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Scoperti in Marocco resti un dinosauro dall’armatura insolita

Il fossile di Spicomellus afer mostra caratteristiche uniche, con elementi difensivi mai osservati prima negli ankylosauri.

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Avatar di Patrizio Coccia

a cura di Patrizio Coccia

Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 02/09/2025 alle 18:28

La notizia in un minuto

  • Scoperto in Marocco lo Spicomellus afer, il dinosauro corazzato più bizzarro mai esistito, vissuto 165 milioni di anni fa con aculei ossei lunghi fino a 87 cm e un'armatura unica nel panorama paleontologico
  • Possedeva un'arma caudale 30 milioni di anni prima di qualsiasi altro anchilosauro conosciuto, rivoluzionando le teorie sull'evoluzione di questi dinosauri
  • La sua elaborata armatura potrebbe essere stata utilizzata principalmente per corteggiamento e display piuttosto che per difesa, contraddicendo le aspettative evolutive tradizionali

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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Nel cuore delle montagne marocchine, vicino alla cittadina di Boulemane, sono stati ritrovati i resti di una delle creature più insolite mai esistite sulla Terra. Si tratta dello Spicomellus afer, un dinosauro corazzato vissuto oltre 165 milioni di anni fa, capace di mettere in discussione le teorie consolidate sull’evoluzione dei giganti preistorici. La sua scoperta non è soltanto un tassello mancante della storia evolutiva, ma spinge a riconsiderare il modo in cui gli animali abbiano sviluppato sistemi di difesa complessi.

Un'armatura senza precedenti nella storia evolutiva

Le caratteristiche anatomiche dello Spicomellus sfidano qualsiasi logica conosciuta. Questo antico anchilosauro possedeva aculei ossei lunghi fino a 87 centimetri che sporgevano da un collare attorno al collo, una caratteristica mai osservata in altri vertebrati. La peculiarità più sorprendente riguarda la fusione di spine ossee con tutte le costole, creando un’armatura unica nel panorama mondiale. Oltre a queste difese, il dinosauro era dotato di enormi spine sopra i fianchi, aculei a forma di lama e piastre corazzate lungo le spalle, componendo un sistema protettivo senza paragoni.

Uno degli aspetti più rivoluzionari della scoperta riguarda la coda. Secondo i ricercatori, lo Spicomellus possedeva un’arma caudale più di 30 milioni di anni prima rispetto a qualsiasi altro anchilosauro conosciuto. Anche se l’estremità della coda non è stata ritrovata, le vertebre superstiti mostrano una fusione che ricorda il “manico” tipico delle specie dotate di clava caudale.

Gli studiosi spiegano che la presenza di un’armatura così elaborata in una specie tanto antica contraddice le aspettative evolutive, poiché ci si sarebbe attesi che simili caratteristiche fossero apparse più tardi. Eppure, questo dinosauro dimostra che la storia dell’evoluzione non ha seguito percorsi lineari.

Una strategia evolutiva per il corteggiamento

Un’ipotesi affascinante è che la spettacolare armatura non fosse destinata solo alla difesa. Gli aculei e le spine potrebbero aver avuto anche un ruolo nei rituali di accoppiamento, servendo ad attrarre compagni o a intimorire i rivali. Una funzione inedita rispetto agli altri anchilosauri, le cui corazze erano concepite quasi esclusivamente come protezione dai predatori.

Questo dinosauro possedeva un'armatura che sfida ogni logica evolutiva

Con il passare dei milioni di anni, l’aumento di predatori più grandi durante il Cretaceo – inclusi dinosauri carnivori, coccodrilli e serpenti di dimensioni maggiori – avrebbe spinto gli anchilosauri a sviluppare armature più semplici ma più efficaci. Così, gli elaborati ornamenti dello Spicomellus sarebbero stati abbandonati a favore di strutture più funzionali.

Un tesoro per la scienza marocchina

I resti dello Spicomellus, preparati nei laboratori dell’Università Sidi Mohamed Ben Abdellah di Fez, rappresentano un contributo fondamentale per la paleontologia africana. Si tratta infatti del primo anchilosauro scoperto nel continente, una prova dell’importanza dei fossili marocchini nel ricostruire la storia evolutiva. Questa creatura non solo amplia la conoscenza sulla distribuzione geografica dei dinosauri, ma apre nuove prospettive sulla biodiversità del Giurassico medio, stimolando l’immaginazione di studiosi e appassionati.

Fonte dell'articolo: www.sciencedaily.com

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