Nel sottosuolo dell'isola di Gotland, al largo della costa svedese, giacciono i resti di una comunità di cacciatori-raccoglitori vissuta circa 5.500 anni fa. Il sito archeologico di Ajvide, uno dei più importanti dell'età della pietra in Scandinavia, custodisce 85 sepolture che stanno rivelando dettagli inaspettati sull'organizzazione sociale di queste popolazioni preistoriche. Un nuovo studio condotto dai ricercatori dell'Università di Uppsala ha applicato tecniche di archeogenetica a quattro tombe collettive, dimostrando che i legami familiari estesi – non solo quelli tra genitori e figli – giocavano un ruolo centrale nella struttura di queste antiche società. I risultati, basati sull'analisi del DNA estratto da denti e ossa, sfidano le assunzioni tradizionali su chi venisse sepolto accanto a chi e perché.
La complessità delle relazioni familiari emerge con forza dall'esame di una sepoltura che conteneva una giovane donna di vent'anni affiancata da due bambini piccoli: un maschietto di quattro anni e una femminuccia di appena un anno e mezzo. Per decenni, gli archeologi avrebbero potuto naturalmente ipotizzare che si trattasse di una madre sepolta con i suoi figli. L'analisi genetica ha invece rivelato una realtà diversa: i due bambini erano fratelli biologici, ma la donna non era la loro madre. I dati suggeriscono che fosse più probabilmente la sorella del padre o una sorellastra. Questa scoperta indica che presso i cacciatori-raccoglitori di Ajvide le figure parentali estese – come zie e zii – rivestivano un'importanza sufficiente da giustificare la sepoltura comune con i bambini della famiglia.
L'archeogenetista Helena Malmström, che ha progettato lo studio, sottolinea come i risultati delle analisi abbiano sorpreso il team di ricerca. Nella maggior parte delle tombe esaminate erano presenti almeno un bambino e parenti di secondo o terzo grado piuttosto che di primo grado. Questo schema si ripete: in un'altra sepoltura, una bambina è stata trovata accanto a un uomo adulto i cui resti sembrano essere stati spostati da un'altra località. L'analisi cromosomica ha confermato che l'uomo era suo padre. In una terza tomba giacevano due bambini, un maschio e una femmina, che condividevano un ottavo del loro patrimonio genetico, configurandosi quindi come cugini. Una quarta sepoltura conteneva una ragazza e una giovane donna legate da un rapporto di terzo grado, compatibile con quello tra prozia e nipote o tra cugine.
Per determinare il sesso biologico e i gradi di parentela, i ricercatori hanno estratto DNA da denti e ossa appartenenti a dieci individui. Il sesso dei bambini non può essere identificato in modo affidabile solo dall'analisi scheletrica, perciò gli scienziati hanno esaminato i cromosomi sessuali: la presenza di due cromosomi X indica una femmina, mentre la combinazione XY identifica un maschio. La determinazione della parentela si basa sulla quantità di DNA condiviso: i parenti di primo grado (genitori-figli o fratelli) condividono metà del patrimonio genetico, quelli di secondo grado (nonni-nipoti o fratellastri) un quarto, quelli di terzo grado (cugini o bisnipoti) un ottavo. Questa metodologia, applicata sistematicamente alle sepolture multiple, ha permesso di ricostruire con precisione i legami familiari.
Il contesto storico e ambientale di Ajvide è fondamentale per comprendere il significato di queste scoperte. Circa 5.500 anni fa, mentre l'agricoltura si era già diffusa in gran parte dell'Europa, i gruppi settentrionali come quello di Gotland mantenevano uno stile di vita basato sulla caccia alle foche e sulla pesca, rimanendo geneticamente distinti dalle popolazioni agricole vicine. Paul Wallin, professore di archeologia ed esperto del sito di Ajvide, evidenzia come queste analisi forniscano preziose informazioni sull'organizzazione sociale dell'età della pietra. Le sepolture ben conservate di cacciatori-raccoglitori sono rare, e studi genetici su larga scala sulle relazioni familiari in queste comunità sono ancora scarsi e generalmente limitati nella portata, come osserva la genetista delle popolazioni Tiina Mattila, responsabile delle analisi genetiche dello studio.
Il progetto rappresenta il primo studio pilota che utilizza metodi archeogenetici per esplorare le connessioni familiari tra i cacciatori-raccoglitori scandinavi del Neolitico. I ricercatori prevedono di ampliare il loro lavoro analizzando il DNA di oltre settanta individui aggiuntivi provenienti dal sito sepolcrale. L'obiettivo è comprendere meglio le strutture sociali, le storie di vita e le usanze funerarie in queste antiche comunità, contribuendo a rispondere a domande fondamentali su come i nostri antenati organizzassero le loro società, chi si prendesse cura dei bambini rimasti orfani e quale ruolo giocassero i legami di sangue nella coesione del gruppo. Le sepolture di Ajvide dimostrano che le relazioni familiari estese non erano semplici appendici della famiglia nucleare, ma costituivano pilastri della struttura sociale, sufficientemente importanti da essere celebrate e onorate anche nella morte.