di CPU vendute su Mindfactory, l’ascesa di AMD

Con grande regolarità negli ultimi tre anni, ma nell’ultimo periodo in modo più netto, AMD sta sottraendo quote di mercato nei confronti di Intel nel settore desktop.

Ciò sembra stia avvenendo in modo particolare in Germania, dove i dati mensili diffusi dal grande rivenditore Mindfactory dipingono una cavalcata che solo alcuni anni fa sembrava impossibile. I processi Ryzen hanno cambiato le regole del gioco offrendo ottime prestazioni a prezzi “popolari”, ma con una mano decisiva della stessa Intel che ha “nicchiato” tra architetture non rinnovate e processi produttivi in ritardo.

Per meglio comprendere come si sono evoluti i rapporti di forza tra Intel e AMD nel corso degli ultimi anni, il solito utente di Reddit Ingebor ha messo in fila i dati di vendita di Mindfactory degli scorsi 5 anni, evidenziando come AMD sia riuscita a risalire la china e mettendo in luce interessanti tendenze.

A metà del 2014 Intel vendeva circa 12mila CPU rispetto alle appena 4000 unità di AMD, il che permetteva alla casa di Santa Clara di controllare una quota del 75%. Nel 2015 andò persino peggio per AMD, per due ragioni di fondo: la prima è che non aveva un prodotto forte, infatti poteva schierare le CPU FX basate su architettura Vishera, purtroppo non competitive; la seconda è che Intel stava per giocarsi la carta Skylake, una gamma di CPU a 14 nanometri davvero convincente, capace di salire in overclock e compatibile con le memorie DDR4.

Nulla AMD poté contro Skylake (Core di sesta generazione), tanto che il vero avversario Intel lo aveva in casa, ad esempio i Core di quarta generazione Haswell che tanto successo riscossero negli anni precedenti. La quota di AMD scivolò rapidamente sotto i 20%, per finire al 15% all’inizio del 2016.

Un motto dice che quando tocchi il fondo puoi solo risalire, e il 2017 in casa AMD rappresentava l’inizio di una lunga scalata. L’azienda, negli anni precedenti, aveva avviato una forte riorganizzazione interna e soprattutto aveva messo in cantiere la prima architettura x86 nuova di zecca dopo anni: Zen.

AMD presentò le prime CPU Ryzen 1000 nel marzo 2017 e come si può vedere dal grafico, fu in quel momento che iniziò la rincorsa a Intel, tanto che non ci volle molto per arrivare a una parità in termini di vendite e fatturato con Intel. La concorrente rispose con le CPU Core di ottava generazione Coffee Lake e per diversi mesi la situazione mutò in favore di Intel.

I Ryzen 2000 “Pinnacle Ridge”, arrivati a metà 2018, riaccesero il motore di AMD, tanto che alla fine di quell’anno AMD riuscì a conquistare i due terzi delle vendite nonostante l’arrivo dei Core di nona generazione, noti anche come Coffee Lake Refresh.

Sul fronte del fatturato, ossia degli incassi, AMD ottenne il primo posto, ma non con un distacco così netto a causa dei prezzi molto contenuti dei Ryzen 2000 e della predilezione di chi compra le CPU Intel ad acquistare i modelli più costosi, come le soluzioni K.

L’ultima serie di CPU Ryzen 3000, nome in codice Matisse, ha debuttato nel luglio di quest’anno e per ora sembra aver trovato l’equilibrio giusto: vendite elevate corredate da un fatturato di pari livello. Un successo senza precedenti, se guardate la ripidità della linea di AMD.

Interessante anche il grafico sui prezzi medi. Dal 2014 all’inizio del 2017 AMD vendeva CPU mediatamente a 100 euro, con Intel che si assestava sui 250 euro. L’arrivo dei Ryzen 1000 ha portato il prezzo medio di vendita dei prodotti AMD a circa 250 euro, per poi scendere fino a circa 170 euro. Con i Ryzen 3000 il prezzo medio è tornato tra 200 e 250 euro.

Intel dal canto suo ha visto crescere il prezzo medio dalla fine del 2017 da 250 ai 300 euro odierni, con picchi di 350 euro nel tardo 2018 con Coffee Lake Refresh. Come scritto poco sopra, in casa Intel raccolgono molto gradimento i prodotti della serie K, che sono anche i più costosi, quindi è naturale che il prezzo medio rimanga elevato.

Secondo gli analisti di Mercury Research, nel secondo trimestre di quest’anno la quota di mercato di AMD ha raggiunto il 17,1% in ambito desktop. I Ryzen 3000 fanno parte però del terzo trimestre e anche se i dati di Mindfactory valgono solo per quello shop, danno l’idea di una tendenza che dovrebbe interessare anche altri lidi. Probabilmente AMD chiuderà il 2019 con una quota ben più elevata di quel 17,1%, sfondando agevolmente quota 20%.

Il processore Ryzen 5 3600 è attualmente la scelta giusta per un PC da gioco con ottime prestazioni anche nei prossimi anni.