Nel settembre 2020, un incendio che divampava in California ha dato vita a un fenomeno tanto affascinante quanto inquietante: il fuoco ha letteralmente generato la propria tempesta. Le fiamme del Creek Fire erano così intense da produrre calore sufficiente a creare una nube temporalesca che, a sua volta, ha scatenato fulmini alimentando ulteriormente l'incendio in un ciclo distruttivo apparentemente inarrestabile. Questo evento rappresenta un esempio drammatico di come gli incendi estremi stiano trasformando non solo i paesaggi, ma l'intera dinamica atmosferica del pianeta.
La sfida scientifica dei temporali generati dal fuoco
Fino ad oggi, la comunità scientifica si è trovata di fronte a un enigma: come replicare questi eventi estremi nei modelli climatici globali. I pirocumulonembi - così vengono chiamate queste nubi temporalesche generate dagli incendi - rappresentavano un punto cieco nella modellazione climatica, impedendo agli scienziati di prevedere la loro formazione e comprenderne l'impatto sul clima mondiale. La loro assenza dai modelli limitava gravemente la capacità di anticipare e gestire questi fenomeni sempre più frequenti.
La ricerca pubblicata il 25 settembre su Geophysical Research Letters ha finalmente colmato questa lacuna. Il team guidato da Ziming Ke del Desert Research Institute è riuscito per la prima volta a simulare con successo questi fenomeni all'interno di un modello del sistema terrestre, riproducendo fedelmente tempi, altezza e intensità della tempesta generata dal Creek Fire.
Un impatto che va oltre i confini regionali
L'importanza di questi fenomeni trascende i confini locali degli incendi. Quando si forma un pirocumulonembo, inietta fumo e vapore acqueo nell'alta atmosfera con una potenza paragonabile a quella di piccole eruzioni vulcaniche. Queste particelle possono persistere nell'atmosfera per mesi, alterando la composizione della stratosfera e modificando il modo in cui la Terra riceve e riflette la luce solare.
Gli effetti si estendono fino alle regioni polari, dove questi aerosol influenzano le dinamiche dell'ozono antartico, modificano le nuvole e accelerano lo scioglimento di ghiacci e neve. Si tratta di un meccanismo di feedback climatico che gli scienziati stimano coinvolga decine o centinaia di questi eventi ogni anno a livello globale, con una tendenza in crescita legata all'intensificarsi degli incendi.
L'innovazione tecnologica dietro la scoperta
Il successo della ricerca si basa su un approccio innovativo che integra emissioni ad alta risoluzione degli incendi, modelli di innalzamento delle colonne di fumo e trasporto del vapore acqueo indotto dal fuoco. Il team, che include scienziati del Lawrence Livermore National Laboratory, UC Irvine e Pacific Northwest National Laboratory, ha utilizzato il modello E3SM del Dipartimento dell'Energia americano per catturare l'interazione complessa tra incendi e atmosfera.
"Questo lavoro rappresenta una svolta senza precedenti nella modellazione del sistema terrestre", ha dichiarato Ke. L'elemento chiave della loro scoperta risiede nel considerare come lo sviluppo delle nuvole sia facilitato dall'umidità trasportata verso l'alta atmosfera dal terreno e dai venti, un fattore precedentemente trascurato nei modelli climatici.
Verso una nuova comprensione del clima futuro
La capacità di modellare questi eventi apre nuove prospettive per la scienza climatica. Il framework sviluppato non solo migliora la comprensione degli eventi estremi legati agli incendi, ma fornisce anche gli strumenti per esplorare questi fenomeni su scala regionale e globale. Con l'intensificarsi degli incendi dovuto ai cambiamenti climatici, questa capacità predittiva diventa sempre più cruciale per la preparazione e la resilienza delle comunità esposte a questi rischi.
Il modello ha dimostrato la sua versatilità riproducendo con successo non solo il Creek Fire, ma anche i temporali multipli generati dall'incendio Dixie del 2021, che si è verificato in condizioni completamente diverse.