CPU

La carenza di semiconduttori non finirà prima del 2022? Colpa dell’automotive

La carenza globale di semiconduttori, aggravata dalla crisi pandemica provocata dal Covid-19, è un problema che preoccupa i tanti settori che impiegano hardware tecnologicamente avanzato. Vi abbiamo raccontato delle preoccupazioni di Asus, e di come questo problema possa influenzare il mercato dell’automotive. Oggi i produttori di hardware, di auto e di altri settori sperano che la carenza globale di chip possa finire presto, ma le catene di rifornimento potrebbero non riallinearsi alla domanda prima del 2022. Per quale motivo?

Il problema della carenza è stato fortemente influenzato dalla pandemia. La crisi ha infatti sconvolto il mercato dei semiconduttori, creando una netta biforcazione della domanda. A causa del confinamento fisico e del lockdown, la domanda di automobili è crollata e le case automobilistiche hanno quasi ridotto a zero i loro ordini. Al contempo, abbiamo assistito a una brusca impennata della richiesta di chip e hardware per computer e data center. Questa “scissione” ha portato a una serie di rapide oscillazioni dei produttori: in un’industria che necessita di un’attenta pianificazione e di lunghi tempi di consegna, ciò ha creato uno squilibrio che richiederà del tempo per essere sanato.

La questione non si limita alla produzione, ma si estende ad altri campi: la scarsità di wafer e di substrati di imballaggio aggrava il problema. In altre industrie di consumo, come gli elettrodomestici, carenze come questa possono essere affrontate più facilmente: le aziende possono semplicemente fare ordini ad altri produttori per soddisfare picchi temporanei della domanda. Oppure si può ricorrere a componenti meno all’avanguardia. Ma, per le case automobilistiche così come per la componentistica hi-tech, queste soluzioni non sono considerabili. Nell’automotive sono normalmente necessari dai tre ai sei mesi, e a volte anche di più, per verificare la corretta implementazione dei chip provenienti da una nuova fabbrica. Inoltre è improbabile che ci si rivolga ad altri produttori per quelli che potrebbe essere picchi di domanda solo temporanei. Alla fine, la migliore opzione per entrambe le industrie è spingere per un aumento della produzione delle filiere già attive.

Perciò i produttori di chip hanno aumentato la produzione sulle loro linee esistenti, sebbene la maggioranza delle fabbriche stia già operando oltre il 90% della capacità. Nel tentativo di ampliare ulteriormente la produzione, stanno cercando di modificare i tassi sulle macchine esistenti – cioè tentano di consegnare in anticipo l’hardware già ordinato e, successivamente, ottenere maggiori risultati dalle stesse filiere.

Ars Technica ha dedicato un focus al mercato automotive. “Sembra che ci sia un ampio consenso sul fatto che si stabilizzerà entro la fine dell’anno – ha riferito al magazine statunitense Chris Richard, principale nell’analisi delle catene di approvvigionamento e delle operazioni di rete di Deloitte – Ma se torno al 2008 e alla crisi finanziaria, è stato un paio d’anni dopo l’inizio della ripresa che tutto è tornato alla normalità”. L’attuale crisi è frutto anche delle specifiche del mercato automotive contemporaneao. Se i veicoli alimentati a combustibile fossile usano già un sacco di componenti, i veicoli elettrici promettono di usarne di più. Soprattutto ci si aspetta che la diffusione dei sistemi avanzati di assistenza alla guida (ADAS) aumenterà notevolmente nei prossimi anni. “La coincidenza della carenza di chip e dell’elettrificazione cambierà il modo in cui i dirigenti dell’automotive vedono il loro rapporto con i produttori di semiconduttori – ha confermato Richard – Le case automobilistiche probabilmente lavoreranno più strettamente con le aziende produttrici di chip in futuro, anche se le parti dell’auto sono composte da pezzi provenienti da diversi fornitori”.

Proprio questa eterogeneità aggrava le problematiche delle aziende automobilistiche. Nel corso degli anni, con l’implementazione di tecnologie più avanzate, le case automobilistiche hanno esternalizzato la produzione di sempre più parti a differenti fornitori. Una tendenza opposta alle aziende di computer ed elettronica, che invece spesso interloquiscono direttamente con le produttrici di semiconduttori. “È una grande confusione”, ha detto Richard. Una confusione che indebolisce il mercato automotive: questo rappresenta meno del 10% del mercato dei semiconduttori.

Produrre chip è un processo lento. Anche quando la capacità produttiva è a posto, ci possono volere fino a 26 settimane per produrre un chip dal momento in cui un ordine viene effettuato. Falan Yinug, direttore delle statistiche industriali e delle politiche economiche presso la Semiconductor Industry Association ricorda che: “questa è solo la fisica della produzione di chip […] Stanno arrivando buone notizie, ma non si può accelerare il processo”. Ciò nonostante, alcune aziende hanno reagito alla carenza più prontamente di altre: è il caso di Toyota che, forte della sua esperienza a seguito del terremoto e maremoto di Fukushima del 2011, ha sviluppato un piano di stoccaggio-risorse che copre il fabbisogno aziendale da due a sei mesi.

Cerchi una soluzione economica ed ecologica al traffico cittadino e alla carenza di semiconduttori nell’automotive? Su Amazon trovi tante ebike in offerta.