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Ericsson, neuroscienze per migliorare il marchio

Ericsson ha sviluppato una piattaforma basata sulle neuroscienze per determinare, e quindi cercare di migliorare, la percezione di un brand da parte degli utenti.

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Avatar di Alessio Amoruso

a cura di Alessio Amoruso

@Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 17/03/2017 alle 16:41
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Ericsson ha applicato le neuroscienze per analizzare le reazioni degli utenti durante l'utilizzo dello smartphone. Infatti esistono una serie di reazioni neurologiche e inconsce che possono essere analizzate per determinare come reagisce un utente ad un determinato stimolo. Si è voluto dimostrare che queste variabili possono fortemente modificare, in positivo o in negativo, il tipo di approccio del consumatore verso un brand.

Ericsson 1

Nel caso degli smartphone, i fattori determinanti rilevati sono legati alla velocità di connessione e di risposta del terminale ad un input. I rilevamenti sono stati possibili grazie alla piattaforma Ericsson Neurometric composta da un elettroencefalogramma wireless, tecnologie di tracciamento del campo visivo e misurazione del battito cardiaco. L'unione di queste tecnologie ha permesso la raccolta di oltre 2 milioni e mezzo di dati in ogni momento di utilizzo da parte dell'utente.

Il test ha visto anche la partecipazione di Vodafone Germania. L'operatore ha deciso di utilizzare la tecnologia Ericsson e le neuroscienze applicate per ottimizzare la propria rete. In questo modo sarà possibile ottenere la percezione esatta del brand da parte del cliente. Le indicazioni ricevute potranno e dovranno essere utilizzate per migliorare l'offerta. Infatti un utente che riscontra lag e tempi lunghi di caricamento è un utente insoddisfatto.

Le prove effettuate consistevano in una serie di semplici operazioni con uno smartphone. Azioni quotidiane come scattare un selfie, guardare un video e navigare online sono state ricreate all'interno di un ambiente controllato. Tutte queste prove però erano, all'insaputa dell'utente, regolate in modo tale da avere un certo tipo di ritardo tra l'input e l'esecuzione effettiva. A seconda del livello di ritardo, si otteneva una differente risposta emotiva da parte dell'utente.

perdita interesse

I risultati della ricerca parlano chiaro, un solo secondo di ritardo è in grado di causare stress nell'utente. Due secondi di ritardo determinano una perdita di interesse verso l'azione che si sta compiendo. I "millennials", gli utenti nati tra la fine del secolo scorso e i primi anni 2000, sono gli utenti meno tolleranti nei confronti dei ritardi e quindi più soggetti a stress tecnologico.

Dati alla mano, sarà possibile incrementare la percezione da parte dell'utente, analizzando quelle che sono le soglie limite di attesa durante l'esecuzione di un'azione. Si potranno tralasciare quindi quegli aspetti non essenziali e concentrarsi solo su quelli ritenuti veramente importanti. In questo modo si potrà fidelizzare maggiormente i clienti e soprattutto acquisirne di nuovi offrendo ciò che il consumatore vuole.

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