Nel corso dei suoi oltre quattro miliardi di anni di esistenza, la Terra ha ospitato la vita per quasi tutto questo tempo, ma la nostra specie ne occupa solo una frazione infinitesimale. Questo dato temporale suggerisce che, mentre forme di vita unicellulari potrebbero essere relativamente comuni su mondi con acqua liquida, le civiltà avanzate capaci di esplorare lo spazio restano un’eccezione. Per questo la ricerca di vita extraterrestre richiede strategie tecnologiche più proattive.
I limiti invalicabili dello spazio-tempo
La vastità del cosmo e l’impossibilità di superare la velocità della luce limitano le nostre ambizioni esplorative. Anche le sonde più avanzate potrebbero raggiungere solo le stelle più vicine in tempi compatibili con una vita umana. Gli astronomi hanno quindi ristretto il campo a circa 60 stelle simili al Sole entro 30 anni luce, abbastanza longeve e stabili da poter ospitare mondi con vita complessa.
Cercare un esopianeta simile alla Terra accanto alla sua stella è come individuare una lucciola accanto a un faro. Una stella è un milione di volte più luminosa del suo pianeta nella banda infrarossa dei 10 micron, dove i mondi con acqua liquida emettono gran parte della radiazione. Distinguere un pianeta richiederebbe telescopi con specchi di almeno 20 metri di diametro. Il James Webb, con i suoi 6,5 metri, ha già rappresentato un’impresa ingegneristica, ma resta insufficiente.
Una soluzione geometrica innovativa
Una proposta recente punta su specchi rettangolari. Un telescopio con specchio di 1x20 metri, alla stessa lunghezza d’onda infrarossa del JWST, potrebbe separare efficacemente stella e pianeta lungo l’asse maggiore. Ruotando periodicamente il telescopio, questo design permetterebbe di individuare la metà dei pianeti simili alla Terra entro 30 anni luce in meno di tre anni.
Diversamente dal concetto di starshade - uno schermo volante di decine di metri che dovrebbe oscurare la luce stellare a migliaia di chilometri di distanza - l’approccio rettangolare non richiede tecnologie rivoluzionarie né consumi di carburante proibitivi.
Verso la scoperta di mondi gemelli
Se ogni stella simile al Sole ospitasse in media un pianeta analogo alla Terra, questo metodo potrebbe identificarne una trentina, candidati ideali per studi atmosferici alla ricerca di biosignature come l’ossigeno. Per i casi più promettenti, si potrebbe persino valutare l’invio di sonde robotiche per raccogliere immagini dirette della superficie.
Questa soluzione pratica e realizzabile apre la strada a uno degli obiettivi più ambiziosi dell’umanità: individuare un vero pianeta gemello della Terra nel nostro vicinato cosmico.