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DRAM, mercato in “caduta libera”. Prezzi mai così in calo dal 2011

I prezzi di acquisto dei chip DRAM per PC, secondo gli analisti di DRAMeXchange, sono scesi di quasi il 30% in questo trimestre. Il dato è più “roseo” delle aspettative, in precedenza vicine al 25%, e rappresenta il calo più netto in un singolo trimestre dal 2011 a oggi.

DRAMeXchange sottolinea che i livelli delle scorte hanno continuato a crescere da quando i prezzi di acquisto dei chip DRAM (in gergo detti contract prices) sono scesi nel quarto trimestre dello scorso anno. Oggi la maggior parte dei fornitori di DRAM avrebbe circa 6 settimane di inventario (wafer inclusi). E in effetti i prezzi dei moduli DDR4 sono in costante calo da diversi mesi.

La carenza di CPU di fascia bassa di Intel dovrebbe durare fino alla fine del terzo trimestre e gli OEM del segmento PC non sono in grado di portare il consumo di chip DRAM al livello della domanda. Il mercato nel suo complesso è quindi entrato in caduta libera, il che significa che forti riduzioni dei prezzi non avranno efficacia nell’aumentare le vendite. L’inventario oltremisura elevato continuerà a causare correzioni al ribasso nei prezzi nel corso dell’anno se la domanda non dovesse tornare forte”, sottolineano gli analisti.

Il fatturato totale del mercato DRAM è calato del 18,3% nel quarto trimestre 2018 rispetto al terzo trimestre, in quanto prezzi e vendite hanno subito una battuta d’arresto. DRAMeXchange non vede però grandi scossoni nei rapporti di forza tra Samsung, SK Hynix e Micron, impegnate tutte in piani di espansione produttiva per affrontare le future richieste provenienti da più mercati, non solo quello dei PC/server e degli smartphone, ma anche automotive e intelligenza artificiale.

“I ricchi restano ricchi”, affermano gli analisti, ricordando che ci sono nuovi concorrenti che stanno entrando nel mercato – ossia i produttori cinesi – aiutati da una grande quantità di risorse e capitali. “Perciò se i piccoli fornitori di DRAM non troveranno il modo di tenere il passo su processi produttivi e portata, potrebbero rischiare l’emarginazione nel prossimo futuro”.