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Windows 7 compie 10 anni, buon compleanno!

Buon compleanno Windows 7! Sono passati 10 anni da quel 22 ottobre 2009, data che segnò il debutto ufficiale del sistema operativo di Microsoft – anche se a dire il vero molti lo usavano ben da prima, tra versioni trapelate in rete e la RTM chiusa nel mezzo dell’estate.

Windows 7 ha rappresentato per molti il sistema operativo di fiducia dell’ultimo decennio: arrivò per mettere una pezza alle mancanze e ai problemi di Windows Vista, e al tempo stesso fu l’ancora di salvezza per molti negli anni di Windows 8 / 8.1.

Windows Vista aveva un problema anzitutto prestazionale: non girava bene sui PC meno potenti. Sebbene carico di novità (che poi hanno rappresentato la base di quanto visto in futuro), Vista fu figlio di uno sviluppo travagliato e con molteplici ritardi. In genere quando le cose vanno così, il risultato finale non è mai quello sperato e così Vista fu per molti un vero e proprio incubo.

Microsoft corse ai ripari con Windows 7 e riuscì nel suo intento, tanto che che se non andiamo errati il sistema operativo girava anche su portatili – allora chiamati da netbook (ci vengono in meno gli Eee PC di Asus giusto per fare un nome) – con schermi da 7/11 pollici e hardware di bassissimo livello. Migliorata l’interfaccia, rinnovate le funzionalità e incrementata la sicurezza, integrate le nuove DirectX 11 e ottimizzata la UAC (User Account Control). A quest’ultima va dedicata qualche riga.

Una delle caratteristiche più invise all’utente di Windows Vista fu proprio la UAC, una sorta di avviso che appariva all’avvio di quelle che il sistema operativo giudicava applicazioni od operazioni potenzialmente rischiose. Il sistema chiedeva l’ok all’utente per procedere, ma c’era un problema: Microsoft impose paletti troppo rigidi e l’avviso della UAC appariva quasi sempre, anche per operazioni non pericolose.

La fruizione del sistema operativo risultava così spezzettata e frustrante, tanto che con Windows 7 Microsoft operò uno stravolgimento, migliorando decisamente la situazione, con avvisi solo quando effettivamente serviva. Tutto filò liscio per tre anni, con Microsoft e gli utenti felici e finalmente d’amore e d’accordo. Il mondo però stava virando già da qualche tempo verso i dispositivi mobili e a Redmond si accorsero che non avevano qualcosa di pronto con cui controbattere a Google (Android) ed Apple (iOS).

La risposta – che oggi sappiamo essere stata fallimentare – era Windows 8, un sistema operativo che nell’idea di Microsoft e in particolare dell’allora presidente della divisione Windows, Steven Sinofsky, avrebbe dovuto essere così flessibile da funzionare tanto sui PC desktop e i notebook quanto sui tablet.

Il problema è che stravolgeva le modalità d’uso consolidate del sistema operativo Windows, mostrando sin dall’avvio una schermata iniziale piena di mattonelle dette “tile“, ognuna delle quali avviava una diversa applicazione.

Ognuna di queste app occupava l’intero schermo oppure una porzione, con possibilità di personalizzazione limitate. Il “vecchio” desktop c’era ancora, ma per arrivarci bisognava cliccare sulla tile corrispondente oppure usare la scorciatoia Tasto Windows + D; ciò però non permetteva di liberarsi del tutto della nuova UI, perché di tanto in tanto saltava fuori – ad esempio nella ricerca.

Nell’interfaccia desktop inoltre mancava il Pulsante Start. Un dettaglio che per alcuni rese il sistema del tutto inutilizzabile. L’impressione fu quella di una Microsoft intenta a inseguire smaniosamente un nuovo mercato, quello dei tablet, tanto da trascurare gli utenti desktop e notebook.

Un altro dettaglio che fece discutere molto fu l’implementazione di Secure Boot, una funzione che migliorava la sicurezza di Windows tramite il controllo dell’avvio del computer prima che si carichi il sistema operativo. Si temeva che fosse uno strumento per ostacolare i sistemi operativi open source, ma il problema si rivelò meno esplosivo di quanto sembrasse all’inizio – grazie anche al lavoro fatto dalla comunità open source.

Unica nota positiva di Windows 8 è che non richiedeva più risorse hardware di Windows 7. Inutile dire che Windows 8 fu un flop, tanto che nel dicembre del 2012 Steven Sinofsky abbandonò Microsoft, ufficiosamente per dissidi e lotte di potere con l’allora CEO Ballmer, ufficialmente come una decisione presa reciprocamente per battere altre strade. Noi continuiamo a pensare che la causa fu Windows 8, ma lo sapremo mai.

Microsoft rispose alle tante critiche con Windows 8.1, uscito 7 mesi più tardi. La nuova interfaccia – nota come Modern UI – si fece meno invadente, con il ritorno del pulsante Start e alcune funzioni di vecchia generazione ripristinate, sebbene non del tutto. La situazione è in seguito stata definitivamente sistemata con Windows 10, un sistema operativo che rappresenta il vero successore di Windows 7.

Quest’ultimo si appresta però a una lenta ma inesorabile agonia. Seppur diffuso su oltre il 30% dei computer al mondo, dal 14 gennaio 2020 Windows 7 non riceverà più aggiornamenti di sicurezza, il che indurrà – presto o tardi – anche gli ultimi aficionados a passare a Windows 10. Molte aziende passeranno o stanno già passando all’ultimo sistema operativo, mentre chi non desidera fare il salto (solo aziende, anche piccole e medie) può pagare Microsoft per ottenere altri 3 anni di supporto.

Windows 7 sarà ricordato come uno dei migliori sistemi operativi della storia di Microsoft, vuoi perché effettivamente lo è stato, vuoi perché incastonato tra due fallimenti. A ogni modo non si può che augurargli nuovamente buon compleanno, specie a circa tre mesi dall’addio (che la terra ti sia lieve!).