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Hard disk come la benzina: i prezzi scendono troppo piano

I prezzi degli hard disk continuano a rimanere elevati rispetto ai livelli pre-alluvione thailandese, che ha colpito il 25% della produzione mondiale. Diversi impianti sono stati danneggiati, alcuni completamente inondati e ci sono volute sette settimane per riprendere la produzione. 

La carenza di unità e l’elevata domanda avevano fatto lievitare i prezzi a livelli davvero astronomici, tanto da influenzare tutto il mercato dei computer, con alcuni produttori costretti a realizzare meno PC del previsto. La situazione è indubbiamente migliorata, ma i prezzi non sono ancora quelli di un tempo.

Prendiamo ad esempio il Western Digital 2TB Caviar Green 20EARS venduto a circa 70 euro prima dell’infausto evento e ora disponibile a 120 euro. Aveva raggiunto dei picchi ben al di sopra di 200 euro, ma fortunatamente la situazione è migliorata.
Da qualche tempo si nota però un sostanziale stallo, e la differenza in alcuni casi (come l’esempio) rimane del 70%.

WD produce in Thailandia il 60% dell’intera gamma e anche Seagate ha importanti impianti nel paese, tanto che la situazione non è troppo diversa se si osservano prodotti come il Barracuda Green ST2000DL003, che si trovava a meno di 65 euro prima dell’alluvione e ora mediamente è a 110 euro.

Secondo l’analisi di Leonhard Woody di Infoworld i produttori stanno facendo la cresta, mantenendo prezzi elevati più del dovuto. Una posizione simile a quella di IDC, che ad aprile aveva dichiarato che i produttori stavano approfittando dell’occasione fornita dalla catastrofe naturale per recuperare in parte l’erosione dei prezzi che ha avuto inizio nel 2009.

Leonhard Woody però va un po’ più a fondo e secondo la sua analisi Western Digital e Seagate si sono assicurate contratti a lungo termine con i produttori di PC, bloccando di fatto la maggior parte della produzione in quella direzione e a determinati valori, lasciando “le briciole” al canale retail e influenzando di conseguenza i prezzi al dettaglio. 

I due principali produttori starebbero godendo appieno di questo momento. Nell’ultima trimestrale WD ha raggiunto un fatturato di 3,04 miliardi e 483 milioni di utile netto, con un margine del 16%. Seagate ha toccato un fatturato di 4,45 miliardi, con un utile netto di 1,15 miliardi.

L’AD di Western Digital, John Coyne, in occasione dei risultati finanziari aveva affermato che l’azienda aveva la “capacità di rispondere adeguatamente alla domanda anticipata dei clienti nel trimestre e oltre. Le nostre sussidiarie sono concentrate nel servire proficuamente le esigenze del cliente sia in termini di mix che di volumi”. 

Steve Luczo, a capo di Seagate, aveva dichiarato che i prezzi erano stati particolarmente favorevoli (all’azienda) tanto che le prestazioni operative aveva superato le aspettative. Secondo i dati raccolti da Ycharts, entrambe aziende hanno incrementato in modo deciso il margine lordo, toccando livelli mai visti prima nei 10 anni precedenti. 

Leonhard Woody fa anche notare che la riduzione delle aziende nel settore (WD ha acquisito Hitachi e Seagate la divisione HDD di Samsung) potrebbe essere un ulteriore ostacolo alla discesa dei prezzi, a causa della minore concorrenza.

Il redattore di Infoworld ricorda inoltre come iSuppli abbia  fatto notare che la distribuzione di hard disk nel quarto trimestre 2011 e nel primo trimestre 2012 fosse stata inferiore del 29,1 e 16,6 percento rispetto al terzo trimestre 2012, quello pre-alluvione. 

A fronte della ripresa in entrambi i trimestri i prezzi rivelati sono stati mediamente maggiori del 28%.
In conclusione, come accade spesso con il prezzo della benzina, al minimo scossone i prezzi salgono nel giro di pochissimo tempo, spesso istantaneamente, mentre la discesa è molto più lenta. La situazione potrebbe non migliorare nel breve termine, quindi l’unica cosa da fare è ingoiare il rospo e imparare a convivere con questa condizione. Speriamo entro la fine dell’anno di darvi notizie decisamente migliori.