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Activision Blizzard solo l’inizio, nuove discriminazioni in un noto studio

Un sondaggio condotto da un gruppo di sindacati svedesi avrebbe svelato pratiche scorrette negli studi di Paradox Interactive, tra discriminazioni e “cultura del silenzio“, proprio nel periodo attuale che vede un terremoto legale che continua a scatenare le sue scosse di assestamento contro studi noti come Activision Blizzard e Riot Games.

Paradox Interactive è conosciuta per essere un’eccellenza degli RTS; tramite i suoi lavori ha rivoluzionato negli anni il genere dei giochi di strategia per PC come Europa Universalis, StellarisCities Skylines e Crusader Kings, e pian piano sta allargando le sue strategie di produzione e distribuzione anche con altri franchise come Vampires. Eppure, non tutto sembra rosa e fiori anche negli studi di Paradox: sebbene non ci troviamo di fronte a questioni legali come accaduto con Activision Blizzard, il report portato avanti dai gruppi sindacali svedesi getta ombre molto oscure sullo studio di Paradox.

Bullismo e discriminazione di genere emergono da un sondaggio condotto su circa 130 sviluppatori di Paradox nel mese di agosto, su iniziativa dei due gruppi sindacali Unionen e Sveriges Ingenjörer: secondo i dati il 44% dei dipendenti intervistati hanno vissuto trattamenti discriminatori sul posto di lavoro. Contando che Paradox Interactive dia lavoro a circa 400 persone, sono numeri piuttosto alti quelli emersi dai sondaggi. Da questi numeri emerge anche che le donne, in netta inferiorità numerica (costituiscono solo il 26% del campione), abbiano per la maggior parte subito trattamenti discriminatori.

Dal report si leggono le seguenti parole: “il trattamento offensivo è un problema sistematico e fin troppo comune da Paradox.” Nei documenti si parla anche di omertà e di “cultura del silenzio“, dove non vengono mai presi provvedimenti adeguati nonostante si conoscano i problemi. In risposta ai dati ricevuti, Paradox ha già avviato un sondaggio interno tra il personale. Secondo una mail aziendale, lo studio sarebbe ora in cerca di una società esterna e neutrale per condurre una revisione approfondita del processo di indagine. Se non altro, la risposta di Paradox a queste problematiche sembra essere stata più tempestiva, collaborativa e accorta di quanto dimostrato da Activision Blizzard.

Ricordiamo anche che negli scorsi giorni la CEO Ebba Ljungerud aveva lasciato l’azienda per “divergenze strategiche; che c’entrino proprio questi report sulla cultura discriminatoria e omertosa portata a galla dai sindacati svedesi? Report del genere sono la dimostrazione che ineguaglianza e discriminazioni non sono casualità che possono accadere a pochi ambienti randomici: questo fenomeno, purtroppo, sembra molto diffuso nell’industria dei videogiochi, che gli studi indiziati siano piccoli, grandi, blasonati o sconosciuti. Attendiamo di capire se in questo caso Paradox rilascerà dichiarazioni o se ci saranno ripercussioni legali come sta accadendo con Activision Blizzard.

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