L'intelligenza artificiale sta ridisegnando non solo il panorama tecnologico globale, ma anche le infrastrutture energetiche su cui si reggono le economie moderne. Durante un recente discorso, il presidente Donald Trump ha sollevato un tema sempre più urgente per il settore tech: il consumo energetico dei grandi data center destinati all'elaborazione dei carichi di lavoro basati sull'IA sta mettendo sotto pressione le reti elettriche nazionali, con ricadute concrete sui costi delle bollette dei cittadini comuni. La risposta proposta dalla Casa Bianca è diretta e ambiziosa: un cosiddetto "ratepayer protection pledge", ovvero un impegno formale che obbligherebbe le grandi aziende tecnologiche a costruire e gestire autonomamente le proprie centrali elettriche per alimentare i data center.
Negli ultimi anni, i colossi del settore tecnologico hanno espanso le proprie infrastrutture a una velocità straordinaria, allestendo strutture enormi che ospitano migliaia di GPU in parallelo per sostenere l'addestramento e l'inferenza dei modelli di intelligenza artificiale. Queste GPU — si pensi alle NVIDIA H100 o alle più recenti H200 — hanno un consumo energetico elevatissimo, a cui si aggiunge quello dei sistemi di raffreddamento indispensabili per mantenere le temperature operative entro limiti accettabili. Fino ad oggi, la soluzione adottata dai principali operatori del settore è stata semplicemente quella di allacciarsi alla rete elettrica pubblica e acquistare energia come qualsiasi altra utenza commerciale.
Il problema è che questa strategia ha iniziato a mostrare crepe evidenti. «Abbiamo una rete elettrica vecchia. Non è mai stata progettata per gestire i numeri, le quantità di elettricità che ora sono necessarie», ha dichiarato Trump nel suo discorso. Le parole del presidente fotografano con precisione una realtà tecnica ben nota agli esperti del settore: la rete elettrica statunitense, costruita in gran parte nel secolo scorso, non è stata concepita per assorbire picchi di domanda di questa entità concentrati in aree geograficamente circoscritte.
I dati disponibili confermano la gravità della situazione. Secondo alcune stime, i data center potrebbero arrivare a rappresentare il 12% del consumo totale della rete elettrica nazionale statunitense entro il 2028, rispetto a un'incidenza di appena il 4% registrata nel 2018 — un incremento triplo in un decennio. Parallelamente, alcune analisi hanno documentato aumenti delle tariffe energetiche fino al 36% in certi stati, una variazione che colpisce direttamente i consumatori residenziali e le piccole imprese che non dispongono del potere contrattuale dei grandi gruppi tecnologici.
L'asimmetria è evidente: le aziende tecnologiche che alimentano la corsa all'IA beneficiano di strutture tariffarie negoziate su larga scala e sono in grado di ammortizzare i costi energetici su volumi enormi di attività, mentre i cittadini residenti nelle vicinanze di questi impianti si trovano a pagare di più per la stessa quantità di energia domestica utilizzata. A questo si aggiunge l'impatto ambientale e acustico diretto per le comunità locali, che convivono con strutture in funzione continua, ventiquattro ore su ventiquattro.
La proposta di Trump di obbligare le grandi tech company ad autoprodurre l'energia necessaria per i propri data center rappresenta un cambio di paradigma significativo per l'intero settore. In pratica, si tratterebbe di spostare il peso infrastrutturale energetico direttamente sulle spalle di chi genera la domanda, incentivando potenzialmente investimenti in centrali a gas, nucleari di nuova generazione o impianti rinnovabili dedicati. Diverse aziende, tra cui Microsoft, Google e Amazon, hanno già avviato accordi per l'approvvigionamento di energia nucleare o la costruzione di impianti solari dedicati, ma si è trattato finora di scelte volontarie e parziali.
Il dibattito sull'autonomia energetica dei data center non riguarda solo gli Stati Uniti: in Europa, dove le normative ambientali e i costi energetici sono storicamente più elevati, la questione è altrettanto pressante. Il contesto italiano ed europeo, caratterizzato da una maggiore sensibilità verso l'efficienza energetica e da tariffe elettriche mediamente più alte rispetto al mercato nordamericano, rende il tema ancora più rilevante per chi osserva l'espansione dei data center nel Vecchio Continente. Nei prossimi anni, con la proliferazione di modelli linguistici sempre più grandi e il moltiplicarsi dei carichi di lavoro di inferenza distribuita, la pressione sulle reti elettriche è destinata ad aumentare ulteriormente, rendendo inevitabile una rivisitazione strutturale del rapporto tra industria tech e infrastrutture energetiche pubbliche.