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Gli squali camminatori riscrivono le regole della riproduzione

Uno studio pubblicato su Biology Open mostra che la produzione di uova non altera il consumo di ossigeno negli squali epaulette.

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Avatar di Antonello Buzzi

a cura di Antonello Buzzi

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 22/01/2026 alle 08:40

La notizia in un minuto

  • Gli squali epaulette sfidano le teorie consolidate producendo uova senza alcun aumento misurabile del dispendio energetico, mantenendo parametri metabolici completamente stabili
  • Questa straordinaria efficienza metabolica potrebbe consentire alla specie di mantenere la capacità riproduttiva anche in condizioni di stress termico o nutrizionale, rappresentando un vantaggio evolutivo cruciale
  • Rimangono da determinare i limiti termici oltre i quali questi meccanismi potrebbero collassare, con nuovi esperimenti pianificati per testare la resilienza agli aumenti di temperatura oceanica

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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Nel panorama della biologia riproduttiva marina, uno degli assunti più consolidati riguarda il costo energetico della riproduzione: generare una nuova vita richiede investimenti metabolici significativi, misurabili attraverso l'aumento del consumo di ossigeno e l'alterazione dei parametri biochimici. Eppure, una recente ricerca pubblicata sulla rivista Biology Open ha documentato un'eccezione sorprendente a questa regola, osservata in una specie di squalo che abita le barriere coralline dell'Indo-Pacifico. Gli squali epaulette, noti anche come "squali camminatori" per la loro capacità di muoversi sul fondale utilizzando le pinne come arti, sono in grado di produrre e deporre uova senza manifestare alcun incremento rilevabile del dispendio energetico, una scoperta che sfida decenni di teorie sul metabolismo riproduttivo.

Il team di ricerca guidato dalla professoressa Jodie Rummer presso la James Cook University ha condotto uno studio approfondito su cinque femmine di Hemiscyllium ocellatum, monitorandole nelle fasi precedenti, durante e successive alla formazione degli astucci ovigeri. Gli squali epaulette producono tipicamente due uova ogni tre settimane nel periodo compreso tra settembre e dicembre, un ciclo relativamente breve che li rende modelli ideali per studi longitudinali. Gli animali sono stati ospitati in vasche termicamente controllate presso la Marine and Aquaculture Research Facility Unit di Townsville, dove i ricercatori hanno potuto misurare con precisione le variazioni metaboliche attraverso il monitoraggio del tasso di assorbimento di ossigeno, parametro che rappresenta un indicatore diretto del consumo energetico cellulare.

Contrariamente a ogni previsione basata sui modelli energetici tradizionali, i dati hanno rivelato una stabilità metabolica pressoché completa. "Ci aspettavamo che quando questi squali producono un uovo così complesso, il loro utilizzo energetico sarebbe schizzato verso l'alto", ha spiegato la professoressa Rummer. "Invece non c'è stato alcun aumento, i valori sono rimasti completamente piatti". Questa omeostasi metabolica è stata confermata anche dall'analisi della chimica ematica e dei livelli ormonali, condotta dalla dottoressa Carolyn Wheeler, prima autrice dello studio e neo-dottoranda presso la JCU. Tutti i parametri fisiologici esaminati hanno mostrato una stabilità straordinaria, suggerendo l'esistenza di meccanismi adattativi ancora da caratterizzare completamente.

"Questi squali sembrano aver adattato la loro fisiologia per ottimizzare l'uso dell'energia in modo così efficiente che la riproduzione non comporta costi metabolici aggiuntivi misurabili"

La scoperta assume particolare rilevanza nel contesto dei cambiamenti ambientali che stanno interessando gli ecosistemi marini tropicali. In condizioni di stress ambientale, come l'aumento delle temperature oceaniche, molte specie ittiche affrontano un dilemma fisiologico: allocare le risorse energetiche limitate alla sopravvivenza individuale oppure alla riproduzione. La narrativa scientifica consolidata sostiene che la funzione riproduttiva sia tipicamente la prima a essere compromessa quando le condizioni ambientali peggiorano. Tuttavia, l'efficienza metabolica degli squali epaulette potrebbe consentire loro di mantenere la capacità riproduttiva anche sotto stress termico o nutrizionale, una caratteristica che rappresenterebbe un notevole vantaggio evolutivo.

"Questa ricerca sfida le nostre assunzioni fondamentali sui pesci condroitti", ha sottolineato la dottoressa Wheeler, riferendosi al gruppo tassonomico che comprende squali, razze, mante e chimere. La capacità di continuare a produrre uova in condizioni avverse potrebbe infatti tradursi in una maggiore resilienza demografica per le popolazioni di epaulette nelle aree di barriera corallina, ecosistemi già sottoposti a pressioni antropogeniche multiple. "Squali sani significano barriere coralline sane", ha aggiunto Wheeler, ricordando il ruolo ecologico di questi predatori di piccole dimensioni nella regolazione delle comunità bentoniche.

Nonostante l'ottimismo generato da questi risultati, la professoressa Rummer ha messo in guardia contro interpretazioni eccessivamente semplicistiche. "Gli squali epaulette appaiono molto resilienti, ma è fondamentale determinare con precisione quanto siano effettivamente resistenti al riscaldamento degli oceani", ha precisato. Le temperature superficiali marine nel loro habitat naturale stanno aumentando a un ritmo accelerato, e rimangono aperti interrogativi cruciali sui limiti termici oltre i quali anche questi efficienti meccanismi fisiologici potrebbero collassare. Il team di ricerca della JCU sta ora pianificando esperimenti per testare la risposta riproduttiva degli squali epaulette a temperature progressivamente più elevate, con l'obiettivo di identificare soglie critiche e margini di sicurezza per le popolazioni selvatiche. Comprendere se questa straordinaria efficienza metabolica rappresenti un'eccezione isolata o un tratto più diffuso tra i condroitti di barriera potrebbe inoltre fornire chiavi interpretative importanti per prevedere quali specie marine saranno in grado di adattarsi al clima futuro.

Fonte dell'articolo: www.sciencedaily.com

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