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Il rover Perseverance inizia finalmente la sua missione

Terminati i suoi compiti a supporto del drone/elicottero Ingenuity, il rover Perseverance può finalmente dedicarsi seriamente alle attività sul suolo marziano finalizzate anche alla ricerca di traccie di ipotetiche forme di vita.

Perseverance

Jennifer Trosper, project manager di Perseverance presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA, ha dichiarato che finalmente il rover può liberamente “fare manovra e mettersi in strada”, adesso che non è più indispensabile per i test che coinvolgevano il piccolo elicottero Ingenuity. Libero da questo ruolo di supporto, il rover può finalmente essere impiegato per la sua denominazione primaria.

Durante le prossime 14 settimane, Perseverance sarà quindi impegnato ad esplorare un’area di 1,5 miglia quadrate, equivalenti a circa quattro chilometri quadrati, all’interno del cratere Jezero, lavorando nel frattempo per il raggiungimento di alcuni specifici obbiettivi. Questi obiettivi mirano a una migliore comprensione della geologia della regione, al valutarne la potenziale attitudine ad aver ospitato forme di vita in passato e, naturalmente, a quello che tutti si augurano di cuore: la ricerca di concreti segni di antica vita microbica marziana.

Durante il suo “girovagare” Perseverance individuerà e raccoglierà campioni di roccia e sedimenti promettenti, alcuni dei quali verranno conservati all’interno di speciali contenitori, in vista di una futura missione con il compito di prelevare questi, ed altri, campioni e di riportarli sulla Terra per ulteriori e più accurate analisi. Il rover, inoltre, effettuerà anche misurazioni e test tecnici, in previsione di future missioni umane e robotiche sul Pianeta Rosso.

Image: NASA/JPL-Caltech/University of Arizona
perseverance

Il primo dei compiti che Perseverance dovrà affrontare, sarà quello di raggiungere un “punto panoramico”, dal quale poter osservare le caratteristiche geologiche del cratere. Da lì poi, il rover concentrerà le sue indagini su due aree specifiche, entrambe ritenute ottimali per ospitare strati esposti di roccia piuttosto antica. La prima area è stata soprannominata Crater Floor Fractured Rough, che, come suggerisce il nome, è un’area piena di crateri, mentre la seconda è stata ribattezzata Séítah, che significa “in mezzo alla sabbia” nella lingua Navajo. Secondo la NASA, Séítah presenta un buon esempio del substrato roccioso di Marte, ma è anche sede di creste, rocce stratificate e dune di sabbia.