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Come mai Apple punta tutto sulla privacy e perché questa startup di Bologna può aiutare

Con il nuovissimo aggiornamento iOS, a Facebook non fanno i salti di gioia. Si chiama App Tracking Transparency ed è l’ultima diavoleria di casa Cupertino per proteggere la nostra privacy. Il concetto è semplice: che si tratti di un’app o di un sito web, per tracciarti serve il tuo consenso. Tradotto: quando visiti Facebook e Google, d’ora in poi vedrai questa schermata.

Niente di sconvolgente? Tutt’altro. Secondo Forbes, lo “scherzetto” costerà a Zuckerberg 8 miliardi di dollari. A Google 17. Insomma: numeri da capogiro. Ma perché fare una mossa simile?  Che cosa importa ad Apple della privacy? Si tratta di un vantaggio competitivo. In un mondo in cui tutti bramano i tuoi dati, Apple fa soldi vendendo iPhone. Molti soldi. Secondo la trimestrale di due settimane fa, il 53% degli 89 miliardi che Apple ha fatturato nell’ultimo quarter viene da iPhone. Il resto: App Store, servizi e i vari iPad, AirPods e MacBook che tutti conosciamo. Se dunque a Apple non servono i tuoi dati, perché dovrebbe aiutare altri a impossessarsene?

Apple e non solo Apple: sempre più servizi promettono più privacy. Ma la privacy è come un quadrato. Una figura non può essere più quadrata di un’altra. O sei un quadrato o non lo sei. E così per molto tempo la privacy è stata una chimera. Fino a oggi.

Cubbit: quando i tuoi dati sono davvero tuoi

Dove salvare i propri dati? Questa domanda se la pongono tutti, prima o poi. Se sei come il 90% delle persone, la risposta è un misto tra Dropbox, iCloud e Google Drive. Oppure, come me, hai degli hard disk. Sia quel che sia, hai una bella gatta da pelare: se sei tra i primi non hai privacy, se sei come me non hai certezze. Ti è mai successo di perdere un hard disk? A me sì. Stavo scrivendo un lavoro e BOOM! Perso tutto. Così, da un giorno all’altro. Rotto il Mac, lavoro perso per sempre. Caput.

Ed è vero, potrei affidarmi a Google. Ma con tutta la roba che ho da salvare – foto, video, lavori, insomma: tutta la mia vita in digitale – mi costerebbe un occhio della testa. Pagare per accedere ai miei dati? Assurdo.

Ecco perché uso Cubbit.

Con Cubbit pago solo una volta. In cambio, non devo più preoccuparmi di come proteggere i miei dati. Appena ho qualcosa da salvare, zac! Lo carico sulla mia Cubbit Cell e lei si occupa di tutto. Qualsiasi cosa accada, mi prendesse anche fuoco la casa, non c’è problema: i miei dati sono indistruttibili, al sicuro nello Sciame di Cubbit Cell. Esatto: non sono in cloud. Non sono, in altre parole, a casa del signor Google. Piuttosto, sono criptati e spezzettati in tante piccole copie, distribuite su decine di Cubbit Cell.

Questa è la magia: i tuoi ricordi, eterni. Pensaci. L’hard disk è uno spartito senza copie, ché se gli succede qualcosa, auguri. Il Cloud è come Spotify: puoi ascoltare una canzone quanto ti pare purché tu paghi il riscatto mensile. Cubbit, invece, è Mozart: non è ostaggio di alcun pianoforte né prigioniero dietro un abbonamento. E non ci sono spioni che tengano! I tuoi dati restano tuoi, e neanche Cubbit sa cosa c’è dentro.

Google. Dropbox. Microsoft. Tutti ti dicono che “no, la privacy non possiamo dartela perché senza i tuoi dati non possiamo offrirti un servizio decente”. Balle. Cubbit usa il peer-to-peer e un’architettura crittografica zero knowledge per fare quello che gli altri ritengono impossibile: velocità e privacy, insieme. Un po’ come se BitTorrent e IPFS facessero un figlio. E la figata è che anche senza la fibra, gli upload sono istantanei!

Troppo bello per essere vero? Ti capisco, ma non devi fidarti di me. Prova tu stesso Cubbit per 30 giorni. Il rischio è zero: ordina una Cubbit Cell, e se ci ripensi, verrai rimborsato di tutte le spese, incluse quelle di spedizione.

Zero abbonamenti, zero preoccupazioni, e i tuoi dati restano tuoi: davvero, non c’è nessun motivo per non passare a Cubbit oggi stesso.