Le recenti scoperte a Sulawesi stanno riscrivendo la cronologia delle migrazioni umane. In un campo di mais nel sud dell’isola, gli archeologi hanno rinvenuto sette strumenti litici risalenti ad almeno 1,04 milioni di anni fa, datati grazie al paleomagnetismo e ai resti fossili di suini. Si tratta di schegge affilate ricavate da ciottoli, testimonianza di una tecnologia sorprendentemente avanzata per l’epoca.
Questi manufatti emergono in un contesto geologico che, durante il Pleistocene inferiore, ospitava un antico canale fluviale, probabile punto focale delle attività quotidiane dei primi abitanti. La ricerca, guidata da Budianto Hakim e Adam Brumm, conferma che ominidi avevano raggiunto l’isola molto prima di quanto ipotizzato, superando le barriere marine che separano l’Indonesia continentale dalle isole orientali.
Un puzzle evolutivo dalle dimensioni continentali
La scoperta si inserisce in un mosaico più ampio di ritrovamenti in Wallacea. Sull’isola di Flores erano già stati documentati strumenti di 1,02 milioni di anni fa, mentre a Talepu (Sulawesi) erano emerse prove di presenza umana datate a circa 194.000 anni fa. Anche Luzon, nelle Filippine, ha restituito tracce di ominidi risalenti a 700.000 anni fa.
Questi dati dimostrano che diversi gruppi umani arcaici attraversarono la Linea di Wallace, una delle barriere biogeografiche più note e difficili da superare, anticipando abilità cognitive e tecniche di navigazione che finora si ritenevano molto più recenti.
L’enigma dell’Homo erectus navigatore
L’assenza di fossili umani nel sito di Calio rende incerta l’identità dei colonizzatori. Tuttavia, molti indizi puntano all’Homo erectus, capace di attraversare tratti di mare aperto e colonizzare isole lontane. Su Flores, questo processo evolutivo avrebbe portato all’emergere dell’Homo floresiensis, il celebre “hobbit”. La domanda è se a Sulawesi, isola dodici volte più grande e ricca di risorse, gli ominidi abbiano seguito un percorso evolutivo simile o del tutto diverso.
La scoperta apre scenari affascinanti: se gli ominidi vissero isolati su Sulawesi per centinaia di migliaia di anni, quali trasformazioni subirono? E quali capacità cognitive e tecniche di navigazione resero possibile il superamento di una barriera marina considerata invalicabile?
Lo studio, pubblicato su Nature, rappresenta un passo cruciale per comprendere come i nostri antenati abbiano colonizzato anche le aree più remote del pianeta, trasformando Sulawesi in una chiave di volta della storia dell’evoluzione umana.