Il mistero della deviazione asteroidale continua a sfidare gli scienziati della NASA, rivelando dinamiche inaspettate che potrebbero cambiare il modo in cui concepiamo la difesa planetaria. Nel settembre 2022, la missione DART ha deliberatamente schiantato una sonda di quasi 600 chilogrammi contro Dimorphos, un piccolo asteroide che orbita attorno al più grande Didymos, in quello che rappresenta il primo tentativo dell'umanità di alterare artificialmente la traiettoria di un corpo celeste. Quello che doveva essere un esperimento controllato si è trasformato in un enigma cosmico che continua a interrogare la comunità scientifica internazionale.
L'effetto domino che nessuno aveva previsto
Le prime osservazioni dopo l'impatto avevano confermato il successo della missione: l'orbita di Dimorphos si era ridotta di circa 30 minuti rispetto ai suoi originali 11 ore e 55 minuti. Tuttavia, nei giorni e nelle settimane successive, qualcosa di inaspettato ha iniziato a manifestarsi. L'orbita dell'asteroide ha continuato a contrarsi ulteriormente, perdendo altri 30 secondi in un processo graduale che ha lasciato perplessi gli astronomi di tutto il mondo.
Inizialmente, la spiegazione più plausibile sembrava essere l'espulsione graduale di detriti rocciosi generati dall'impatto. La teoria suggeriva che frammenti di roccia, inizialmente trattenuti dalla debole gravità di Dimorphos, venissero progressivamente lanciati nello spazio, causando una perdita di energia del sistema e un conseguente restringimento orbitale.
La matematica che smentisce le teorie
Harrison Agrusa e Camille Chatenet dell'Università della Costa Azzurra a Nizza hanno però dimostrato che questa spiegazione non regge al vaglio dei calcoli. Le loro simulazioni rivelano che Dimorphos non possiede massa e forza gravitazionale sufficienti per espellere definitivamente i detriti dal sistema. Come spiega Agrusa con una metafora efficace: "Un masso potrebbe volare via da Dimorphos, e Dimorphos lo devierebbe su un'orbita più ampia, ma quel masso alla fine tornerà indietro e si avvicinerà nuovamente a Dimorphos".
La nuova ipotesi formulata dai ricercatori francesi punta invece verso un meccanismo più sottile ma altrettanto affascinante. L'impatto avrebbe indotto in Dimorphos una rotazione complessa e caotica, provocando uno spostamento continuo di rocce e massi sulla sua superficie. Questo movimento costante genererebbe attrito e calore attraverso le collisioni tra i detriti, causando una graduale dissipazione di energia che si tradurrebbe nella contrazione orbitale osservata.
Implicazioni per la difesa planetaria
Nonostante queste scoperte evidenzino la difficoltà nel prevedere con precisione gli effetti di un impatto asteroidale, Agrusa rassicura sulla validità delle strategie di difesa planetaria. I sistemi binari come Didymos-Dimorphos rappresentano infatti una rarità cosmica, e gli effetti osservati difficilmente si manifesterebbero su un singolo asteroide che modifichi la propria orbita attorno al Sole.
La ricerca apre nuove prospettive sulla comprensione della dinamica asteroidale, rivelando come anche i corpi celesti apparentemente più semplici nascondano complessità inaspettate. Mentre gli scienziati continuano a monitorare Dimorphos, questo piccolo asteroide continua a riscrivere le nostre conoscenze sui meccanismi che governano il movimento dei corpi rocciosi nel sistema solare, trasformando un esperimento di difesa planetaria in una lezione di fisica celeste fondamentale.