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Gartner: l’open source non è più una religione

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Il futuro del segmento software è nell’ibridazione delle soluzioni proprietarie con quelle open source. Gli analisti di Gartner ne sono così convinti che durante l’ultimo Midsize Enterprise Summit di Parigi hanno fatto di questa tesi il loro core-think per il domani. Secondo la quotata società di analisi nei prossimi cinque anni si assisterà a una crescente integrazione fra le due realtà. “Lo stiamo riscontrando in ambito business. Aumentano le aziende che vogliono utilizzare applicazioni tradizionali su Linux o soluzioni open source su sistemi operativi come Microsoft Windows”, ha confermato Phil Dawson, vice presidente di Gartner. “L’approccio tradizionale vedeva una schieramento netto. O pienamente commerciale o totalmente open. Ma questi sono solo estremi. La crescita sostanziale del comparto si concentrerà nella zona mediana”.

Il rapporto sinergico fra le due filosofie, in ambito server, ha convinto anche Microsoft che si tratti di una strada da seguire. “L’azienda di Redmond ha subito quasi una rivoluzione interna, negli ultimi 2 anni è maturata notevolmente sotto questo aspetto. Stanno iniziando, infatti, a valutare l’opportunità di trasformare Windows in una piattaforma compatibile anche con applicazioni open, come ad esempio Apache. Inoltre non bisogna considerare un’apertura nei confronti dell’open come un qualcosa che guardi solo a Linux. La crescita più grande, attualmente, è nelle applicazioni commerciali per Linux”, ha aggiunto Dawson.

Secondo Dawson lo scontro di “religione” fra Linux e Windows si calmiererà, dato che gli sviluppatori avranno l’opportunità di scegliere fra soluzioni diverse, come J2EE o .Net. “Gli sviluppatori indipendenti stanno diventando agnostici, per quanto riguarda le piattaforme. Le applicazioni non sono scritte per un sistema operativo ma con un metodo che ne permette la portabilità, anche se permane l’ottimizzazione e la compilazione”, ha dichiarato Dawson.