La strategia del governo per rimediare ai ritardi del Piano Italia a 1 Giga si trasforma in un caso politico che divide maggioranza e opposizione. Mentre il sottosegretario all'Innovazione Alessio Butti rivendica di aver "salvato" 700 milioni di euro a rischio, le forze politiche di opposizione accusano l'esecutivo di aver scoperto solo ora problemi noti da tempo e di ripiegare su soluzioni tecnicamente inadeguate. Al centro della polemica, la decisione di ricorrere alla connettività satellitare per coprire parte delle abitazioni che Open Fiber non riuscirà a raggiungere entro la scadenza del 2026.
Il riassetto forzato: dai 2,2 milioni ai 700mila civici scoperti
La cruda realtà emersa dai confronti con Open Fiber ha costretto il governo a rimodulare completamente gli obiettivi originari del Piano. L'operatore ha comunicato ufficialmente l'impossibilità di garantire la copertura di oltre 700mila numeri civici sui 2,2 milioni totali inizialmente assegnati, rendendo inevitabile una revisione radicale della strategia. La soluzione elaborata dal Dipartimento per la transizione digitale, guidato da Angelo Borrelli, prevede ora una ripartizione dei civici rimasti scoperti su tre diversi interventi tecnologici.
I numeri del nuovo piano delineano un panorama completamente diverso dalle ambizioni iniziali. Ben 580mila indirizzi saranno oggetto di un nuovo bando simile a quello del Piano Italia a 1 Giga, con copertura prevista tramite fibra ottica o Fixed Wireless Access terrestre, ma con scadenza posticipata al 2030 anziché al 2026. Altri 80mila civici verranno serviti da reti terrestri, ma le cui centrali utilizzeranno il backhauling satellitare sul modello della sperimentazione lombarda, con un budget dedicato di 95 milioni di euro.
Il voucher satellitare: ultima spiaggia per 40mila abitazioni
Per i restanti 40mila civici, considerati irraggiungibili con tecnologie terrestri, è prevista una soluzione ancora più drastica: un semplice voucher da 1.300 euro per la sottoscrizione di abbonamenti satellitari. Questa misura, che impegnerà al massimo 50 milioni di euro, rappresenta di fatto un'ammissione di resa rispetto agli obiettivi originari di copertura infrastrutturale del territorio.
Le tempistiche si allungano inevitabilmente, con gli obiettivi di copertura che slittano dal 2026 al 2030 per allinearsi agli standard europei del Digital Decade. Butti ha spiegato che questa soluzione ha ottenuto l'assenso preliminare di Bruxelles, evitando la perdita dei fondi europei, ma dovrà ancora essere formalizzata attraverso i canali ufficiali della Commissione europea e dei ministeri competenti.
Le opposizioni all'attacco: "Soluzione pasticciata e tardiva"
L'eco delle critiche politiche non si è fatta attendere, con toni particolarmente accesi da parte del Movimento 5 Stelle. Il deputato Antonino Iaria ha definito l'approccio governativo una "gestione pasticciata" che riduce gli obiettivi originari e penalizza i cittadini nelle aree più svantaggiate. Secondo Iaria, anziché puntare su soluzioni concrete come il Fixed Wireless Access o il coinvolgimento di operatori locali, si è scelto di ripiegare sul satellite, una tecnologia che non garantisce prestazioni adeguate né sovranità digitale.
Anche dal Partito Democratico arrivano bordate contro la strategia satellitare. Antonio Nicita, vicepresidente del gruppo PD in Senato, ha bocciato senza appello l'utilizzo del satellite, definendolo incoerente con gli standard minimi richiesti dal Compass 2030 europeo. La sua critica si fa ancora più pungente quando suggerisce che la scelta satellitare possa essere stata influenzata da "troppo entusiasmo" nelle promesse fatte a Elon Musk, riferimento nemmeno troppo velato ai rapporti tra il governo italiano e il magnate sudafricano.
Azione: "Bene la ricerca di soluzioni, ma con scarsa pianificazione"
Più articolata la posizione di Azione, con la deputata Giulia Pastorella che riconosce la necessità di trovare soluzioni ai ritardi, ma critica i tempi e i modi dell'intervento. Pastorella ha ricordato di aver sollevato la questione già lo scorso febbraio con interrogazioni parlamentari che denunciavano le discrepanze tra le mappature ufficiali della copertura e la reale disponibilità del servizio per i cittadini. La sua critica si concentra sul fatto che il governo si sia accorto solo ora di problemi noti da mesi, muovendosi con "scarsa pianificazione" e salvando la situazione solo in extremis.
L'analisi di Pastorella evidenzia anche le contraddizioni nelle comunicazioni governative precedenti. Lo scorso marzo, infatti, il sottosegretario Barbaro aveva fornito risposte "confuse e contraddittorie" sulla possibilità di utilizzare la tecnologia satellitare, negando investimenti previsti per le aree bianche mentre esistevano già bandi attivi come quello della Regione Lombardia.
I dubbi tecnici: operatori locali esclusi e scelte controverse
Le perplessità non riguardano solo gli aspetti politici, ma anche le scelte tecniche adottate. Gli esperti del settore si interrogano sulla reale necessità di utilizzare il backhauling satellitare per 80mila abitazioni, quando esistono operatori come FiberCop, Fastweb e Retelit che potrebbero avere infrastrutture in fibra ottica nel raggio di alcuni chilometri dalle future centrali. Questa esclusione a priori delle soluzioni terrestri solleva sospetti su possibili motivazioni politiche dietro la forzatura verso la neutralità tecnologica.
Il confronto con altri progetti Infratel già in corso appare emblematico: mentre si procede con bandi per collegare in fibra ottica centinaia di Punti di Accesso Nazionale delle aree bianche, alcuni dei quali "letteralmente in mezzo al nulla", per il Piano Italia a 1 Giga si sceglie deliberatamente di escludere il rilegamento terrestre in favore del satellite. Questa apparente contraddizione alimenta i dubbi sulla coerenza strategica complessiva dell'intervento governativo.