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Efficienza, efficienza, efficienza!

Come funziona un alimentatore? Perché è importante scegliere un modello sufficientemente potente ed efficiente? In questo articolo cerchiamo di darvi qualche informazione sull'alimentatore giusto per voi prima di spiegarvi perché in questo ambito la parola "meno", a volte, significa "di più".

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Avatar di Tom's Hardware

a cura di Tom's Hardware

@Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 23/06/2016 alle 09:20
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Più bassa è la quantità di energia che un alimentatore deve attingere per produrre una determinata potenza, maggiore è la sua efficienza. Anche se ciò è piuttosto chiaro, vorremmo chiarire un equivoco molto comune sull'efficienza. Se avete un alimentatore da 500 watt con un'efficienza del 75% ciò non significa che fornirete al PC solo 375 watt. Invece è necessario attingere dalla presa di corrente 666 watt per fornire 500 watt al computer. Perciò la domanda da porsi è "quanta energia il mio PC attinge dalla presa quando richiede una certa potenza?"

Esempio:

Ipotizziamo che stiamo davvero mettendo sotto carico il nostro PC e che questo necessita di 600 watt. Il nostro alimentatore è attestato a un'efficienza dell'80%. Ecco ciò che l'alimentatore attinge effettivamente dalla presa:

600W / 0,80 = 750W

In realtà il nostro PC, sotto carico, raccoglierà circa 750 watt dalla presa. I rimanenti 150 watt sono, in sintesi, sprecati e generalmente dissipati dall'alimentatore sotto forma di calore.

Nulla è costante, nemmeno le perdite

Il nostro esempio, però, è vero solo in un mondo ideale, e poiché non abbiamo la tecnologia super efficiente di Star Trek, le cose solitamente non vanno così lisce. Un PC è usato in vari stati, dall'idle (inattività) al throttling completo, con tutte le sfumature tra questi due estremi. Ovviamente il PC userà meno energia in idle sul desktop, di più durante un uso moderato e vario, e ancora di più sotto pieno carico (grafica 3D o calcoli intensi). Perciò non vedremo un uso energetico costante. Dobbiamo ipotizzare almeno due stati, idle e carico. Diamo uno sguardo all'efficienza del nostro ipotetico alimentatore da 600 watt sotto vari livelli di carico.

chart

Diamo un'occhiata al grafico. La curva dice che l'alimentatore raggiunge la massima efficienza al 50% circa della potenza nominale. Un osservatore attento suggerirebbe che rendendo semplicemente l'alimentatore il doppio più potente si dovrebbe risolvere il problema. Anche se è corretto, in linea di principio, si dimentica qualcosa: lo stato di inattività. È in questo stato che un alimentatore moderno affronta problemi. Se il carico scende sotto il 10%, l'efficienza passa al 50 o 60%, possibilmente anche meno. Ironicamente questa situazione è esasperata dai meccanismi di risparmio energetico implementati nei componenti. Per esempio un sistema potente con una buona scheda video può cavarsela con un minimo di 65 watt in idle, ma richiedere 500 watt sotto carico. Pertanto, è necessario assicurarsi che l'alimentatore non sia né sovradimensionato né sottodimensionato per l'hardware che si possiede.

Esempio:

Diciamo che il nostro alimentatore da 600 watt sta fornendo 65 watt al sistema. A quale carico corrisponde?

(100% / 600W) x 65W = 10,83%

Guardando il grafico le cose non vi sembrano troppo buone. Ripetiamo il nostro calcolo, stavolta ipotizzando un'efficienza del 68%.

65W / 0,68 = 95,6W

Nonostante il sistema richieda davvero 65W, l'alimentatore sta richiedendo quasi 100W dalla presa a muro e trasformando 30W in calore. E questi sono i numeri per i due alimentatori ipoteticamente più efficienti! Non per andare troppo oltre, ma in quel diagramma c'erano un paio di curve d'efficienza, una per l'alimentatore meno costoso e l'altra per quello più costoso. L'alimentatore da poche decine di euro si è rivelato un vero animale affamato di energia con il sistema in idle, facendo crescere la bolletta elettrica sul lungo periodo.

Questo, però, è solo un esempio ipotetico. Proveremo a mostrarvi che cosa succede davvero. Come vedrete possiamo facilmente capire l'impatto dell'efficienza sui nostri calcoli. Ed è facile dimostrare che gli alimentatori meno costosi, nel lungo termine, si trasformano spesso in qualcosa di molto più costoso.

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