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Amicizie strette, il cervello le prevede in anticipo

Secondo uno studio, l’attività neurale condivisa anticipa la nascita di amicizie, più dei fattori sociali o demografici.

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Avatar di Patrizio Coccia

a cura di Patrizio Coccia

Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 18/08/2025 alle 11:05

La notizia in un minuto

  • I ricercatori dell'UCLA hanno dimostrato che è possibile prevedere chi diventerà amico analizzando le risposte cerebrali durante la visione di filmati, rivelando che l'attività neurale condivisa è un fattore determinante nella formazione dei legami sociali
  • Le persone che diventano amiche mostrano similitudini neurali significative nella corteccia orbitofrontale sinistra, l'area del cervello responsabile dell'elaborazione del valore soggettivo delle esperienze, indipendentemente dai gusti dichiarati
  • La ricerca conferma che gli amici intimi nascono, non si fanno: esisterebbe una base neurologica predeterminata che influenza con chi sviluppiamo legami significativi, basata su affinità cognitive profonde piuttosto che su semplici preferenze superficiali

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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L'idea che le persone con processi di pensiero simili si attraggano reciprocamente ha trovato conferma in uno studio che ha usato le neuroscienze per indagare i meccanismi delle amicizie. I ricercatori dell'Università della California di Los Angeles hanno dimostrato che è possibile prevedere chi diventerà amico osservando le risposte cerebrali durante la visione di filmati. L’attività neurale condivisa risulta un fattore decisivo nella formazione dei legami sociali, offrendo una base scientifica a un fenomeno noto: la tendenza a circondarci di persone che la pensano come noi.

Il cervello come predittore sociale

Il team guidato da Carolyn Parkinson ha coinvolto 41 studenti all’inizio di un programma di specializzazione. Prima dei corsi, sono stati sottoposti a risonanza magnetica funzionale mentre guardavano 14 clip di generi diversi, dall’intrattenimento alla scienza. L’attività cerebrale è stata registrata in 214 aree, creando mappe neurali dettagliate.

Successivamente, attraverso questionari somministrati a 287 studenti dopo due e sei mesi, i ricercatori hanno ricostruito le reti sociali spontanee, confrontando i dati con le registrazioni cerebrali.

La corteccia orbitofrontale e il valore delle relazioni

I risultati hanno mostrato che chi, dopo otto mesi, era diventato amico condivideva forti somiglianze neurali nella corteccia orbitofrontale sinistra, regione legata alla valutazione delle esperienze. Le attivazioni erano molto più simili rispetto a quelle di studenti lontani nella rete sociale.

Queste somiglianze persistevano anche considerando i gusti dichiarati sui filmati: non si trattava solo di preferenze comuni, ma di un modo affine di elaborare le esperienze.

L'evoluzione temporale delle amicizie

Dopo due mesi, le differenze neurali tra futuri amici e non amici non erano ancora visibili: i primi legami sembrano basarsi soprattutto sulla vicinanza fisica. Con il tempo emergono invece connessioni più profonde fondate su reali affinità cognitive.

Chi si era avvicinato nei sei mesi successivi mostrava infatti somiglianze significative in 42 regioni cerebrali, indipendentemente da età, genere o provenienza geografica.

Reti neurali e comprensione condivisa

Le aree più coinvolte appartenevano alle reti responsabili di attenzione e comprensione narrativa. Secondo Parkinson, questo dimostra che le amicizie si formano anche grazie a una “sintonia cognitiva” che rende più immediata la comunicazione e più solida la connessione emotiva.

Robin Dunbar, dell’Università di Oxford, ha commentato che i dati confermano un’intuizione: le persone con processi di pensiero simili trovano più facile capirsi e andare d’accordo.

Implicazioni per la comprensione delle relazioni umane

Lo studio mette in discussione l’idea che le amicizie si costruiscano solo con esperienze condivise. Indica piuttosto l’esistenza di una base neurologica che influenza con chi sviluppiamo legami duraturi.

Il fenomeno dell’omofilia - la tendenza a circondarsi di simili - trova così una spiegazione che va oltre preferenze e abitudini, radicandosi nei meccanismi cerebrali che guidano il nostro modo di percepire la realtà.

Fonte dell'articolo: www.newscientist.com

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