Un'emergenza che costa milioni alle casse pubbliche
Secondo la documentazione legale, le conseguenze dell'uso compulsivo dei social media stanno costringendo le istituzioni cittadine a riorientare risorse significative per affrontare quella che viene definita una "crisi della salute mentale giovanile". Gli ospedali pubblici registrano un aumento dei ricoveri legati a disturbi psicologici tra gli adolescenti, mentre le scuole devono investire sempre più personale e fondi per gestire situazioni di emergenza emotiva tra gli studenti. Il personale docente e sanitario, secondo la causa, sta sviluppando "traumi secondari e burnout" a causa della necessità di rispondere continuamente a giovani in stato di crisi psicologica.
Le cifre parlano chiaro: la città si trova a dover destinare milioni di dollari in finanziamenti, dipendenti e tempo per contrastare gli effetti di quello che considera un fenomeno artificialmente creato dalle aziende tecnologiche. Il sistema scolastico, in particolare, lamenta interferenze significative nell'uso degli spazi pubblici educativi, con conseguenze sulla sicurezza e il benessere di migliaia di studenti.
Il fenomeno mortale del "subway surfing"
Un esempio concreto citato nella causa riguarda l'esplosione virale del cosiddetto "subway surfing", una pratica pericolosa che consiste nel viaggiare aggrappati all'esterno dei vagoni della metropolitana. Le indagini della polizia di New York hanno stabilito che la motivazione principale di chi pratica questo "sport estremo" è imitare i video visti sui social media e raccogliere "mi piace" pubblicando le proprie imprese. Il risultato è stato tragico: diversi adolescenti hanno perso la vita tentando queste acrobazie, mentre più di cento sono stati arrestati.
Questo fenomeno illustra perfettamente, secondo i querelanti, come le piattaforme social abbiano creato meccanismi di ricompensa che spingono i giovani verso comportamenti sempre più rischiosi pur di ottenere attenzione online. La progettazione intenzionalmente additiva di questi servizi, sostiene la causa, trasforma normali adolescenti in cercatori compulsivi di approvazione digitale.
La difesa delle big tech: "Non siamo social network"
Le reazioni delle aziende coinvolte sono state immediate e prevedibilmente difensive. Google, attraverso il portavoce José Castañeda, ha respinto le accuse definendole "semplicemente false" e sostenendo che fraintendono completamente la natura di YouTube. La difesa dell'azienda di Mountain View si concentra su una distinzione tecnica: YouTube sarebbe un servizio di streaming dove le persone guardano sport, podcast e contenuti creativi principalmente su schermi televisivi, non una rete sociale dove ci si incontra virtualmente con gli amici.
Castañeda ha anche sottolineato l'esistenza di strumenti dedicati come le "Esperienze Supervisionate" per i giovani utenti, sviluppate con l'aiuto di esperti di sicurezza infantile per dare maggiore controllo alle famiglie. Meta, Snap e TikTok non hanno ancora risposto alle richieste di commento, mantenendo per il momento un silenzio strategico mentre i loro team legali probabilmente preparano strategie difensive simili.
La causa di New York City si inserisce in un contesto più ampio di crescente pressione regolatoria e legale contro le piattaforme digitali, che negli ultimi anni hanno dovuto affrontare critiche sempre più severe riguardo alla loro responsabilità nella protezione dei minori e nella prevenzione di comportamenti autolesionisti tra gli adolescenti.