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TSMC rassicura, ma la crisi delle terre rare incombe

TSMC mantiene la calma e rassicura gli investitori, ma la fragilità della filiera globale resta un rischio concreto per l’intero ecosistema tecnologico.

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Avatar di Antonello Buzzi

a cura di Antonello Buzzi

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 24/10/2025 alle 14:45

La notizia in un minuto

  • TSMC ha scorte sufficienti per affrontare le restrizioni cinesi nel breve termine, ma la riorganizzazione della filiera verso fornitori alternativi richiederà anni
  • La Cina controlla oltre l'85% della capacità produttiva mondiale di terre rare, utilizzando questa posizione dominante come strumento strategico nelle tensioni commerciali con gli USA
  • Le restrizioni imposte da Pechino nell'ottobre 2025 minacciano l'intera industria tecnologica globale, mentre la diversificazione verso Australia e altre regioni resta una soluzione solo a lungo termine

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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L'industria taiwanese dei semiconduttori si trova ad affrontare una sfida geopolitica che potrebbe ridefinire le catene di approvvigionamento globali nel settore tecnologico. Cliff Hou, vicepresidente senior di TSMC e co-direttore operativo, nonché presidente della Taiwan Semiconductor Industry Association, ha rassicurato gli investitori sul fatto che l'azienda dispone attualmente di scorte sufficienti per non preoccuparsi degli effetti immediati delle restrizioni cinesi. La questione centrale riguarda piuttosto la capacità di riorganizzare l'intera filiera in caso di interruzione totale delle forniture da Pechino.

Secondo quanto riportato da Digitimes, l'associazione taiwanese sta monitorando attentamente l'evoluzione della situazione e prevede che i prossimi due anni non dovrebbero presentare criticità particolari. Il vero nodo da sciogliere riguarda la transizione verso fornitori alternativi, principalmente australiani, che richiederebbe tempi significativi per diventare operativa a pieno regime.

La denominazione "terre rare" può trarre in inganno: questi materiali non sono affatto scarsi dal punto di vista geologico. Il problema risiede nella limitata infrastruttura estrattiva e di raffinazione, un settore in cui la Cina controlla oltre l'85% della capacità produttiva mondiale. Questa posizione dominante è diventata uno strumento strategico nelle negoziazioni commerciali internazionali, tanto che nel 2024 Pechino ha nazionalizzato tutte le risorse di terre rare presenti sul territorio nazionale.

La Cina controlla oltre l'85% della capacità globale di lavorazione delle terre rare

La tensione è esplosa nell'aprile 2025, quando il governo cinese ha imposto un divieto di esportazione di alcuni elementi di terre rare in risposta ai dazi generalizzati sulle importazioni annunciati dal presidente americano Donald Trump. Una tregua temporanea è arrivata a luglio, quando Washington ha rimosso le licenze richieste per l'esportazione di software EDA in cambio della revoca del blocco cinese. Tuttavia, questa distensione si è rivelata effimera.

A ottobre, Pechino ha reintrodotto le restrizioni con implicazioni molto più ampie e potenzialmente destabilizzanti per l'intero settore tecnologico globale. Per comprendere la portata della questione, è importante considerare che le terre rare sono essenziali nella produzione di componenti elettronici avanzati, dai chip ai display, fino ai sistemi di telecomunicazione di ultima generazione.

La strategia di diversificazione geografica proposta da Hou non rappresenta una soluzione a breve termine. Sviluppare miniere, impianti di raffinazione e catene logistiche in Australia e altre regioni richiede investimenti massicci e anni di preparazione. Nel frattempo, l'industria taiwanese mantiene una posizione di apparente calma, forte delle riserve accumulate e della fiducia nelle proprie capacità di adattamento a uno scenario geopolitico sempre più complesso e imprevedibile.

Fonte dell'articolo: www.tomshardware.com

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