Software

Il 47 percento degli utenti italiani usa software pirata

Il 47% del software installato sui PC in Italia nel 2013 era senza licenza. La notizia è contenuta nella ricerca "BSA Global Software Survey" condotta in tutto il mondo da BSA e IDC sull'uso di software pirata. La percentuale è più alta della media globale, anche siamo messi meglio di due anni fa (quando il dato arrivava al 49%) e di molti Paesi emergenti oggi.

Secondo il conto globale condotto su un campione di 34 Paesi infatti il tasso di software per PC senza licenza è aumentato dal 42% nel 2011 al 43% nel 2013 a causa, principalmente, delle economie emergenti, dove l'uso di software senza licenza è più diffuso e continua a caratterizzare un numero crescente di PC.

I dati pubblicati da BSA

Non sorprende il fatto che l'area geografica in cui nel 2013 si è registrato un maggior numero d'installazioni di software pirata è stata l'Asia – Pacifico, con il 62%: un dato in crescita rispetto al 2011.

Tornando all'Italia, la frenata dell'uso di software pirata è dovuta, stando alle dichiarazioni degli intervistati, alla paura di minacce alla sicurezza causate da malware (64%) e a quella di perdere i propri dati (59% del campione).

Non tutti però la pensano così, per questo a livello mondiale, nel 2013, il valore commerciale delle installazioni di software senza licenza era pari a 46 miliardi di euro. In Italia invece il controvalore commerciale è stato pari a 1,3 milioni di euro.

"L'ambiente informatico è in continua evoluzione grazie anche al cloud computing e ai dispositivi mobili che si collegano con i PC; tuttavia, lo scorso anno c'erano più di 27 milioni di computer in uso in Italia" spiega Simonetta Moreschini, Chairman della Commissione BSA Italia. L'invito della Business Software Alliance è quello di combattere il fenomeno a tutti i livelli, partendo dalle aziende la cui sicurezza dipende proprio dall'uso di software con regolare licenza.