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Il segreto dietro le scarpe di Jacobs

Domenica scorsa, Marcell Jacobs ha fatto sognare tutti gli italiani vincendo, alle olimpiadi di Tokyo, la gara più emozionante e difficile dell’atletica, i cento metri. Dopo questa vittoria a sorpresa dell’atleta italiano, nato in Texas e cresciuto sul Lago di Garda, non sono di certo mancate le polemiche e i detrattori non hanno aspettato molto ad accusare anche le scarpe del centometrista che sono state definite “magiche”, anche da un altro grande campione veloce come il vento, il giamaicano Usain Bolt.

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La questione è che le scarpe, nello specifico le Nike MaxFly potrebbero dare dei vantaggi agli atleti che le indossano, anche stando a quanto riferito dallo stesso allenatore di Jacobs, Pier Paolo Camossi, che sostiene:

“Le MaxFly potrebbero dare piccoli svantaggi in fase di accelerazione e vantaggi nel finale di gara che forse si compensano. Quello che è certo è che sono molto comode”. Come potete leggere in questo articolo

Le scarpe ultratecnologiche della Nike, montano dei pezzi davvero all’avanguardia e che, complessivamente, migliorano le performance degli atleti che le indossano. Innanzitutto, pesano poco meno di duecento grammi e hanno una piastra in carbonio nella suola più larga della pianta del piede che migliora la stabilità aumentando la superficie di contatto; e un tacco di soli venti millimetri. (clicca qui per acquistare delle scarpe da corsa) Per queste caratteristiche all’avanguardia, le scarpe di Jacobs, come detto prima, sono state criticate anche da Ussein Bolt che ha dichiarato:

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“(Le Nike MaxFly sono) degli assurdi trampolini che tolgono ogni credibilità all’atletica leggera. Posso giustificarle nel mezzofondo, non nelle prove veloci”.

Il corridore campione olimpico, però, non ha tardato a rispondere e dire la sua sia sulle scarpe sia sulle accuse di doping mosse dal Washington Post qualche giorno fa.

Jacobs replica: “Sono praticamente identiche l’una con l’altra, ho fatto apposta dei test con l’optojump sui 60 metri tra scarpe vecchie e nuove. In realtà è più una sensazione che la scarpa in sé. Dai dati non abbiamo visto nessuna grande differenza: velocità, frequenze, sono le stesse. È più su come riesci ad adattarti alla scarpa, tutto qui”. (Potete leggere la dichiarazione completa a questo link).