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In Corea del Sud vogliono abbandonare Windows per Linux

In Corea del Sud, in virtù del sempre più imminente stop al supporto a Windows 7, stanno meditando il passaggio a Linux nei palazzi del potere.

Il governo della Corea del Sud potrebbe abbandonare Windows per passare a Linux. Ad annunciarlo il Ministero dell’Interno e della Sicurezza. Ci sarà una prima fase di test, che coinvolgerà proprio il suddetto Ministero e se non emergeranno problemi di sicurezza, Linux sarà introdotto più ampiamente negli apparati governativi.

La decisione, secondo fonti di stampa locali, sarebbe legata a “preoccupazioni circa il costo di continuare a usare Windows, con il supporto tecnico gratuito di Microsoft per Windows 7 che termina nel gennaio 2020”. Più precisamente il prossimo 14 gennaio Microsoft interromperà ufficialmente il supporto, non pubblicando più alcuna patch di sicurezza per il vecchio sistema operativo.

Istituzioni e grandi aziende avranno comunque l’opportunità di ricevere comunque aggiornamenti di sicurezza e fix per altri 3 anni, ma a pagamento, con l’importo dell’abbonamento che andrà a crescere anno dopo anno.

Secondo indiscrezioni il primo anno (da gennaio 2020 a gennaio 2021) sarà necessario spendere 50 dollari a dispositivo per ottenere gli aggiornamenti di sicurezza su Windows 7 Pro, mentre saranno richiesti 25 dollari per ogni computer con Windows 7 Enterprise.

Il secondo anno – da gennaio 2021 al 2022 – si passa rispettivamente a 100 dollari e 50 dollari. Il terzo anno, da gennaio 2022 allo stesso mese del 2023, Microsoft richiederà 200 dollari per ogni dispositivo Windows 7 Pro e 100 dollari per ogni PC Windows Enterprise. Tutti i prezzi includono anche il supporto esteso per Office 365 Pro Plus.

La transizione da Windows a Linux e l’acquisto di nuovi computer dovrebbe comportare per il paese asiatico un esborso da parte del governo sudcoreano di 780 miliardi di won, circa 655 milioni di dollari. I test verificheranno se Linux potrà essere usato “su dispositivi con rete privata senza rischi di sicurezza e se può esserci compatibilità con i siti e i software esistenti creati per funzionare su Windows”.

Il capo dell’ufficio per i servizi digitali del Ministero, Choi Jang-hyuk, si aspetta una riduzione dei costi grazie al passaggio a un sistema operativo open source, ma la misura è anche tesa a evitare di affidarsi a un singolo sistema operativo.

In attesa dei test e della successiva decisione, è bene sottolineare che alla voce costi bisogna aggiungere anche i costi di formazione del personale e un’iniziale perdita di produttività, che ci saranno sicuramente: per quanto Linux sia maturo, sappiamo bene che anche il minimo cambiamento di una semplice interfaccia può spiazzare i meno avvezzi alla tecnologia.

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