Le larve che proliferano nella carne in decomposizione potrebbero aver rappresentato una componente fondamentale della dieta dei nostri antenati preistorici, ridimensionando completamente la nostra comprensione delle abitudini alimentari dei Neanderthal. Una ricerca rivoluzionaria condotta presso la "body farm" dell'Università del Tennessee, dove vengono studiati cadaveri umani in decomposizione per l'analisi forense, ha infatti svelato che il consumo di larve di mosca potrebbe spiegare i misteriosi valori isotopici trovati nelle ossa fossili. Questa scoperta mette in discussione l'idea consolidata che i Neanderthal fossero degli "iper-carnivori" dediti esclusivamente alla caccia di grandi mammiferi.
Il mistero degli isotopi dell'azoto
Per decenni, gli scienziati hanno analizzato i rapporti isotopici dell'azoto nelle ossa fossili per ricostruire le diete preistoriche. L'azoto presenta due isotopi stabili: l'azoto-14 e l'azoto-15, con il primo che tende a disperdersi più facilmente dagli organismi viventi. Questo processo fa sì che, risalendo la catena alimentare, aumenti progressivamente la concentrazione di azoto-15 rispetto all'azoto-14. I carnivori mostrano quindi rapporti isotopici più elevati rispetto agli erbivori.
Tuttavia, quando i ricercatori hanno esaminato le ossa dei Neanderthal, hanno scoperto valori ancora più alti di quelli registrati in leoni e iene. "È così che è nata la narrazione dei Neanderthal come iper-carnivori completamente concentrati sulla caccia alla grande selvaggina", spiega Melanie Beasley della Purdue University nell'Indiana.
L'impossibilità biologica della dieta esclusivamente carnivora
Molti studiosi hanno però sempre nutrito dubbi su questa interpretazione. Le ossa dell'Homo sapiens preistorico mostrano rapporti isotopici simili, eppure questi esseri umani non avrebbero mai potuto sopravvivere nutrendosi solo di carne magra. Come sottolinea Beasley, "è fisicamente impossibile: si morirebbe di quella che i primi esploratori chiamavano 'fame da coniglio'".
Il problema risiede nel fatto che una dieta troppo ricca di proteine impedisce all'organismo di eliminare tutti i prodotti tossici della decomposizione, come l'ammoniaca. Inoltre, le prove dirette del consumo di vegetali da parte dei Neanderthal sono ormai abbondanti, come dimostrano gli studi del tartaro dentale fossile.
Carne fermentata e larve: una tradizione millenaria
Nel 2017, John Speth dell'Università del Michigan aveva ipotizzato che i Neanderthal conservassero la carne consumandola successivamente in stato di decomposizione. Durante il processo di putrefazione, infatti, si liberano gas come l'ammoniaca che dovrebbero comportare un arricchimento di azoto-15. Beasley ha potuto verificare questa teoria durante le sue ricerche forensi, analizzando contemporaneamente anche le larve presenti nei cadaveri in decomposizione.
I risultati, ottenuti in collaborazione con Speth e Julie Lesnik della Wayne State University nel Michigan, hanno mostrato che i rapporti isotopici dell'azoto aumentano effettivamente durante la putrefazione del tessuto muscolare, ma solo in misura modesta. Un incremento molto più significativo si osserva invece nelle larve di varie specie che si nutrono dei cadaveri.
Una risorsa alimentare sottovalutata
Le larve non rappresentano certo una novità alimentare nella storia umana. "Masse di larve costituiscono una risorsa nutritiva ricca, facilmente raccoglibile", evidenzia Beasley. Esistono abbondanti testimonianze del loro consumo abituale in molte società del passato, e questa pratica persiste ancora oggi in alcune regioni. I cacciatori di renne considerano certe larve una prelibatezza che coltivano attivamente, mentre in Sardegna il casu martzu, formaggio contenente larve vive, rimane una specialità gastronomica apprezzata.
Herman Pontzer della Duke University nel North Carolina definisce questo "uno studio nuovo ed entusiasmante" che contribuisce notevolmente a chiarire "gli strani risultati emersi dagli studi isotopici sui Neanderthal e altri ominidi dell'Età della Pietra negli ultimi decenni". Secondo Pontzer, le prove del consumo di larve e simili per spiegare il segnale da "iper-carnivori" riscontrato nei precedenti lavori isotopici sui fossili risultano "abbastanza convincenti".
Implicazioni per la dieta paleolitica moderna
Questi risultati preliminari dimostrano che una dieta estremamente ricca di carne non costituisce l'unica spiegazione possibile per i rapporti isotopici trovati nei Neanderthal e nell'Homo sapiens antico. Beasley ritiene che tali valori derivino probabilmente da una combinazione di fattori: conservazione, lavorazione e cottura della carne, oltre al consumo di larve. La ricerca aggiunge anche elementi interessanti al dibattito sulla cosiddetta dieta paleo: "Tutte le persone che vogliono seguire una vera dieta 'paleo' dovrebbero iniziare a pensare di far fermentare la carne e permettere alle mosche di accedervi", conclude provocatoriamente la ricercatrice.