La minaccia di nuove tariffe sui semiconduttori è diventata un’arma diplomatica nelle mani del presidente Donald Trump, che ha annunciato possibili sanzioni contro i paesi che applicano tasse sui servizi digitali. Una strategia che rischia di colpire anche alleati storici degli Stati Uniti, trasformando una disputa fiscale in una questione di sovranità e alimentando la guerra commerciale già in corso.
L’offensiva americana contro le tasse digitali
Con un ultimatum via social, Trump ha accusato le tasse sui servizi digitali e le normative dei mercati online di “danneggiare o discriminare la tecnologia americana”, garantendo al contempo “un lasciapassare alle più grandi aziende tecnologiche cinesi”. Il presidente ha minacciato “tariffe aggiuntive sostanziali” sulle esportazioni verso gli USA e restrizioni all’export di chip e tecnologie avanzate verso i paesi che non ritireranno queste misure.
Nel mirino potrebbero finire almeno 18 nazioni che oggi applicano tasse sui servizi digitali, tra cui Francia, Regno Unito, Italia, Spagna, Turchia e Ungheria. Più complessa la posizione delle potenze asiatiche produttrici di semiconduttori: Taiwan, Corea del Sud e Giappone non hanno introdotto DST specifici, ma applicano comunque imposte sul valore aggiunto alle vendite digitali.
La logica economica dietro la mossa
Secondo la Tax Foundation, la maggior parte dei fornitori di servizi digitali si trova negli Stati Uniti. Le tasse sui servizi online colpiscono quindi soprattutto aziende americane, da Google ad Apple, fino a Meta e Amazon. Per difenderle, Trump minaccia di imporre ritorsioni commerciali e di bloccare il flusso di chip avanzati verso i paesi considerati “ostili”.
Nonostante i toni duri, la strategia rischia di scontrarsi con ostacoli concreti. Le leggi fiscali devono essere approvate dai parlamenti nazionali e difficilmente verranno ritirate in tempi rapidi. Molti governi potrebbero interpretare la pressione americana come un’ingerenza nella loro sovranità, aumentando le probabilità di resistenza.
Per la Casa Bianca, l’obiettivo immediato sembra quello di spingere i partner a sedersi al tavolo negoziale. Ma se gli Stati Uniti dovessero passare dalle minacce ai fatti, la conseguenza potrebbe essere una nuova escalation, con dazi e controsanzioni destinati ad allargare ulteriormente il fronte della guerra commerciale globale.