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Xiaomi e lo strano caso del calo di vendite

Nell'anno solare 2016, Xiaomi ha subito una flessione del 30% nelle vendite di smartphone. Ma questo non è necessariamente un dato negativo.

Xiaomi ha vissuto un calo di vendite di smartphone del 30% nell'anno solare 2016. Basterebbe questo dato per ritenere l'azienda cinese in un momento di profonda crisi economica. Occorre invece operare un'attenta analisi, nella logica di poter comprendere la strategia di crescita messa in piedi, oltre che le fisiologiche oscillazioni di una realtà che, di fatto, opera sul mercato solo dal 2011.

La parola chiave è "diversificazione". Xiaomi è salita alla ribalta con il Mi1, smartphone low-cost commercializzato nel 2011, ad un anno esatto dalla fondazione dell'azienda stessa. Il travolgente successo di questo dispositivo (si parla di 4 milioni di unità in Cina), ha innescato un'iperbole ascendente che ha toccato il suo punto di massimo splendore nel 2015.

Immagine Corpo 2 Xiaomi

Ad appena 5 anni dalla fondazione (e 4 dall'effettivo ingresso sul mercato), Xiaomi ha chiuso l'anno solare 2015 con 80 milioni di smartphone venduti, issandosi al quarto posto nella classifica mondiale dei produttori di telefonia, alle spalle solo di Samsung, Apple e Huawei.

Questo è stato possibile grazie a due fattori fondamentali: un'enorme community, grazie alla sempre più apprezzata MIUI; una politica prezzi aggressiva, senza rinunciare a componentistiche hardware di primo livello per gli smartphone. Esiste però un terzo fattore estemporaneo, slegato da qualsiasi logica economica, e prende il nome di Lei Jun.

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Il CEO e fondatore dell'azienda cinese viene spesso equiparato a Steve Jobs. Può sembrare un volo pindarico, in realtà il suo carisma e l'unicità del modello di business sono universalmente riconosciuti. Jun è riuscito a creare empatia tra il popolo cinese e Xiaomi, un aspetto che non viene preso in considerazione nelle analisi economiche, ma che spesso permette exploit imprevedibili.

L'iperbole ascendente, raggiunta quella che in gergo viene chiamata soglia "disruptive" (ovvero, semplificando, il livello massimo possibile in base agli investimenti effettuati ed alla situazione di mercato), si è arrestata. Xiaomi ha venduto, nell'anno solare 2016, 54 milioni di smartphone, esattamente 26 milioni di unità in meno rispetto al 2015, scendendo al quinto posto nella classifica mondiale dei produttori di telefonia. È a questo punto che si è innescata la diversificazione.

Immagine corpo 1 Xiaomi Mi 1

Lei Jun ha saputo leggere alcuni segnali inequivocabili che, a fine 2015, preannunciavano un'inevitabile contrazione dell'intero mercato smartphone. Xiaomi ha dunque deciso di diversificare la propria offerta, commercializzando nel 2016 una serie infinita di dispositivi "connessi", in grado di dialogare con gli smartphone, creando un vero e proprio ecosistema.

Dai box-tv multimediali alle vere e proprie smart TV, passando per biciclette, deumidificatori, router, persino un dispositivo per cuocere il riso controllabile tramite smartphone, senza dimenticare l'ingresso nel settore PC con il Mi Notebook Air

A fronte di un calo di vendite di smartphone, Xiaomi ha visto raddoppiare gli utili provenienti dai dispositivi smart, che hanno toccato quota 1,5 miliardi di dollari. No, non è un errore, 1,5 miliardi di dollari di utili solo da questi prodotti nel 2016. 

Immagine Corpo 3 Xiaomi Air Purifier

È "Internet of Things" il trend che dominerà l'elettronica di consumo in ottica futura. Le aziende che sapranno muoversi in anticipo, potranno mettere le mani su un giro d'affari che, nel 2018, varrà oltre 100 miliardi di dollari

Un calo nelle vendite del proprio core business non è necessariamente un aspetto negativo, a patto di avere bene in mente la strada da intraprendere. Esattamente come Xiaomi.

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