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Il clima accelera e minaccia l’economia globale

Un rapporto congiunto avverte: eventi climatici estremi e instabilità finanziaria potrebbero causare perdite globali senza precedenti.

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Avatar di Antonello Buzzi

a cura di Antonello Buzzi

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 14/01/2026 alle 08:45

La notizia in un minuto

  • Un nuovo rapporto avverte che il riscaldamento globale accelerato minaccia la stabilità economica mondiale con perdite che potrebbero raggiungere migliaia di miliardi di dollari entro il 2050, in quello che viene definito uno scenario di "insolvenza planetaria"
  • La temperatura media 2023-2025 ha superato per la prima volta 1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali, e se il trend attuale continua questa soglia critica potrebbe essere raggiunta stabilmente già nel 2030, con quindici anni di anticipo rispetto alle previsioni dell'Accordo di Parigi
  • Gli esperti propongono un piano di solvibilità planetaria che includa la riduzione del 30% delle emissioni di metano entro il decennio, capace di limitare il riscaldamento di 0,2°C entro il 2050

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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Il sistema economico globale potrebbe trovarsi di fronte a una crisi senza precedenti: quella che gli esperti definiscono "insolvenza planetaria". Un nuovo rapporto elaborato da climatologi ed esperti finanziari lancia l'allarme su un'accelerazione del riscaldamento globale superiore alle previsioni, con perdite economiche che potrebbero raggiungere migliaia di miliardi di dollari entro il 2050. La questione centrale non riguarda più solo la protezione ambientale, ma la stabilità stessa dei sistemi economici mondiali, messi a rischio da eventi climatici estremi il cui verificarsi anticipato sta cogliendo impreparati governi e istituzioni finanziarie.

I dati del servizio europeo Copernicus Climate Change Service confermano che il 2025 si è classificato come terzo anno più caldo mai registrato, con una temperatura media di 1,47°C superiore ai livelli pre-industriali. Ma l'aspetto più preoccupante emerge dall'analisi della media triennale 2023-2025, che per la prima volta supera la soglia di 1,5°C. Questo parametro rappresenta un indicatore cruciale per valutare l'avvicinamento al punto di non ritorno stabilito dall'Accordo di Parigi. Se il trend degli ultimi trent'anni dovesse mantenersi costante, la soglia di 1,5°C di riscaldamento a lungo termine verrebbe superata già nel 2030, con quindici anni di anticipo rispetto alle stime formulate al momento della firma dell'accordo nel 2015.

La comunità scientifica ha identificato diversi fattori responsabili di questa accelerazione. Secondo Samantha Burgess di Copernicus, la causa principale resta l'incremento continuo delle emissioni di gas serra, con le emissioni da combustibili fossili che hanno stabilito un nuovo record nel 2025. Parallelamente, numerosi ricercatori attribuiscono parte del fenomeno alla riduzione dell'inquinamento atmosferico da composti solforati, derivante dalla diminuzione dell'uso del carbone e dalle nuove normative per il trasporto marittimo. Paradossalmente, la purificazione dell'aria ha "smascherato" circa 0,5°C di riscaldamento precedentemente mitigato dall'effetto schermante di questi inquinanti, permettendo a una maggiore quantità di radiazione solare di raggiungere la superficie terrestre.

Ogni decimo di grado di riscaldamento si traduce in eventi meteorologici estremi più frequenti e intensi, con conseguenze economiche e umanitarie già drammaticamente evidenti

Le conseguenze di questo riscaldamento accelerato sono già tangibili. Gli incendi che hanno devastato Los Angeles nel gennaio 2025, potenzialmente il disastro naturale più costoso nella storia degli Stati Uniti, hanno mostrato una probabilità di occorrenza doppia e un'estensione 25 volte superiore rispetto a uno scenario senza cambiamenti climatici. L'uragano Melissa, la tempesta più intensa mai registrata nell'Oceano Atlantico, ha presentato velocità dei venti superiori di almeno 16 chilometri orari rispetto a quanto atteso in assenza di riscaldamento globale. Come sottolinea Burgess, quando si parla di 1,5°C di riscaldamento medio globale, le ondate di calore possono risultare da 3 a 10 gradi più intense rispetto ai valori storici, con impatti sproporzionati sulle generazioni più giovani.

Il rapporto degli scienziati e degli analisti finanziari critica apertamente l'approccio dei decisori politici ed economici, che tendono a basare le proprie strategie su scenari intermedi piuttosto che prepararsi ai casi peggiori. David King, ex principale consigliere climatico del governo britannico e coautore dello studio, invoca con urgenza un "piano di solvibilità planetaria". Sandy Trust, della società di gestione degli investimenti britannica Baillie Gifford, contesta le proiezioni del Network for Greening the Financial System, che pur prevedendo perdite di migliaia di miliardi di dollari annui entro il 2050, esclude la possibilità di una recessione contando su una crescita economica globale superiore ai danni climatici. Trust paragona questo approccio a "modellare il rischio guardando indietro dal ponte del Titanic nell'aprile 1912, predicendo una traversata tranquilla".

Le regioni polari rappresentano i termometri più sensibili del cambiamento climatico in corso. A causa di meccanismi di retroazione positiva, come la perdita di neve e ghiaccio che riflettono la radiazione solare, l'Artico e l'Antartico stanno registrando il riscaldamento più rapido. L'Antartico ha vissuto nel 2025 il suo anno più caldo mai registrato, conseguenza di un raro evento di riscaldamento stratosferico. L'estensione combinata dei ghiacci marini artici e antartici ha raggiunto un minimo storico, modificando gli equilibri termici planetari.

Timothy Osborn dell'Università dell'East Anglia nel Regno Unito identifica comunque alcuni segnali incoraggianti: le emissioni globali non stanno più aumentando al ritmo vorticoso del passato, e le emissioni cinesi hanno raggiunto una fase di stabilizzazione. Questo plateau, se mantenuto, dovrebbe tradursi in un riscaldamento continuo ma senza ulteriore accelerazione. King propone come intervento rapido a breve termine una drastica riduzione delle emissioni di metano, particolarmente dai gasdotti e dalle miniere di carbone dismesse. Una riduzione del 30 per cento delle emissioni di questo potente gas serra entro il decennio in corso potrebbe limitare il riscaldamento di almeno 0,2°C entro il 2050, un contributo significativo considerando che ogni frazione di grado conta nella battaglia contro il superamento della soglia critica di 1,5°C, che King definisce "una sfida fondamentale per l'umanità".

Fonte dell'articolo: www.newscientist.com

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