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Un telescopio “strano” potrebbe aiutarci a trovare la nuova Terra

Un design rettangolare permetterebbe di distinguere i pianeti dai loro soli, aprendo la caccia a mondi abitabili vicini.

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Avatar di Patrizio Coccia

a cura di Patrizio Coccia

Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 04/09/2025 alle 13:35

La notizia in un minuto

  • Un telescopio con specchio rettangolare di 1x20 metri potrebbe individuare pianeti simili alla Terra entro 30 anni luce, superando i limiti dei telescopi circolari tradizionali che richiederebbero diametri di almeno 20 metri
  • La ricerca si concentra su 60 stelle simili al Sole nel nostro vicinato cosmico, dove potrebbero esistere circa 30 mondi promettenti con condizioni favorevoli alla vita
  • Questa tecnologia permetterebbe di analizzare le atmosfere dei pianeti candidati alla ricerca di ossigeno e altri segni di vita, aprendo la strada alla scoperta del primo vero gemello della Terra

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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Nel corso dei suoi oltre quattro miliardi di anni di esistenza, la Terra ha ospitato la vita per quasi tutto questo tempo, ma la nostra specie ne occupa solo una frazione infinitesimale. Questo dato temporale suggerisce che, mentre forme di vita unicellulari potrebbero essere relativamente comuni su mondi con acqua liquida, le civiltà avanzate capaci di esplorare lo spazio restano un’eccezione. Per questo la ricerca di vita extraterrestre richiede strategie tecnologiche più proattive.

I limiti invalicabili dello spazio-tempo

La vastità del cosmo e l’impossibilità di superare la velocità della luce limitano le nostre ambizioni esplorative. Anche le sonde più avanzate potrebbero raggiungere solo le stelle più vicine in tempi compatibili con una vita umana. Gli astronomi hanno quindi ristretto il campo a circa 60 stelle simili al Sole entro 30 anni luce, abbastanza longeve e stabili da poter ospitare mondi con vita complessa.

La forma rettangolare potrebbe essere la chiave per trovare la nostra Terra 2.0

Cercare un esopianeta simile alla Terra accanto alla sua stella è come individuare una lucciola accanto a un faro. Una stella è un milione di volte più luminosa del suo pianeta nella banda infrarossa dei 10 micron, dove i mondi con acqua liquida emettono gran parte della radiazione. Distinguere un pianeta richiederebbe telescopi con specchi di almeno 20 metri di diametro. Il James Webb, con i suoi 6,5 metri, ha già rappresentato un’impresa ingegneristica, ma resta insufficiente.

Una soluzione geometrica innovativa

Una proposta recente punta su specchi rettangolari. Un telescopio con specchio di 1x20 metri, alla stessa lunghezza d’onda infrarossa del JWST, potrebbe separare efficacemente stella e pianeta lungo l’asse maggiore. Ruotando periodicamente il telescopio, questo design permetterebbe di individuare la metà dei pianeti simili alla Terra entro 30 anni luce in meno di tre anni.

Diversamente dal concetto di starshade - uno schermo volante di decine di metri che dovrebbe oscurare la luce stellare a migliaia di chilometri di distanza - l’approccio rettangolare non richiede tecnologie rivoluzionarie né consumi di carburante proibitivi.

Verso la scoperta di mondi gemelli

Se ogni stella simile al Sole ospitasse in media un pianeta analogo alla Terra, questo metodo potrebbe identificarne una trentina, candidati ideali per studi atmosferici alla ricerca di biosignature come l’ossigeno. Per i casi più promettenti, si potrebbe persino valutare l’invio di sonde robotiche per raccogliere immagini dirette della superficie.

Questa soluzione pratica e realizzabile apre la strada a uno degli obiettivi più ambiziosi dell’umanità: individuare un vero pianeta gemello della Terra nel nostro vicinato cosmico.

Fonte dell'articolo: www.sciencedaily.com

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