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DuckDuckGo sbarca su Chrome, motore di ricerca per chi ama la privacy

DuckDuckGo diventa "grande", tanto che Google l'ha inserito in Chrome 73 tra i motori di ricerca nella lista dei selezionabili come soluzione di default.

Con l’ultimo aggiornamento di Chrome, Google ha inserito nella lista dei motori di ricerca di default anche DuckDuckGo (oltre a Google, Bing e Yahoo!) – prima era solamente opzionale. In Francia è stato inserito anche Qwant.

Si tratta di motori di ricerca che nascono con l’intento di offrire ciò che Google non assicurerebbe, ovvero la privacy. Orin Jaworski, ingegnere software della casa di Mountain View, ha spiegato che la lista dei motori di ricerca è stata completamente rinnovata in base a nuovi dati d’uso statistici collezionati di recente. In pratica la scelta si riduce ai primi quattro per quota di mercato nei vari paesi.

DuckDuckGo

“Siamo felici che Google abbia riconosciuto l’importanza di offre ai consumatori un’opzione di ricerca privata”, ha commentato il fondatore di DuckDuckGo, Gabe Weinberg. Per impostare DuckDuckGo come motore di ricerca di default non vi resta che andare nelle Impostazioni di Chrome, cercare “motori di ricerca” e selezionarlo da un menù a tendina.

Nell’ottobre scorso DuckDuckGo raggiunse 30 milioni di ricerche giornaliere, sull’onda degli scandali in fatto di privacy e sicurezza dei dati che hanno riguardato colossi come Facebook e Google. DuckDuckGo promette di avere pieno rispetto dei suoi utenti e della loro privacy.

Non richiede agli utenti di registrarsi creando un profilo utente prima di poterlo usare, non memorizza i risultati delle ricerche e non propone risultati sponsorizzati. DuckDuckGo offre i risultati senza chiedere in cambio i dati degli utenti rivolgendosi a diverse fonti, a partire dal proprio crawler di indicizzazione dei contenuti. Il motore di ricerca si avvale inoltre usa anche i risultati prodotti da altri motori di ricerca come Yahoo! Search BOSS, Bing e Yandex. Instant Answers invece cerca di mostrare risposte dirette sintetiche o vari termini correlati alla ricerca, prodotte sulla base di oltre 500 fonti tra cui anche Wikipedia.

A tutto ciò infine va aggiunto anche il filtraggio a monte di tutte quelle fonti che producono contenuti di bassa qualità atti esclusivamente a migliorare la visibilità del sito stesso nei risultati di Google e l’eliminazione di tutte le pagine che presentino una quantità di inserzioni pubblicitarie giudicata eccessiva.

DuckDuckGo si vanta infine anche di liberare gli utenti dalla cosiddetta bolla di filtraggio, termine con cui si intende la tendenza di Google a fornire all’utente risultati in linea con le proprie convinzioni e i propri interessi. Conseguenza proprio del tracciamento, la bolla di filtraggio ci isolerebbe da un reale confronto critico, unica base per un vero progresso della conoscenza, finendo così per rafforzare i pregiudizi.

Per quanto concerne invece Qwant, si tratta di un progetto finanziato in parte grazie alla Caisse de Depots, la Cassa Depositi e Prestiti francese e alla BEI, Banca di Investimenti Europea. Non è un motore di ricerca commerciale e quindi non usa i dati degli utenti come merce. Eric Leandri, cofondatore di Qwant, ha commentato l’inserimento tra le scelte di default in Francia ringraziando Google per aver compreso il successo del servizio. Ha comunque affermato che consiglia agli utenti di usare altri browser al di fuori di Chrome, come Firefox o Brave, altro software di navigazione incentrato sulla privacy. Ha inoltre espresso il desiderio di vedere Qwant inserito anche tra i browser di default in Chrome anche in Germania e Italia.