Il mercato delle workstation desktop si prepara a una nuova battaglia tra giganti. Dopo quasi tre anni di assenza dal segmento, Intel torna alla carica con la serie Xeon 600, nome commerciale della famiglia Granite Rapid-WS, una gamma di processori destinati a computer di lavoro professionali che promette di ridisegnare gli equilibri in un settore dominato negli ultimi mesi dai Threadripper 9000 basati su architettura Zen 5 di AMD. La mossa di Intel arriva in un momento strategico, sfruttando l'esperienza maturata nei datacenter dove Granite Rapids è già operativo da circa un anno e mezzo, e introduce importanti novità nella configurazione della memoria e nelle capacità di accelerazione AI.
La nuova lineup unifica l'offerta sotto un unico marchio, abbandonando la precedente divisione tra Xeon W-2500 e W-3500 della generazione Sapphire Rapids-WS. Intel presenta complessivamente 11 SKU, di cui cinque saranno disponibili anche in versione boxed per il mercato retail. I prezzi si distribuiscono su un ampio spettro: si parte dai 499 dollari dello Xeon 634 con 12 core, per arrivare ai 7.699 dollari del modello di punta Xeon 698X con ben 86 core e 172 thread. Quest'ultimo rappresenta un salto significativo rispetto al predecessore Xeon w9-3595X, fermo a 60 core.
Le specifiche tecniche rivelano un approccio aggressivo alle prestazioni multi-threaded. Oltre al flagship a 86 core, la gamma include lo Xeon 696X a 64 core, disponibile anche in versione boxed, che si posiziona come diretto concorrente dei Threadripper di fascia alta. Tutti i processori della serie utilizzano esclusivamente P-core con Hyper-Threading, basati sulla microarchitettura Redwood Cove già vista nei chip mobile Meteor Lake, ma qui scalata massivamente in termini di numero di core. Le frequenze variano significativamente: il modello di punta parte da una base di 2 GHz per raggiungere i 4,8 GHz in boost, mentre SKU più contenuti come lo Xeon 636 offrono una frequenza base di 3,5 GHz.
Sul fronte della piattaforma, i modelli X-series risultano sbloccati per l'overclocking e supportano memoria a otto canali con velocità ufficiali fino a 6.400 MT/s. La dotazione di linee PCIe 5.0 raggiunge le 128 unità sui modelli superiori, mentre i tre SKU entry-level si fermano a 80 linee. Particolarmente interessante il supporto per un massimo di 4TB di RAM, il doppio rispetto ai Threadripper 9000 WX di AMD e quattro volte superiore alla gamma base Threadripper 9000, sebbene equipaggiare una configurazione da 1TB con moduli DDR5-6400 RDIMM comporti attualmente una spesa nell'ordine dei 28.000 dollari.
Una delle innovazioni più significative riguarda l'introduzione delle MRDIMM (Multiplexed Rank DIMM) nel segmento workstation, una tecnologia già presente nei processori Xeon 6 per datacenter. Le MRDIMM integrano due ranghi di chip di memoria insieme a multiplexer che permettono di combinare la larghezza di banda di entrambi i ranghi, raddoppiando le velocità di trasferimento fino a 8.000 MT/s. Questa soluzione utilizza lo stesso connettore fisico delle RDIMM standard, garantendo compatibilità con le schede madri che supportano la tecnologia. Intel ha però limitato il supporto MRDIMM ai cinque SKU superiori della gamma, a partire dallo Xeon 674X, riconoscendo che i benefici sono rilevanti principalmente in ambienti HPC dove la larghezza di banda della memoria rappresenta un collo di bottiglia critico.
I dati prestazionali forniti da Intel evidenziano guadagni variabili a seconda dei carichi di lavoro. Nei test SPEC Workstation 4, lo Xeon 698X mostra un miglioramento del 17% nelle applicazioni AI rispetto allo Xeon w9-3595X, del 22% nella categoria energia, del 61% nei servizi finanziari, del 19% nelle scienze della vita e del 10% in media e intrattenimento. Le prestazioni nella produttività rimangono identiche, mentre nel product design Intel ha registrato una regressione di entità non specificata. Nel rendering Blender con la scena Junkshop, il flagship completa il lavoro il 74% più velocemente, mentre nell'upscaling AI tramite Topaz Labs Video Upscaler il vantaggio si attesta al 29%.
Gli acceleratori AMX presenti in ogni core degli Xeon 600 supportano ora istruzioni FP16, una caratteristica che Intel sfrutta anche nel nuovo Open Image Denoise 2.4, ottimizzato specificamente per queste unità di calcolo. Per sviluppatori e data scientist, Intel rivendica un miglioramento del 24% nelle prestazioni di algebra lineare misurate attraverso algoritmi nella propria fork di NumPy/SciPy, del 18% nell'analisi di grandi dataset e del 16% nell'inferenza AI tramite ONNX. Tutti i chip della serie integrano inoltre il supporto CXL 2.0 e la tecnologia vPro di Intel.
Intel non ha fornito confronti diretti con i Threadripper 9000 di AMD. Durante una sessione di Q&A con la stampa, Jonathan Patton di Intel ha sottolineato la competitività in termini di rapporto prestazioni/prezzo e le caratteristiche distintive della piattaforma, come la capacità di memoria superiore, il supporto per due DIMM per canale e le tecnologie proprietarie come AMX e vPro. La strategia di Intel sembra puntare sulla differenziazione attraverso funzionalità avanzate piuttosto che su confronti prestazionali diretti con la concorrenza.
Le nuove schede madri basate sul chipset W890 arriveranno sul mercato a partire dalla fine di marzo, accompagnate da sistemi preassemblati di OEM come Dell, Lenovo, Supermicro e Puget Systems. Intel non ha ancora comunicato una data di rilascio precisa per i processori in versione boxed, lasciando gli appassionati e i professionisti del settore in attesa di maggiori dettagli. Con questa mossa, Intel tenta di riconquistare terreno in un segmento che AMD ha presidiato con decisione durante l'assenza del rivale, preparando il terreno per una nuova fase di competizione tecnologica nelle workstation ad alte prestazioni.