Il disastro che ha colpito il bacino della Mosa nel 2021 ha rivelato una verità inquietante: anche le opere di ingegneria fluviale più moderne possono trasformarsi in trappole mortali quando si scontrano con la complessità geologica del sottosuolo. La tragedia, che ha causato 43 vittime e danni infrastrutturali per miliardi di euro, ha esposto i limiti delle strategie tradizionali di gestione del rischio alluvionale. Un nuovo studio pubblicato su Nature dimostra come l'allargamento irregolare del fiume e la presenza di depositi sedimentari eterogenei possano scatenare fenomeni erosivi di proporzioni devastanti, mettendo in discussione l'approccio convenzionale alla sicurezza fluviale.
Quando la sicurezza diventa pericolo
I ricercatori olandesi hanno scoperto che il programma di sicurezza fluviale implementato per proteggere la regione aveva creato involontariamente delle zone di strozzatura lungo il corso del fiume. Queste aree, dove l'allargamento era stato impedito dalla presenza di infrastrutture o semplicemente non ancora realizzato, si sono trasformate in vere e proprie trappole idrauliche durante l'alluvione del 2021. La velocità del flusso d'acqua in questi punti critici ha raggiunto valori estremi, innescando processi erosivi che hanno sorpreso gli stessi esperti per la loro intensità.
Il fenomeno si è manifestato attraverso la formazione di dune subacquee con avvallamenti profondi che hanno perforato lo strato protettivo di ghiaia del fondale. Una volta esposti i sedimenti sabbiosi sottostanti, facilmente erodibili, si sono create voragini di scavo eccezionali, con una che ha raggiunto la profondità record di oltre 15 metri.
Il tradimento del sottosuolo
L'analisi geologica ha rivelato un fattore aggravante inaspettato: l'innalzamento tettonico della regione aveva prodotto nel corso dei millenni una stratigrafia particolarmente vulnerabile. Il letto del fiume presentava infatti un sottile strato superiore di ghiaia poggiato su sedimenti a grana fine, una configurazione che in condizioni normali garantisce stabilità ma che diventa estremamente pericolosa quando viene compromessa.
Questa scoperta evidenzia come la comprensione del sottosuolo sia fondamentale per la progettazione di interventi di sicurezza fluviale. I tradizionali approcci basati principalmente su considerazioni idrauliche superficiali si rivelano insufficienti quando non tengono conto della complessità geologica tridimensionale del sistema fluviale.
Lezioni per il futuro
Lo studio della Mosa offre spunti preziosi per ripensare le strategie di adattamento ai cambiamenti climatici. Con l'aumento previsto della frequenza e intensità delle alluvioni, diventa cruciale sviluppare approcci più olistici che integrino considerazioni idrauliche, geologiche e geomorfologiche. La ricerca sottolinea inoltre l'importanza di evitare implementazioni parziali dei progetti di sicurezza, che possono creare discontinuità pericolose nel sistema fluviale.
Gli autori dello studio, un team interdisciplinare di ricercatori olandesi e canadesi, hanno utilizzato tecniche avanzate di monitoraggio del fondale e modellazione numerica per ricostruire la dinamica degli eventi erosivi. I risultati dimostrano come la competizione per lo spazio di allargamento fluviale e i vincoli infrastrutturali possano compromettere l'efficacia delle misure di protezione, creando paradossalmente nuovi rischi proprio dove si pensava di aver aumentato la sicurezza.
La ricerca rappresenta un monito per tutti i paesi che stanno investendo in programmi di adattamento fluviale: la re-ingegnerizzazione dei fiumi richiede una comprensione profonda non solo dei processi idraulici, ma anche della storia geologica e delle dinamiche sedimentarie a lungo termine. Solo attraverso questo approccio integrato sarà possibile sviluppare soluzioni veramente efficaci per affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici.