Periferiche di Rete

In pratica

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In pratica

Una volta configurato l’EDR, non ci sono stati problemi a rilevare la sua presenza sulla rete (Windows). Ancora una volta le sorprese non sono mancate: con il solo utente "guest" definito, mappando i drive abbiamo dovuto cliccare per accedere al dispositivo utilizzando le credenziali guest/guest. La maggior parte dei NAS provati sin’ora permette una connessione guest alla condivisione pubblica senza richiederne l’autenticazione. Naturalmente, se il vostro utente sul NAS corrisponde (nome utente e password) a quello del sistema operativo da cui vi collegate, non avrete alcun problema.

Abbiamo provato ad accedere all’EDR tramite FTP. Permette fino a 8 connessioni ma non supporta FTP anonimi. Client FTP come WS-FTP non hanno problemi ma per gli accessi basati su browser bisogna utilizzare il formato ftp://username:password@IP_Address.

EDR ha riconosciuto immediatamente e ha mappato senza il minimo problema tutti i drive USB che abbiamo collegato. Per default, nessun utente viene assegnato alle condivisioni USB, è necessario quindi ricordarsi di aggiungerli prima di poter utilizzare le condivisioni sulla rete.


Figura 12: I drive USB vengono riconosciuti immediatamente (Cliccate sull’immagine per ingrandirla)

Il modo migliore per valutare un NAS che supporti RAID, è testare quanto bene gestisce i malfunzionamenti dei dischi. Perderete i vostri dati? Cosa succede se un drive si rompe? Quello che succede dipende da come avete configurato il RAID. Per dimostrarlo, abbiamo creato uno scenario di test documentato in questa presentazione.

Inizialmente l’EDR era configurato in RAID 10 e il 100% dello spazio allocato per le cartelle condivise. Abbiamo quindi configurato gli utenti, i gruppi, le condivisioni e copiato i dati; abbiamo anche cercato di utilizzare il software di backup per proteggere una partizione su uno dei nostri sistemi, ma il tentativo non è andato a buon fine poichè non si disponeva di spazio non allocato sul RAID.

Riconfigurando il RAID nella versione RAID 5 + spare, i dati e la parità vengono memorizzati su tutti i tre drive, mentre il quarto rimane offline come scorta, pronto ad essere utilizzato nel caso uno degli altri tre avesse problemi. Naturalmente, al cambio di configurazione abbiamo perso tutti i dati presenti sui dischi.

La riconfigurazione è stata veloce, siamo riusciti ad accedere ai dischi in pochi minuti, anche se a prestazioni ridotte. EDR ha impiegato più di 14 ore per sincronizzare completamente il nuovo array e ristabilire livelli di prestazioni ottimali. Ricordate che se si guasta uno dei drive mentre l’array si stà sincronizzando, tutti i dati verranno persi.

Terminata la fase di configurazione, abbiamo copiato ulteriori dati e successivamente fatto una copia di backup della partizione di un portatile sull’EDR. Il drive nell’alloggiamento 1 è stato tolto intenzionalmente, per simulare un malfunzionamento. Risultato? Tutti i dati sono rimasti accessibili e la fase di backup della partizione ha continuato senza interruzioni.

Subito dopo aver rimosso il drive dal suo alloggiamento, quello di spare ha preso vita e la fase di ricostruzione dell’unità mancante ha avuto inizio, per poi terminare dopo 13 ore e 23 minuti. Il nuovo drive è stato sincronizzato e l’intero sistema RAID tornato ad essere fault-tolerant. Subito dopo aver inserito il disco originale nel primo alloggiamento, EDR l’ha riconosciuto immediatamente e l’ha configurato automaticamente come nuovo disco di spare.

Sotto il menu Advanced, il comando Disk mostra informazioni riguardo il modello, i codici seriali, le dimensioni, gli stati e la funzionalità "hot plug" di ciascun drive. Un indicatore verde segnala che la rimozione di un drive non avrà alcun impatto sulle prestazioni del RAID; se giallo, la rimozione di un disco (o il suo danneggiamento) farà funzionare il RAID in condizioni degradate. Un indicatore rosso avverte che il RAID non è operativo al 100% e se un disco si danneggia, si potrebbero perdere tutti i dati.

A questo indirizzo potrete dare un’occhiata agli indicatori presenti nell’interfaccia dell’EDR