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Un algoritmo capace di predire gli attacchi terroristici?

Gli attacchi terroristici potrebbero essere previsti affidandosi a modelli matematici che elaborano le attività online dei gruppi integralisti? Secondo un gruppo di ricercatori dell'Università di Miami sarebbe possibile e almeno in un caso la teoria ha trovato riscontro.

La settimana scorsa lo studio della facoltà statunitense è stato pubblicato su Science, provocando notevole interesse sui media. Tutto è iniziato con l'attacco ISIS (Daesh) a Kobane (Siria) del 2014, quando venne riscontrato in un periodo precedente un insolito innalzamento dell'attivismo jihadista sui forum e in particolare modo sulla piattaforma russa VKontakte.

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In pratica venne rilevata una relazione tra il fermento online e le successive operazioni sul campo. Gli attivisti avevano intensificato lo scambio di informazioni in relazione alle modalità operative dei droni, tecniche di fuga, raccolta fondi, ideologia, etc. I ricercatori sono riusciti a realizzare un modello matematico che è in grado di "leggere" e valutare queste dinamiche.

"I dati raccolti suggeriscono che in realtà un 'lupo solitario' in senso proprio non esista. Se un individuo sembra solo, sicuramente, in qualche fase, ha fatto parte di un gruppo e, se lo si osserva abbastanza a lungo, si vedrà che prima o poi entrerà a far parte di un altro", ha dichiarato Neil Johnson, a capo della ricerca.

Ovviamente l'algoritmo non è ancora perfetto e probabilmente non sarà mai infallibile, ma potenzialmente potrebbe raggiungere un accettabile livello di prevedibilità e anche consentire di individuare gli utenti più pericolosi.  

"E' un approccio potenzialmente interessante ma perché possa essere veramente utile, richiede più lavoro", ha commentato J. M. Berger, esperto di estremismo alla George Washington University. Più dura la posizione di Andrew Gelman, professore di scienze statistiche e politiche alla Columbia University, che sul suo blog ha fortemente criticato la validità del modello matematico.

Infine molti osservatori hanno fatto notare che l'applicazione di questo algoritmo possa favorire gli abusi online, soprattutto sotto il punto di vista della privacy e del rispetto dei diritti costituzionali.