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In Intel stipendi uguali per tutti, che tu sia uomo o donna

Intel ha annunciato di essere riuscita, grazie all'adozione di un nuovo approccio di valutazione, a colmare qualsiasi divario in termini di stipendio tra tutti i suoi dipendenti.

Intel ha annunciato sul proprio sito di aver raggiunto a livello globale quella che chiama “gender pay equity”: l’azienda è riuscita a colmare qualsiasi tipo di divario relativo allo stipendio dei propri dipendenti, indipendentemente da sesso, razza o etnia.

La casa di Santa Clara ha affermato di aver adottato un nuovo approccio, in modo da comprendere meglio i dati relativi agli stipendi dei propri dipendenti, identificare i suddetti gap e colmarli in modo efficace. In passato erano già stati fatti dei tentativi per eliminare queste disparità, ma si era intervenuti solamente sulla paga base e sui bonus. Nel 2018 l’azienda invece ha iniziato a valutare anche il compenso totale e i premi in azioni, e il risultato è quello a cui sono arrivato oggi.

Con 107 mila dipendenti sparsi in oltre 50 paesi – ognuno con le proprie leggi – non deve essere stato semplice arrivare ad un metodo di valutazione corretto, ma l’impegno di Intel è sicuramente da lodare. Dopo aver raggiunto nel 2018 (due anni prima della tabella di marcia) la piena rappresentanza delle minoranze nella forza lavoro presente negli Stati Uniti, questo è un altro passo importante verso l’uguaglianza che spesso manca in alcuni ambiti lavorativi.

Quello di Intel dovrebbe essere l’esempio da seguire, ma sembra che non tutti i giganti della tecnologia siano intenzionati a farlo nell’immediato. Secondo Businessinsider infatti Larry Ellyson, chairman e Chief Technology Officer di Oracle, è stato accusato di aver discriminato i lavoratori donne o appartenenti a qualche minoranza, pagandoli meno dei loro colleghi.

Sembra infatti che l’azienda nel periodo dal 2013 al 2016 preferisse assumere donne, asiatici provvisti di VISA, afroamericani e ispanici, “risparmiando” così 401 milioni di dollari in stipendi. “Oracle ha continuato a discriminare in maniera sistematica i propri dipendenti in base al sesso e alla razza” ha affermato Laura Bremer, uno degli avvocati dell’accusa. L’azienda ha preferito non commentare la vicenda.

“È una causa che riteniamo priva di fondamento, basata su accuse non vere e su un procedimento gravemente viziato all’interno dell’OFCCP (Office of Federal Contract Compliance Programs), che si basa su statistiche raccolte selettivamente, piuttosto che sulla realtà. Siamo in forte disaccordo con le accuse pretestusose e continueremo nel procedimento per dimostrarne l’infondatezza. Rispettiamo i nostri obblighi normativi, siamo impegnati per la parità di trattamento e orgogliosi dei nostri dipendenti”, ha commentato Dorian Daley Executive Vice President e General Counsel di Oracle.