Nel cuore dell’Amazzonia e nelle foreste pluviali di Panama, un silenzio crescente sta sostituendo il canto di migliaia di specie di uccelli. Pur essendo ecosistemi ancora in gran parte intatti dalla deforestazione, alcune popolazioni aviarie sono crollate fino al 90% negli ultimi decenni. La causa principale non è la perdita di habitat, ma l’aumento delle ondate di calore estremo legate al riscaldamento globale.
La ricerca che cambia la prospettiva sui declini aviari
Maximilian Kotz, del Centro di Supercalcolo di Barcellona, e il suo team hanno analizzato dati dal 1950 al 2020, scoprendo che l’intensificazione degli eventi di calore estremo ha ridotto tra il 25 e il 38% l’abbondanza degli uccelli terrestri nelle aree tropicali. Lo studio, basato sul Living Planet Database e su dati climatici del Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche, evidenzia come il cambiamento climatico stia alterando gli equilibri naturali in modi finora sottovalutati. Confrontando i dati delle popolazioni aviarie con informazioni sulla distruzione degli habitat, i ricercatori hanno scoperto che, mentre alle medie latitudini il principale fattore di declino resta la perdita di habitat, ai tropici la differenza la fanno le temperature estreme.
Gli uccelli tropicali vivono già al limite della loro tolleranza termica. Se questi limiti vengono superati, la morte è frequente. Anche quando sopravvivono, le condizioni fisiche compromesse riducono la capacità riproduttiva, alimentando un ciclo di declino costante. Il trogone amazzonico dalla gola nera, un tempo comune, è oggi in forte calo, simbolo di una crisi che coinvolge molte altre specie tropicali.
Il metodo innovativo per studiare l’impatto climatico
Il team ha applicato per la prima volta agli ecosistemi uno strumento tipico dell’analisi degli eventi meteorologici estremi: stimare come le popolazioni si sarebbero comportate senza il riscaldamento globale causato dall’uomo. Kotz ammette che i dati sui tropici sono incompleti, ma ritiene che ciò porti a sottostimare l’impatto reale.
Anche se lo studio non proietta scenari futuri, le prospettive sono allarmanti. Pur escludendo uccelli acquatici e marini, i risultati mostrano come il cambiamento climatico stia già trasformando gli ecosistemi più ricchi di biodiversità, anche quando sembrano protetti da altre minacce dirette.