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Prigionieri del software? Gli update sono il vero prodotto

I recenti casi di Sonos e DJI evidenziano come ormai il dispositivo hardware sia fortemente dipendente dagli aggiornamenti software. Possono arrivare infatti nuove funzionalità in grado di allungare la vita dei dispositivi, ma anche una sorta di obsolescenza programmata.

Gli aggiornamenti software sono sicuramente una gran cosa, ma ultimamente stanno diventando un'arma a doppio taglio, tramite cui le aziende possono cambiare le carte in tavola in ogni momento, con buona pace degli utenti. I recenti casi di Sonos e DJI ne sono la prova più evidente.

Seppure attraverso modalità diverse e con motivazioni differenti, sostanzialmente entrambe le aziende hanno fatto sapere ai propri clienti che se non si adegueranno alle nuove politiche non potranno più aggiornare i propri dispositivi, fino alla completa cessazione di tutte le funzioni.

Se ce ne fosse bisogno poi un'ulteriore conferma arriva dal lancio di Android Oreo avvenuto ieri: i terminali con già qualche anno sul groppone che non riceveranno l'aggiornamento saranno presto obsoleti. Tutti gli utenti lo sanno e per questo le notizie su quali saranno i modelli aggiornabili riscuotono tanto interesse. Ma procediamo con ordine e vediamo un po' cosa sta succedendo.

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Partiamo da Sonos. L'azienda, tramite un post sul proprio blog ufficiale, ha fatto sapere di aver intenzione di aprire i propri dispositivi agli assistenti vocali, primo tra tutti Amazon Alexa. Questo comporterà l'arrivo di nuove policy sulla privacy, che consentiranno di collezionare dati quali impostazioni audio, errori e altri che riguardano gli account personali. E qui sorge l'intoppo: chi non dovesse accettare le nuove impostazioni non potrà aggiornare il proprio dispositivo, "e nel tempo la funzionalità del prodotto diminuirà. Il consumatore può accettare la nuova policy o accettare che nel tempo il proprio prodotto potrebbe cessare di funzionare", come spiegato da un portavoce di Sonos a ZDNet.

Ovviamente sul web è già montata la rabbia, ma almeno per il momento Sonos non pare intenzionata a recedere dai propri propositi. Del resto anche Plex, software media server multipiattaforma, aveva annunciato qualcosa di simile la scorsa settimana, avvisando i propri utenti che da settembre sarebbe stato impossibile rifiutare la nuova policy che avrebbe permesso all'azienda di raccogliere alcuni dati sugli utenti. In questo caso le proteste e le minacce di non utilizzare più il servizio hanno funzionato e Plex è tornata sui suoi passi, ma per una che recede ce n'è un'altra che si fa avanti.

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DJI, nota azienda produttrice di droni, ha fatto sapere infatti che sta procedendo alla distribuzione di un aggiornamento firmware per risolvere un problema software piuttosto grave verificatosi nei droni modello Spark, che li faceva letteralmente precipitare. Dov'è il problema? Semplice, per motivi di sicurezza, chi dovesse rifiutare l'aggiornamento entro il primo settembre non sarà più in grado di far decollare il proprio drone.

Le motivazioni dietro le decisioni delle varie aziende sono molto differenti e quella di DJI sembra più accettabile perché dettata da necessità legate alla sicurezza, tuttavia introducono a scenari non esattamente gradevoli. Di fatto le aziende avranno il pieno controllo dei dispositivi, a prescindere dal fatto che noi consumatori, avendoli acquistati, ne siamo gli effettivi proprietari. In un momento dunque potranno deciderne l'obsolescenza o addirittura la completa disattivazione, spingendoci così a nuovi acquisti forzati, magari per noi indesiderati o non programmati.

tesla motors inc new software upgrade to ease range anxiety

Con gli smartphone succede già, così come con i sistemi operativi, ma il vero problema, a ben pensarci, si presenterà domani, quando avremo automobili ed elettrodomestici "intelligenti". Tesla fa già qualcosa del genere, basti pensare al fatto che i modelli di ultima generazione hanno già a bordo l'hardware adatto per la guida autonoma, ma quest'ultima sarà abilitata solo in futuro tramite un aggiornamento firmware di tipo OTA. Aggiornamento a pagamento.

La soluzione a questo scenario, in un futuro non tanto lontano, potrebbe essere quella di passare da un modello di possesso del dispositivo tramite acquisto a un modello di noleggio dell'hardware in quanto supporto per poter usufruire delle funzioni software. Sarà un salto anche culturale che andrà digerito nel tempo giacché siamo abituati a "comprare" anziché "utilizzare".

Non è infatti un caso che, all'alba dell'era dell'Internet delle Cose e delle automobili a guida autonoma, molte aziende soprattutto automobilistiche stiano pensando a nuovi modelli di commercializzazione che non prevedono più necessariamente l'acquisto di un bene, ma solo la sua fruizione.  


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