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Cancro al colon: l'aspirina non protegge come si credeva

L’analisi della Sichuan University indica che l’uso regolare di aspirina non riduce il rischio di tumore colon-retto nei soggetti a rischio medio.

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Avatar di Antonello Buzzi

a cura di Antonello Buzzi

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 05/03/2026 alle 08:50

La notizia in un minuto

  • Una Cochrane Review su 124.837 partecipanti ridimensiona il ruolo dell'aspirina nella prevenzione del cancro del colon-retto: nessun beneficio apprezzabile emerge nei primi 5-15 anni di utilizzo, e le evidenze su effetti protettivi a lungo termine sono classificate come di qualità molto bassa.
  • Il rischio di emorragia extracranica grave e ictus emorragico inizia immediatamente con l'uso quotidiano di aspirina, creando un profilo rischio-beneficio difficile da giustificare per la popolazione generale a rischio medio, anche ai bassi dosaggi comunemente ritenuti innocui.
  • Gli autori indicano nella medicina di precisione — basata su marcatori molecolari e profili di rischio individuali — la strada per identificare chi potrebbe realmente beneficiare dell'aspirina a scopo preventivo, sconsigliando un approccio universale senza valutazione clinica personalizzata.

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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Il cancro del colon-retto rappresenta una delle neoplasie più diffuse a livello globale, e la ricerca di strategie farmacologiche accessibili per la sua prevenzione costituisce da anni un filone attivo della ricerca oncologica. L'aspirina, uno dei farmaci più diffusi al mondo, è stata a lungo considerata una possibile arma preventiva grazie alle sue proprietà antinfiammatorie e antiproliferative. Una nuova analisi sistematica condotta secondo i criteri della Cochrane Review, considerati tra i più rigorosi nel panorama della medicina basata sull'evidenza, ridimensiona tuttavia in modo sostanziale questo ottimismo, evidenziando al contempo un rischio concreto e immediato per chi assume aspirina quotidianamente.

Lo studio è stato condotto dai ricercatori del West China Hospital della Sichuan University in Cina, che hanno analizzato i dati provenienti da 10 trial clinici randomizzati controllati, coinvolgendo complessivamente 124.837 partecipanti. L'obiettivo era stabilire se l'aspirina o altri farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) — come l'ibuprofene, utilizzati comunemente per trattare dolore, infiammazione e febbre — fossero in grado di ridurre l'incidenza del carcinoma colorettale o la comparsa di lesioni precancerose, note come adenomi, in soggetti con rischio medio. Nessun trial qualificato è stato individuato per i FANS diversi dall'aspirina, pertanto le conclusioni riguardano esclusivamente quest'ultima molecola.

Sul piano metodologico, la revisione ha esaminato sia la fase attiva dei trial — nella quale i partecipanti assumevano aspirina in modo controllato — sia i periodi di follow-up osservazionale successivi alla conclusione degli studi originali. Proprio questa distinzione è cruciale per interpretare correttamente i risultati: nelle fasi post-trial, i partecipanti potrebbero aver interrotto l'assunzione, averla ripresa autonomamente o iniziato terapie alternative, introducendo variabili difficili da controllare e aumentando la vulnerabilità dei dati al bias di osservazione.

I risultati relativi al periodo di osservazione attiva — compreso tra 5 e 15 anni di utilizzo — mostrano che l'aspirina non riduce in modo apprezzabile il rischio di sviluppare un tumore del colon-retto. Alcuni studi suggeriscono che potrebbe emergere un effetto protettivo dopo oltre 10-15 anni di follow-up, ma il livello di confidenza in queste evidenze è classificato come molto basso, rendendo impossibile trarre conclusioni affidabili. Come spiega il primo autore, il dottor Zhaolun Cai: "Sebbene l'idea che l'aspirina possa prevenire il cancro del colon-retto nel lungo periodo sia affascinante, la nostra analisi mostra che questo beneficio non è garantito e si accompagna a rischi immediati."

"Il mio timore principale è che le persone possano credere che assumere un'aspirina oggi le protegga dal cancro domani. In realtà, qualsiasi potenziale effetto preventivo richiede oltre un decennio per manifestarsi, ammesso che si manifesti, mentre il rischio di sanguinamento inizia immediatamente." — Dr. Bo Zhang, autore senior

Sul versante degli effetti avversi, le evidenze sono invece solide e immediate. La revisione documenta che l'uso quotidiano di aspirina aumenta in modo significativo il rischio di emorragia extracranica grave e, con buona probabilità, anche quello di ictus emorragico. Il rischio cresce proporzionalmente con il dosaggio, ma anche il cosiddetto "baby aspirin" a basso dosaggio — spesso percepito come innocuo — comporta un aumento della probabilità di sanguinamento. Categorie particolarmente vulnerabili includono gli anziani e i soggetti con anamnesi di ulcera peptica o disturbi della coagulazione.

Questo disallineamento temporale tra potenziali benefici e rischi certi è al centro delle preoccupazioni degli autori. Il dottor Bo Zhang, autore senior dello studio, sottolinea come qualsiasi ipotetico effetto preventivo richiederebbe oltre un decennio per emergere — sempre che emerga — mentre le complicanze emorragiche si presentano fin dai primi momenti di utilizzo regolare. Un profilo rischio-beneficio che, per la popolazione generale a rischio medio, risulta difficile da giustificare in assenza di una valutazione clinica individualizzata.

È importante precisare che ricerche precedenti hanno mostrato risultati più promettenti in alcune categorie ad alto rischio genetico, come i portatori della sindrome di Lynch, una condizione ereditaria che predispone significativamente allo sviluppo del carcinoma colorettale. Tuttavia, la revisione in esame si è concentrata specificamente su individui con rischio medio, per i quali le raccomandazioni attuali si basano principalmente su stili di vita salutari e programmi di screening endoscopico periodico.

La coautrice senior, la dottoressa Dan Cao, indica nella medicina di precisione la direzione più promettente per la prevenzione oncologica futura: "Questa revisione conferma che dobbiamo abbandonare l'approccio universale. L'uso diffuso dell'aspirina nella popolazione generale non è supportato dalle evidenze. Il futuro risiede nella prevenzione di precisione, che utilizza marcatori molecolari e profili di rischio individuali per identificare chi potrebbe trarne beneficio e chi è maggiormente esposto ai rischi."

Le conclusioni complessive dello studio ribadiscono che il ruolo dell'aspirina nella prevenzione oncologica è considerevolmente più articolato di quanto si ritenesse in passato, e che il bilancio tra benefici e danni può mutare nel tempo in funzione di variabili individuali ancora non completamente caratterizzate. Gli autori raccomandano esplicitamente di non intraprendere un'assunzione regolare di aspirina a scopo preventivo senza un confronto preventivo con un professionista sanitario, che valuti il profilo di rischio emorragico personale.

Le domande aperte che questa revisione lascia sul campo sono numerose: quali biomarcatori molecolari potrebbero identificare i soggetti che rispondono positivamente all'effetto chemiopreventivo dell'aspirina? Esistono soglie di dosaggio o schemi di somministrazione intermittente che massimizzano il beneficio riducendo il rischio emorragico? E soprattutto, come integrare queste evidenze nei futuri protocolli di screening per il carcinoma colorettale? Sono interrogativi che richiederanno trial clinici progettati ad hoc, con criteri di arruolamento basati su profili genetici e molecolari, per tradurre la promessa della prevenzione di precisione in raccomandazioni cliniche solide ed evidence-based.

Fonte dell'articolo: www.sciencedaily.com

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