Un rettangolo di sedici libbre, che nel sistema metrico fanno circa 7,3 chilogrammi, e poco più di 10 centimetri. Ora immaginatevelo sulla scrivania: non un portatile, ma un piccolo monolite beige che chiedeva più spazio di un forno a microonde e prometteva estrema mobilità con la grazia di un blocco di marmo. Il Macintosh Portable fu il primo tentativo di Apple di entrare nel mondo dei computer portatili. Venduto alla modica cifra di 6,500 dollari senza disco rigido, e 7,300 dollari con disco rigido (non si dica che sul prezzo dello spazio di archiviazione Apple non sia mai stata coerente a se stessa), si tradusse in un oggetto ingombrante, massiccio, pesante e decisamente poco attraente. Come se non bastasse, i primi modelli presentarono svariate problematiche legate all'hardware che portarono l'azienda a cercare di migliorare il progetto, prima snellendolo ove possibile e in seguito introducendo la retroilluminazione dello schermo. Un progetto tanto ambizioso sulla carta, quanto goffo nella sua realizzazione. Ci salutò tutti nel 1991, entrando di diritto nella lista dei fallimenti di Apple.
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